Pensione professionisti, l’età pensionabile categoria per categoria

Pensione professionisti, l’età pensionabile categoria per categoria
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    Pensione professionisti, l’età pensionabile categoria per categoria

    Se i lavoratori dipendenti piangono quando pensano alla pensione sempre più lontana e difficile da raggiungere, anche i liberi professionisti non ridono. Certo, per loro la pensione è assicurata, ma la riforma del lavoro Fornero ha cambiato le carte in tavola anche per le categorie professionali, costrette a fare i conti con età pensionabile che si alza, passaggio al sistema contributivo e aumento dei contributi soggettivi. Vediamo allora come cambiano le regole, categoria per categoria.

    Le modifiche si sono rese necessarie a seguito dei test effettuati dalle Casse previdenziali private delle diverse categorie professionali per la gestione dei bilanci, resi obbligatori dalla riforma del governo Monti. Sono stati quindi rivisti i limiti di età e i requisiti per raggiungere la pensione. Nel dettaglio, così cambia la “storia” per le diverse categorie professionali.

    Ragionieri: i nati dal 1 gennaio 1963 vedranno scattare l’età pensionabile dopo i 68 anni e 40 anni di contributi versati. Il contributo soggettivo è del 15% e l’assegno è calcolato con il sistema contributivo.

    Avvocati: gli iscritti alla Cassa Forense andranno in pensione a 70 anni con un minimo di 35 anni contributivi e un versamento del contributo soggettivo del 15%. Il contributivo pro-rata entrerà in vigore però solo dal 2021, e fino ad allora si andrà avanti con un sistema retributivo misto sostenibile, calcolato sull’intera vita lavorativa e con aliquota unica di rendimento basata sulla speranza di vita.

    Ingegneri e architetti: la pensione sarà calcolata con un sistema contributivo a ripartizione che li vedrà andare in pensione a 70 anni con un contributo soggettivo del 14,5% e 35 anni contributivi minimi.

    Commercialisti: la soglia d’età per accedere alla pensione passa da 61 a 70 anni in caso l’iscrizione sia avvenuta prima del 2004, con un minimo di 22-33 anni contributivi, con calcolo a sistema misto, mentre per gli iscritti successivamente al 2004 l’età pensionabile verrà portata a 62 anni con 5 anni di contributivi minimi con sistema contributivo.

    Veterinari: gli iscritti all’Enpav andranno in pensione a 68 anni a partire dal 2033, a 62 anni con la pensione di anzianità, con un soggettivo del 22% e 35 annualità contributive minime, con calcolo retributivo basato sulla media di 35 anni di redditi professionali.

    Notai: quella dei notai (destinati ad aumentare in seguito alla liberalizzazione del governo Monti) è la categoria meno fortunata, perché andranno in pensione a 75 anni, che diventano 67 in caso di pensione di anzianità con 30 anni di esercizio effettivo della professione. Il contributo soggettivo è del 40% del repertorio notarile e l’ammontare della pensione sarà proporzionale all’anzianità di esercizio.

    Giornalisti: i giornalisti andranno in pensione a 65 anni, ma con delle differenze. Da un lato i dipendenti, che saranno soggetti al sistema contributivo corretto, con contributo soggettivo del 23,28% e 35 anni di contributi minimi, dall’altro i professionisti con un contributo del 10% più il 2% integrativo, 20 annualità e contributivo puro.

    Farmacisti: per i farmacisti la pensione si raggiunge a 68 anni dal 1° gennaio 2013 per gli iscritti all’Enpaf, con un contributo soggettivo di 4.150 euro e 30 anni contributivi minimi.

    Consulenti del lavoro: l’età minima per la pensione è stata portata a 70 anni con 5 anni di contributi, ma si potrà andare in pensione anticipata a 60 anni con un minimo di 40 annualità di contributi. I calcolo dell’assegno avverrà con sistema contributivo pro rata a partire dall’anno successivo all’approvazione ministeriale.

    Geometri: l’età pensionabile passa a 67 anni con sistema contributivo e, dal 2019, a 60 anni con il contributivo, con un contributo tra il 15% ed il 5% integrativo e 35 anni contributivi minimi.

    Medici: medici ed odontoiatri andranno in pensione a 68 anni dal 2018, con un contributo soggettivo che varia tra il 19,5% ed il 33 % e 35 anni di contributi minimi (30 dopo la laurea) con 62 anni di età. Nessun limite di età con 42 anni di contributi, e il calcolo della pensione avviene con il sistema contributivo indiretto.

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