Olimpiadi Invernali 2018: gli sport coreani che non conoscete

La Corea del Sud ha ospitato l'ultima edizione delle Olimpiadi Invernali 2018, ma pochi sanno che nel paese con capitale Seoul esistono discipline sportive poco note. Andiamo alla scoperta delle cinque specialità che tutti ignorano e che invece meritano attenzione

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    Olimpiadi Invernali 2018: gli sport coreani che non conoscete

    Le Olimpiadi 2018 in Corea del Sud sono terminate e il ricordo delle sfide entusiasmanti sulla neve è ancora fresco e vivido, ma quali sono gli sport coreani che non si conoscono? Quale discipline sono assai praticate a Seoul e dintorni, ma da noi sono oscure? Come ogni nazione che si rispetti, anche quella della penisola asiatica riserva non poche sorprese e, dalle arti marziali alle specialità più zen, c’è davvero un mondo da scoprire in questo viaggio che miscela sapientemente il benessere del corpo con quello della mente, come da tradizione orientale.

    Grazie al contributo preziosissimo di Seongeun Kang che mi ha aiutato nella selezione delle discipline, abbiamo ordinto questi sport in ordine di vicinanza al nostro pensiero dunque da quelli più consueti a quelli più insoliti e originali, quasi un po’ stravaganti. Inoltre, sono stati allegati anche video che mostrano da vicino queste pratiche per avere un’idea più dinamica e comprensibile. C’è anche una parola per definire gli sport tradizionali coreani ed è 전통놀이 ossia jeontongnori. Ci sono sport che sono più che altro giochi da fare con amici e nel tempo libero e altri che sono ben più complessi e articolati, ci concentreremo su questi ultimi.

    Jokgu

    Lo sport coreano del Jokgu si può definire come l’anello di congiunzione tra il calcio e il volley ed esprime come anche queste discipline autoctone vengano praticate sia come passatempo conviviale ad esempio durante le festività o le pause del lavoro sia a livello competitivo nonché professionale. Le due squadre possono usare tutto fuorché le mani e massimo tre contatti prima di spedire la palla agli avversari. Nato nel 1960 in ambienti militari, è tuttora assai popolare tra soldati.

    Ssireum

    Uno dei più popolari sport coreani qui sconosciuti in Occidente, ma assai amati in patria si chiama Ssireum ed è una lotta corpo a corpo per atleti piuttosto robusti e massicci, che richiede tecnica e forza. Nato per la difesa personale, si è poi trasformato in sport. A prima vista può essere associato con il sumo giapponese (piccolo consiglio: mai dire a un coreano, così come molti altri asiatici, che qualcosa di caratteristico della propria nazione ricorda qualsiasi cosa di giapponese, per frizioni storiche) dunque con due contendenti che si affrontano faccia a faccia all’interno di un anello di sabbia. Vince chi fa cadere l’altro al suolo. Ci sono campionati nazionali molto seguiti.

    Taekkyon

    Tutti conoscono il Taekwondo, ma pochi sono a conoscenza di un’altra arte marziale coreana molto popolare in patria come il Taekkyon, che è anche patrimonio Unesco. A differenza della più nota alternativa entrata nelle Olimpiadi (anche se in forma meno pericolosa e con meno mosse e abilità), questa specialità è caratterizzata da movimenti più fluidi e dinamici invece che quelli secchi e netti del Taekwondo. Lo scopo è quello di utilizzare mani e piedi per sbilanciare e atterrare l’avversario e si usa la forza dell’opponente come propulsione. Viene praticata in gare di combattimento, come difesa personale e anche per il rilassamento, meditazione e la concentrazione dal singolo.

    Tiro con l’arco tradizionale coreano

    Abilissimi con l’arco “occidentale” come dimostrato dalle numerose medaglie olimpiche, i coreani hanno anche una loro specialità sensibilmente differente sia per l’attrezzo utilizzato sia per le regole (più distanza e, in generale, più difficoltà) riguardanti il bersaglio. Sin dall’antichità gli arceri coreani si sono distinti per perizia e precisione e nello sport nazionale, con un arco di materiale e forma diversa da quello standard, riescono davvero a realizzare tiri fenomenali.

    Jegichagi

    Sport di abilità e di grande tecnica, Jegichagi è una sorta di sfida a chi riesce a fare più palleggi solo che la palla non è come quella da calcio ma è formata da una sorta di contrappeso fornito da una o più monete e da carta fatta in casa e a mano, abilmente decorata, che avvolge il metallo e crea una parte a volano che resiste all’aria e rende più particolare il volo. Il nome è formato da Jegi che è la “palla” e Chaghi che significa calcio. Questa disciplina è tipicamente invernale, ma viene praticata tutto l’anno dagli studenti agli adulti, con competizioni amatoriali ma anche più competitive. Naturalmente, chi fa più palleggi vince.