Il racconto drammatico dell’esperto: “Ecco come i talebani trattano le donne”

Claudio Bertolotti,  ricercatore associato Ispi in esclusiva a Qnm.it: “Scuola, lavoro, subordinazione e punizioni. Ecco quello che succede alle donne”

Da settimane la situazione in Afghanistan è peggiorata in modo eloquente: da novembre ad oggi la Guida Suprema ha ordinato  alla magistratura di applicare le punizioni “Hudood” (crimini contro Dio) e “Qisas” (punizione in natura) in tutto il Paese. Sono tornate le esecuzioni pubbliche e le fustigazioni in piazza. “E ad avere la peggio sono sempre le donne – dichiara Claudio Bertolotti, ricercatore Ispi ed esperto sull’Afghanistan -. Basta pensare a quello che succede quando qualcuno viene sorpreso in adulterio. Gli uomini subiscono fustigazioni pubbliche, frustate; le donne, il più delle volte, vengono uccise”.

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Viaggio nell’inferno dell’Afghanistan. Ecco come vivono le donne – Qnm.it –

L’ Afghanistan è tornata ad essere un incubo per tutte le donne?
“Purtroppo si e non dobbiamo stupirci di questa cosa. I talebani non hanno cambiato la loro natura, hanno solo cambiato la loro strategia comunicativa. Avendo visto scarsi risultati in termini di riconoscimento da parte della platea internazionale, sono tornati ai loro principi storici. Che li hanno fatto conoscere a tutto il mondo”.

Quali sono questi principi?
“L’attuazione di una società in cui la donna non ha un ruolo, se non quello di essere subordinata ad un uomo. Chiunque esso sia: dal padre al marito, o al fratello”.

Dal punto di vista lavorativo?
“Le donne sono state immediatamente licenziate dagli uffici pubblici. O meglio, non sono state più ammesse in ufficio: per loro non è stato più possibile avvicinarsi ai ministeri, alle forze di polizia, alle forze armate e anche all’insegnamento. In primis all’università”.

Non esistono più maestre?
“Esistono, ma limitatamente alla scuola elementare: le donne possono insegnare ai bambini e alle bambine fino alla scuola elementare. Ma non possono andare oltre. E anche le stesse bambine, una volta terminate le elementari, non possono più accedere al sistema scolastico”.

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Le condizioni in cui versano le donne in Afghanistan (Ansa) – Qnm.it –

E cosa possono fare?
“Sono destinate al ruolo di donna, riconosciuto dai talebani. Devono prepararsi a diventare brave donne di casa, seguendo l’educazione familiare che deve fare di lei una buona madre per i figli dell’uomo che andrà a sposare”.

Quali lavori possono fare quindi le donne?
“Va fatto un distinguo tra le aree periferiche rurali e quelli centrali. Nel primo caso il ruolo della donna non è praticamente mai cambiato, fatta eccezione per qualche isola felice nell’Ovest del Paese. Nelle aree urbane la sostanza è leggermente diversa. Non che possano fare molto: si occupano prevalentemente di vendita al dettaglio: mercati, bancarelle”.

Il lavoro e le regole per le donne

Sono libere quindi di poter lavorare?
Ad una condizione. Per  raggiungere il posto di lavoro, devono necessariamente essere accompagnate da un uomo della famiglia: il padre, un fratello, uno zio. Questo rende praticamente impossibile il loro impiego. Per far lavorare una donna, c’è bisogno di un uomo che si dedichi quasi esclusivamente a lei. E non è fattibile”.

Le punizioni per adulteri riguardano tutti?
“Si. Ma c’è una differenza: gli uomini vengono puniti con la fustigazione; le donne, soprattutto nelle aree a sud del Paese, ma purtroppo anche in molti centri urbani, tra cui Kabul, vengono uccise. E questo è il messaggio che i talebani usano per far capire il modello di legge applicato e far comprendere le conseguenze”.

Queste esecuzioni sono pubbliche?
“Si, ma le immagini non vengono diffuse. I talebani non le comunicano ufficialmente e impediscono la pubblicazione dei video attraverso i cellulari. Ma hanno interesse che la stampa internazionale diffonda quello che accade. Per dare un segnale a tutti sul loro modo di far rispettare le leggi”.