Sciopero calciatori 11 e 12 dicembre 2010: tutte le motivazioni

Sciopero calciatori 11 e 12 dicembre 2010: tutte le motivazioni
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    Sciopero calciatori 11 e 12 dicembre 2010: tutte le motivazioni

    Sono passati molti anni dall’unico precedente ma adesso è ormai quasi sicuro: l’11 e il 12 dicembre 2010 i calciatori sciopereranno. Due i punti su cui non si è trovato l’accordo. Andiamo a capire come si è arrivati a questa decisione.

    Esattamente cinquemilatrecentottantatre giorni dopo l’unico precedente dopo l’entrata in vigore della Legge Bosman, nel marzo 1996, i calciatori non giocheranno nei giorni 11-12 dicembre 2010.

    Dopo mesi di dibattito la trattativa si è definitvamente arenata. Dal 25-25 settembre, giorni in cui era stato indetto lo sciopero sono passati più di due mesi. Ma finora non si è ancora trovato un accordo totale. Otto sono i punti del contratto che Figc, Lega e Aic avrebbero dovuto discutere.

    Sui primi sei si era trovato un accordo. Eccoli.

    -Numero 1: flessibilità del contratto con eventuale riduzione di ingaggio in caso di retrocessione
    -2 e 3: attività extracalcistica e comportamento fuori dal luogo di lavoro dovranno avere un regolamento discusso insieme
    -4: cure mediche che i calciatori potranno effettuare dove vorranno ma sempre sotto la supervisione della società d’appartenenza
    -5 e 6: provvedimenti disciplinari da quantificare e conseguenti collegi arbitrali – in caso di controversie – da ridefinire.

    Ma eccoci poi arrivati ai 2 punti che hanno portato allo sciopero: il 7 el’8. Con il punto 7 secondo quanto proposto dalla Lega, un allenatore può dividere la squadra in più gruppi distinti di allenamento: per l’Aic i calciatori devono invece essere sempre preparati tutti insieme, senza alcuna discriminazione. Si tratta in parole semplici dei “fuori rosa”e del relativo problema del mobbing ( casi Pandev e Ledesma tra tutti). Ovviamente qui i calciatori vogliono avere garanzie di potersi allenare con parametri tutti uguali.

    Problemi anche per il punto numero 8, quello relativo ai trasferimenti, per cui i giocatori non potrebbero sottrarsi a parità di condizioni, a un trasferimento.

    Dunque 2 punti su 8 sono all’origine dello sciopero: presunto mobbing e trasferimenti. Quest’ultimo in particolare che li renderebbe costretti ad accettare una destinazione anche non gradita se l’offerta è stata fatta a parità di condizioni esistenti, pone dei dubbi.

    Sulla questione è intervenuto anche Cristiano Lucarelli, calciatore molto “caldo” e vicino sempre alle questioni che mistano tra diritti e politica. “In Italia non difettano certo demagogia e moralismo: visto quel che si è detto dello sciopero dei calciatori, mi viene da pensare che a questo Paese manchino i professori universitari, ma non quelli di demagogia. Noi lottiamo per i nostri diritti, non per i soldi: chi è intellettualmente onesto lo sa già, diciamo no ai trasferimenti coatti e ai fuori rosa. I punti dell’accordo che riguardano le retribuzioni erano già stati accettati dal sindacato. Il quale, ricordo a tutti, rappresenta 2.800 giocatori, non solo i cento campioni plurimilionari”.

    Siete d’accordo con Lucarelli e con i calciatori che vogliono difendere i propri diritti o trovate ingiustificato un loro stop data la vita che molti di loro fanno?

    Foto da AP/Lapresse

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