TFR in busta paga 2018, come richiederlo e a chi conviene

Fino alla fine di giugno 2018, in via sperimentale si può richiedere l'anticipo del TFR in busta paga. Esistono, però, delle precise condizioni per fare richiesta del TFR in busta paga, così come è da valutare la convenienza per il lavoratore dipendente di usufruirne, in considerazione della tassazione e di altri limiti.

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    TFR in busta paga 2018, come richiederlo e a chi conviene

    TFR in busta paga? La possibilità di richiederlo è valida fino a giugno 2018. Ma di cosa si tratta? Il TFR, ovvero Trattamento di Fine Rapporto, è una cifra che viene accantonata ogni mese dal datore di lavoro ed erogata al lavoratore dipendente solo quando il rapporto di lavoro termina. In pratica è un retribuzione differita riservata al lavoratore subordinato (sono esclusi altri tipi di contratti) e incrementata ogni anno. Chi ne ha diritto può scegliere di mantenerlo in azienda (come liquidazione), versarlo in un fondo pensione, oppure – in via sperimentale dal 2015 – ottenere il TFR in busta paga ogni mese. Vediamo come richiederlo ed a chi conviene.

    Come funziona il TFR

    Prima di decidere cosa fare del TFR, occorre sapere come si calcola e come funziona il TFR in busta paga. Alla sua formazione contribuiscono diversi elementi: lo stipendio base, i compensi e le indennità previste per le prestazioni di lavoro dipendente. In linea generale, però, il TFR è determinato da un importo pari alla retribuzione lorda dovuta per ogni anno di lavoro, divisa per 13,5.

    Se la prestazione del lavoratore ha una durata inferiore all’anno, l’importo va riproporzionato, calcolando come mese intero ogni frazione superiore a 15 giorni. Inoltre, il TFR viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno con l’applicazione di una percentuale dell’1,5 % in misura fissa, e con il 75 % dell’aumento dell’indice dei prezzi, come indicato dall’ISTAT.

    Come richiedere il TFR in busta paga

    La Legge di stabilità del 2015 dà la possibilità in via sperimentale ai lavoratori dipendenti del settore privato di richiedere la quota di trattamento di fine rapporto maturata mensilmente in busta paga, insieme allo stipendio. La scelta spetta ovviamente al lavoratore, ma una volta effettuata, la richiesta non può essere revocata fino al 30 giugno 2018. Per chiedere il TFR in busta paga, il lavoratore deve presentare al datore di lavoro il modulo QU.I.R. (Quota maturanda del trattamento di fine rapporto come integrazione della retribuzione).

    Sono esclusi dalla possibilità di richiedere il TFR in busta paga: i lavoratori agricoli, domestici, di aziende sottoposte a procedure concorsuali (es. fallimento) e quelli che prestino servizio presso unità produttive in cassa integrazione straordinaria o in deroga e chi è assunto da meno di sei mesi.

    A chi conviene il TFR in busta paga?

    Il TFR in busta paga conviene? Evidentemente, la valutazione è di carattere personale: bisogna decidere se avere uno stipendio più alto ogni mese oppure un piccolo gruzzolo da conservare fino alla fine del lavoro. Bisogna però considerare che la tassazione del TFR in busta paga viene subisce l’ordinaria aliquota IRPEF, che è più pesante rispetto a quella per il TFR ordinario, su cui si applica invece la media delle aliquote degli ultimi 5 anni di lavoro.

    Inoltre, lo stipendio aumentato potrebbe incidere sulle agevolazioni legate all’ISEE e sulle detrazioni cui si ha diritto. Infine, richiedendo l’anticipo del TFR in busta paga si rinuncia alla rivalutazione cui viene sottoposto quando viene lasciato in azienda.

    Dove si vede il TFR in busta paga

    Non tutti i modelli di busta paga riportano in evidenza il TRF accantonato. In linea generale, è possibile trovare le diciture “TFR anno corr.” e/o “TFR anno pass.” o altre voci simili nella parte bassa della propria busta paga, ma può capitare che taluni moduli non riportino nessuna dicitura, né in riferimento al TRF accumulato e lasciato in azienda.

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    Se, invece, si è chiesto il TFR in busta paga, questo dovrà comparire nella tabella relativa alle voci di credito del lavoratore assieme alle altre della normale retribuzione.

    Il calcolo del TFR in busta paga

    Il calcolo del TFR in busta paga avviene nel medesimo modo rispetto a quello del TFR accantonato se lasciato in azienda e riscosso, poi, al licenziamento o pensionamento del lavoratore dipendente. Attenzione, però: il TFR in busta paga viene versato entro il limite del 70% del TFR lordo maturato, poiché il 30% per legge deve restare in azienda: per tale motivo si dovrebbe più esattamente parlare di anticipo di TFR in busta paga.

    Inoltre, sempre nell’ottica della convenienza, è bene considerare che la liquidazione del TFR in busta paga subisce una tassazione IRPEF ordinaria, più onerosa rispetto a quella prevista per il TFR “ordinario”.