Calciopoli bis: Inter salva grazie alla prescrizione

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    Calciopoli bis: Inter salva grazie alla prescrizione

    La relazione del procuratore federale Stefano Palazzi era attesa da tempo ma non si pensava in un attacco così duro all’Inter: solo la prescrizione salva infatti la società nerazzurra dall’illecito sportivo in violazione degli articoli 1 e 6 del codice sportivo.

    72 le pagine con cui Palazzi motiva l’assoluzione per prescrizione di tutti gli imputati: l’archiviazione arriva dunque solo perchè è decorso il termine per procedere per via giudiziaria. Ma le accuse sono comunque pesanti: per il procuratore Giacinto Facchetti violò gli articoli 1 e 6 del codice sportivo e, in particolare, cercò di ottenere “un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale F.c., mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale”.

    Ma non solo l’Inter è finita nell’occhio di Palazzi: andiamo per ordine analizzando punto per punto la relazione. Senza dimenticare che il 18 Luglio 2011 la patata bollente passerà al Consiglio Federale dovrà scegliere se revocare o meno il contestato scudetto del 2006.

    - LE MOTIVAZIONI DI PALAZZI:

    - Su Facchetti:

    L’attacco più duro arriva nei confronti dell’ex Presidente Facchetti, reo di condizionare con i suoi comportamenti anche i risultati dell’Inter. “Questo Ufficio ritiene che le condotte in parola siano tali da integrare la violazione, oltre che dei principi di cui all’art. 1, comma 1, CGS (codice di giustizia sportiva, ndr), anche dell’oggetto protetto dalla norma di cui all’art. 6, in quanto certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale F.c., mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale. Oltre alla responsabilità dei singoli tesserati, ne conseguirebbe, sempre ove non operasse il maturato termine prescrizionale, anche la responsabilità diretta e presunta della società”.

    - Su Moratti:

    “Alla luce dei principi posti dalla decisione della CAF va rilevato che anche la condotta dell’attuale Presidente dell’Inter appare presentare profili di rilievo disciplinare, anche se di gravità decisamente inferiore rispetto a quella sopra esaminata dell’allora Presidente Facchetti. Infatti, va rilevato che le conversazioni in esame attengono a temi introdotti principalmente dal Bergamo e, in relazione ai quali Moratti ha fornito giustificazioni idonee a sminuirne la rilevanza. In particolare, ha dichiarato di avere ritenuto le frasi pronunciate dal designatore come tentativi di accreditamento ma, nonostante la ragionevolezza di tale spiegazione, rimane il contrasto obiettivo fra il contenuto delle telefonate in parola e i principi di terzietà , autonomia ed indipendenza del settore arbitrale, cui anche i dirigenti delle società devono, ovviamente, concorrere. Infine, non può non rilevarsi che lo stesso Moratti fosse comunque informato della circostanza che il Facchetti avesse contatti con i designatori, come emerge dalle telefonate commentate, nel corso delle quali è lo stesso Bergamo che rappresenta tale circostanza al suo interlocutore”.

    - Un meccanismo usato da tutti?

    Tra le società già condannate nel primo processo, Palazzi ha rilanciato un’accusa al Milan e a Meani per cui “la richiesta nel 2006 era stata di condanna per illecito sportivo (art. 6), ma la giudicante decise diversamente”. Stessa richiesta per violazione del’art. 6 per Lillo Foti, presidente della Reggina. I colpevoli di slealtà sportiva secondo Palazzi (secondo l’articolo art. 1) sono: Cellino (Cagliari), Campedelli (Chievo); Foschi (Palermo), Gasparin (Vicenza), Governato (Brescia), Corsi (Empoli) e Spalletti (allenatore Udinese).

    - LA RISPOSTA SECCATA DI MORATTI:

    “E’ un attacco grave e assolutamente inaccettabile. Palazzi si sbaglia. Non c’è nessun elemento nuovo: stanno giudicando quello che si era già visto e che qualcun altro aveva giudicato poco consistente e poco importante. E’ un attacco pesante nei confronti della società”. Moratti ha poi definito “di cattivissimo gusto il fatto che si coinvolga Facchetti: è una persona che non c’è più e che io ammiro e stimo per la sua onestà. Non stimo invece chi ha fatto queste cose. Considerare Facchetti come nelle accuse della Procura federale è offensivo, grave e stupido. I tifosi dell’Inter conoscono perfettamente Facchetti e lo conoscono perfettamente anche i signori che si saranno seduti a quel tavolo per decidere non so cosa” ha concluso Moratti.

