Riforma del fisco, cosa cambia con la delega fiscale

Riforma del fisco, cosa cambia con la delega fiscale
da in Fisco e Tasse, Soldi e Carriera
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    Riforma del fisco, cosa cambia con la delega fiscale

    Il governo Monti è molto impegnato sul fronte della riforma fiscale. Un impegno che traspare sia dai discorsi ma anche dai documenti ufficiali: dopo l’Atto di indirizzo per il conseguimento degli obiettivi di politica fiscale per gli anni 2012-2014, presentato dal premier e destinato a cambiare il rapporto tra i consumatori e il fisco, è arrivato il momento della delega fiscale. Si passa dall’indicazione di linee guida all’azione di riforma vera e propria, che passando attraverso l’inasprimento della lotta all’evasione e l’abbattimento del carico fiscale promette novità per le famiglie italiane. Cosa dovrebbe cambiare in concreto per i contribuenti? Andiamo a vedere le proposte del governo.

    Delega Fiscale, cosa cambia per le famiglie

    Abbiamo detto che la delega fiscale rappresenta un momento fondamentale per l’azione di riforma del fisco messa in atto dal governo. Il provvedimento mira ad una semplificazione dei rapporti tra Fisco e contribuenti, punendo sì chi commette illeciti ma anche premiando gli onesti. Tra le iniziative dovrebbero comparire più detrazioni per le famiglie numerose e con reddito basso, indirizzando su di essi i proventi derivanti dalla lotta all’evasione e quelli frutto della spending review.

    Nella nuova delega fiscale dovrebbe entrare anche il cosiddetto Fondo taglia Irpef, che porterebbe ad una riduzione non strutturale delle aliquote e ad un possibile incremento delle detrazioni con particolare riguardo per le famiglie numerose. Il governo vuole dire addio alle tre aliquote (20%, 30% e 40%) fissate dalla vecchia delega fiscale del governo Berlusconi ma mai entrate in vigore. Fatta salva la disponibilità finanziaria, poi, nel testo potrebbe esserci una riduzione ulteriore dell’imposta sul reddito delle persone fisiche per i redditi più bassi, tagliando l’aliquota minima dal 23% al 20%.

    Novità anche per quanto riguarda Irpef e aziende: verrà eliminato definitivamente l’Ires per far posto all’Iri, ovvero all’imposta sul reddito imprenditoriale. Il reddito del piccolo imprenditore o del professionista finirà sotto l’Irpef per la propria attività lavorativa svolta e non sarà tassata al 27,5% ma sarà variabile in base al livello del reddito. Secondo il governo in questo modo si premierà chi investe in azienda: gli utili non distribuiti saranno infatti tassati sempre all’aliquota dell’imposta societaria, generalmente inferiore all’aliquota marginale massima dell’imposta personale.

    Infine sono previste novità anche per quanto riguarda le imposte sulla casa: oltre alla nuova IMU e alle novità in fatto di rivalutazione catastale, il governo ha dichiarato di voler rivedere il meccanismo di calcolo della base imponibile. Le abitazioni e gli uffici che saranno misurati anche in vani e non più solo in metri quadri, e per il calcolo del totale da pagare si prenderanno in considerazione non solo il valore patrimoniale dell’immobile, ma anche le spese di gestione e di manutenzione.

    Atto di indirizzo e riforma fiscale

    Dalle dichiarazioni e dalla lettura della bozza dell’Atto di indirizzo si evince un primo dato molto importante: il governo vuole modificare l’impianto fiscale spostando il peso maggiore dalle imposte dirette a quelle indirette. Il che significa alleggerire il carico sui redditi da lavoro, andando a colpire i patrimoni: “Nell’ambito del processo di attuazione della riforma fiscale saranno predisposti schemi di provvedimenti normativi diretti al riequilibrio del sistema impositivo, anche relativamente alla tassazione dei redditi finanziari”. Una mossa che sta già facendo discutere, perché sulla carta sembra volta a favorire le fasce di reddito più basso ma in realtà se non ben calibrata potrebbe ottenere gli effetti opposti.

    La tassazione diretta colpisce infatti in maniera proporzionale sulla base del reddito effettivo, mentre quella indiretta agisce in maniera indiscriminata, colpendo tutte le fasce di reddito. L’esempio perfetto in questo senso è l’IVA, che nell’ultimo anno ha subito ben cinque ritocchi e che probabilmente nel secondo semestre 2012 subirà un ulteriore rialzo. Sarà necessario controbilanciare queste misure con altre che riequilibrino il sistema (un fronte molto caldo è quello dell’Irpef, ad esempio).

    Detto questo, andiamo a vedere quali sono le principali novità che nei prossimi mesi potrebbero prendere il via.

    Pubblica Amministrazione: dopo decenni di sprechi si sente la necessità modernizzare l’apparato pachidermico della pubblica amministrazione, sia dal punto di vista della qualità dei servizi sia dal punto di vista delle riscossioni su locazioni, concessioni e adeguamento dei canoni sugli immobili.

    Paradisi fiscali: nella lotta all’evasione, lo abbiamo già detto, un posto privilegiato spetta ai paradisi fiscali, utilizzati per aggirare l’imposizione fiscale. In questo senso il governo vuole agire su scala internazionale, utilizzando gli strumenti europei e intavolando accordi con gli altri Paesi per contrastare il fenomeno.

    Immobili: fin dall’inizio il governo Monti ha prestato particolare attenzione agli immobili, ad esempio con la reintroduzione dell’Imu, ma nel futuro prossimo sono previsti altri interventi “volti all’attribuzione della rendita catastale presunta, in presenza di fabbricati mai dichiarati in catasto, nelle more della regolarizzazione catastale, anche mediante stipulazione di convenzioni con le categorie professionali”. Sarà poi necessario mettere mano alla “revisione dei classamenti, su iniziativa dei Comuni, per i casi di sperequazione e/o mancato mancato aggiornamento degli imponibili, dovuto ad omissioni dei contribuenti”.

    Giochi: argomento molto sensibile quello del gioco, che porta sempre più soldi nelle casse dello Stato ma che rischia di trasformarsi in una vera e propria malattia per il popolo italiano. Il gioco compulsivo purtroppo coinvolge anche i minori e si diffonde a macchia d’olio tra le fasce più deboli della popolazione, quindi è necessario creare degli strumenti per garantire il necessario contrasto alla diffusione di fenomeni di azzardo illegale e non autorizzato. Al gioco il governo difficilmente potrà rinunciare, ma almeno sarebbe il caso di approntare una norma coerente e specifica.

    Foto AP/LaPresse

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Fisco e TasseSoldi e Carriera Ultimo aggiornamento: Giovedì 02/07/2015 17:03
     
     
     
     
     
     
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