Tenebre sotto gli occhi dell’assassino, Roberto Lasagna in Esclusiva ci racconta il libro

Roberto Lasagna ha scritto insieme ad Antonio Tentori per Shatter il libro “Tenebre sotto gli occhi dell’assassino”. A quarant’anni dall’uscita del film di Dario Argento il saggio lo racconta in maniera dettagliata.

Abbiamo raggiunto in esclusiva proprio Roberto Lasagna che ci ha raccontato il libro con dovizia di particolari. Ora però lasciamo la parola a lui.

Roberto Lasagna in primo piano
Roberto Lasagna in esclusiva su Tenebre (Qnm.it)

Cosa ti ha portato a scrivere un libro su Tenebre?
Io e Antonio Tentori ci siamo accorti che Tenebre, pur essendo un titolo molto amato dagli estimatori del regista, è rimasto a lungo un film relativamente sottostimato. Invece si tratta di una vetta argentiana, e agli spettatori di quarant’anni fa questo aspetto parve molto evidente. Difficilmente un thriller poteva vantare la stessa bellezza formale, analoga intensità ed essere anche garanzia di coinvolgimento. Argento aveva grande appeal sul pubblico e Tenebre rappresentò l’apoteosi della paura, quando un thriller poteva gareggiare con i grandi titoli americani e le commedie di cassetta. La modernità del film è peraltro un aspetto significativo all’interno della stessa filmografia argentiana; in molti si aspettavano all’epoca la terza parte della cosiddetta “trilogia delle madri” (dopo Suspiria e Inferno), Argento invece spiazzò, tornando al thriller, per un lavoro da brividi (anche tecnicamente) che è una riflessione sulla scrittura calata in atmosfere artistiche e futuribili. Estetica e grande tensione, per un regista in grado di plasmare con timbri smaglianti la sua visione.

Come è strutturato il saggio?
Il saggio è strutturato in due parti principali, l’una inquadra e analizza il film, l’altra raccoglie le testimonianze di molti protagonisti. L’idea era di scrivere un racconto immersivo e dettagliato, animato dalle voci dei collaboratori, ma anche di proporre una ricognizione degli aspetti singolari di Tenebre. Il libro infatti cerca proprio di spiegare e approfondire cosa rende questo thriller unico. Fotografia, estetica, musica, inquadrature, set, personaggi, frasi, sono scandagliati con l’intento di restituire la complessità e lo smalto espressivo di un racconto a suon di musica che secondo noi conserva la sua originalità e permette di immergersi in un’epoca di inquietudini dove l’erotismo e la violenza sono aspetti a tutto campo ed espressione di quella radicalità della visione che ha fatto di Argento uno dei cineasti italiani più amati (ad esempio anche da Quentin Tarantino). Perché da Argento, specie nella fase aurea della sua carriera, era lecito attendersi sempre qualcosa di nuovo e di intenso.

L’hai scritto insieme ad Antonio Tentori, come funziona quando si scrive un libro a quattro mani?
Scrivere un libro a quattro mani comporta qualche rischio di disomogeneità ma devo dire che l’intesa tra me e Antonio Tentori è stata talmente armonica e spontanea da permettere al libro di maturare, per così dire, con naturalezza, di svilupparsi un po’ alla volta. All’inizio pensavamo di raccontare il film con le nostre analisi, e di arricchirlo con qualche contributo. Poi è maturata la forma “investigativa” che il libro ha assunto nella sua forma definitiva: siamo andati alla ricerca di molti contributi, attraverso interviste per esempio a Luciano Tovoli, a Mirella D’Angelo e Mirella Banti, a Carola Stagnaro. In tanti hanno contribuito, da Lara Wendel a Lamberto Bava a Michele Soavi a Eva Robin’s, accomunati dal ricordo dell’entusiasmo che accompagnò la realizzazione del film. Il libro presenta anche l’ultima intervista rilasciata da quel bravo e singolare attore che fu John Steiner. Io e Antonio siamo molto grati agli autori, compresi i saggisti, i registi, gli scrittori, che hanno voluto lasciare la loro testimonianza. Poi io e Antonio ci conosciamo da tempo, e finalmente abbiamo colto l’occasione, per i 40 anni di Tenebre, di coronare il desiderio di scrivere un libro insieme. Davvero una bella avventura. Abbiamo l’ardire di credere che la saggistica cinematografica possa avere bisogno di libri come il nostro, che nascono dalla passione ma anche dalla volontà di fare chiarezza attingendo dalle fonti più attendibili come possono esserlo i collaboratori che hanno contribuito alla realizzazione di Tenebre.

Cosa ha reso mitico questo film di Dario Argento?
Si tratta di un film a lungo imitato e omaggiato. Brian De Palma, ad esempio, lo cita in due tra le sue pellicole più visionarie, Doppia personalità e Femme fatale, che sono anche due film sui labirinti della mente e le manifestazioni dell’erotismo, aspetti connaturati a Tenebre. Il film è rimasto nella memoria per la capacità di spaventare e portare la paura alla luce del giorno, ricordandoci che chiunque può essere l’assassino e di come possa essere vano il tentare di nascondersi. La dimensione onirica che si intreccia ai tour de force della macchina da presa restituisce tutta la luminosa originalità di un racconto imprevedibile. Alcune sequenze sono oggettivamente ancora oggi esempi di cinema moderno e il film porta alla sublimazione il thriller italiano, rimanendo anche una summa di quello argentiano. Lo si ricorda anche perché è una vetta. Dopo Tenebre, il sistema cinema sarebbe cambiato. E quella intensità, quella che possiamo definire “autenticità”, era frutto di una mente creativa, propria di un regista che voleva lasciare un’opera moderna e intransigente. Non a caso Dario Argento ebbe non pochi problemi con la censura. Di questo, e di molti altri aspetti, parliamo nel nostro libro, che speriamo possa essere utile anche come guida al cinema argentiano attraverso uno dei suoi film cardine.

A che altri lavori ti stai approcciando?
Ho in cantiere diversi saggi. Per cominciare, a marzo uscirà “Corea Shock. Il nuovo cinema horror della Corea del Sud” per l’editore Profondo Rosso.