    - INTER, RINUNCIA ALLA PRESCRIZIONE?

    Il club di Moratti potrebbe rinunciare volontariamente alla prescrizione per dimostrare la propria innocenza. Palazzi sembra voler pendere su questa idea quando dice “risulta essere l’unica società nei cui confronti possano, in ipotesi, derivare concrete conseguenze sul piano sportivo”. Resta comunque difficile pensare a un Inter che rinuncia alla prescrizione: questo però ovviamente non darebbe la possibilità di scrivere la parola “fine” definitiva, quantomeno morale, per questa vicenda.

    - LO SCUDETTO DEL 2006:

    Secondo Palazzi per dare risposta all’esposto della Juve del maggio del 2010 può “pronunciarsi esclusivamente la Federazione, da una parte, in conseguenza della improcedibilità delle situazioni di rilievo disciplinare emerse e, dall’altra, in conformità a quanto affermato nel parere consultivo reso il 24 luglio 2006 dalla Commissione nominata dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio e composta dall’Avv. Gerhard Aigner, dal Prof. Massimo Coccia e dal Prof. Roberto Pardolesi”. Spazio quindi alla Federazione: ma secondo alcuni un’eventuale pronuncia non darebbe che il via a una serie infinita di ricorsi.

    - I PUNTI CONTROVERSI:

    Prima del giudizio di Calciapoli, degli episodi sono stati ignorati. Avrebbero cambiato qualcosa in quel giudizio? Vediamo quali sono.

    - 17 MARZO 2006: L’Espresso pubblica lo scoop sulla vicenda dello spionaggio del team di Tava­roli e della Telecom. Tavaroli era il responsabile del­le intercettazioni legali dal 2003 e fino al 2005.

    - 11 MAGGIO 2006: vengono pubblicate le prime intercettazioni.

    - 20 MAGGIO 2006: l’assistente Rosario Coppo­la depone dal maggiore Auricchio in riferimento a un referto riguardante la squalifica dell’interista Cordoba. Il maggiore Auricchio rispose che l’Inter non gli interessava.

    - 23 MAGGIO 2006: vengono pubblicati i movimenti dell’Inter effetuttati senza avvisare la Figc sul caso Nucini e dell’intelli­gence contro De Santis, Pavarese e Fabiani.

    - 2 GIUGNO 2006: Cipriani afferma che “Pirelli mi fece spiare l’arbitro De Santis”.

    - 8 GIUGNO 2006: Bergamo depone all’Ufficio Indagini: “Parlavo al telefono con tutti, anche con Facchetti”.

    - 15 GIUGNO 2006: viene resa nota lo spionaggio dell’ex giocatore nerazzurro Christian Vieri.

    I dubbi che quindi saltono all’occhio sono sintetizzabili in tre punti:

    1) alla base dell’ illecito sportivo interista, come è possibile che i pm del processo di Napoli non le ritennnero mai rilevanti?

    2) Palazzi ha rivisto molto pesantemente la posizione di Leonardo Meani, ex dirigente del Milan già squalificato sotto Calciopoli. Sembra quasi voler criticare le decisioni di allora che via via diminuirono la situazione del Milan. Furono giusti gli 8 punti di penalizzazione? Palazzi sembra dire no.

    3) la prescrizione fa si che le posizioni già passate in giudicato siano intaccabili. Ma nei confronti dell’Inter verrà vista come un’ingiusta assoluzione o come una via che inevitabilmente comunque avrebbe scagionato l’Inter da tutte le accuse?

    Su una cosa si può essere sicuri: il processo del 2006 non è stato certamente il migliore di sempre. Alla luce di Calciapoli 2, la sommarietà di certi giudizi non può che aver evidenziato grandi lacune nell’acquisizione delle prove.

    Tutti colpevoli e quindi tutti innocenti? No! Però certamente il modus operandi del 2006 ha fatto si che parli ancora di questa triste storia. E siamo nel 2011…

    Foto da AP/LaPresse