Omicidio Rosa Gigante, ipotesi sull’omicidio della madre del tiktoker

Cominciano a farsi credibili alcune ipotesi sulla morte di Rosa Gigante, la madre 73enne di Donato Di Caprio popolarissimo tiktoker di Napoli

La coda è quella di sempre, non meno di un’ora. E si allunga fino a dietro l’angolo del suo nuovo negozio Con Mollica o senza dove Donato Di Caprio continua a preparare i panini che lo hanno reso famoso su TikTok.

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Indagini ancora in corso sull’omicidio di Pianura – Credits ANSA (QNM)

Ma la gente, rispettosamente, porge le condoglianze e lascia un sorriso ringraziando. C’è meno senso di festa, quasi di sagra nell’avvicinarsi a un locale che sta avendo un successo senza precedenti.

Omicidio di Rosa Gigante, la confessione

Tutti sanno quello che è accaduto, e dunque della morte della madre di Donato, Rosa Gigante, assassinata nella sua abitazione di Pianura, alla periferia nord occidentale di Napoli un paio di giorni fa in circostanze drammatiche.

Accusata dell’omicidio è una sua vicina di casa, Stefania Russolillo, il PM che subito dopo il fermo ha convalidato l’arresto, l’ha già ascoltata. La donna, contrariamente a quanto anticipato da molti, prima ha confessato senza avvalersi della facoltà di non rispondere.

Poi però ha ritrattato rispondendo più volte ‘non ricordo’ quando le è stato chiesto che cosa sia successo poco dopo mezzogiorno di domenica, quando è avvenuta l’aggressione. Per lei ha parlato il suo avvocato: “Sui media abbiamo visto un linciaggio morale in una vicenda molto triste a danno di una donna che soffre di disturbi mentali conclamati. Ci sono delle indagini, le rispettiamo in attesa che venga fatta piena chiarezza”.

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Donato De Caprio, diventato una celebrità su TikTok, grazie ai suoi panini – Credits ANSA (QNM)

La ricostruzione, indagini su possibili complici

Stando ai primi rilievi Rosa Gigante sarebbe stata colpita alla testa con un pesante corpo contundente che ancora non si trova. Il legale dei Di Caprio, parla invece di strangolamento: voce suffragata dal rinvenimento sul posto di un tubicino di gomma. Ma si indaga anche su quanto avvenuto dopo, e dunque sul tentativo di nascondere il cadavere dandogli fuoco.

L’impressione generale, suffragata da alcune testimonianze è che la donna non avrebbe agito da sola. Difficile invece capire il movente. Forse una banale lite per questioni di vicinato.

La Russolillo, 47 anni, trasferita nella sezione femminile del carcere di Pozzuoli, al momento è l’unica indagata per questo omicidio. Alcuni suoi vicini hanno testimoniato di ripetuti furti nel condominio dei quali proprio la donna ora in carcere sembrava essere responsabile. Ma molti hanno parlato anche di altre persone nella sua abitazione, sia il giorno prima che la mattina stessa dell’omicidio. E su questo gli inquirenti stanno cercando di fare luce, attendendo magari la collaborazione dell’indagata.