Lavoro, l’identikit del precario in Italia

Lavoro, l’identikit del precario in Italia
da in Lavoro, Soldi e Carriera
    Lavoro, l’identikit del precario in Italia

    La questione precariato in Italia sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. Come se non bastassero le percentuali da brivido sulla disoccupazione giovanile, ecco arrivare l’analisi della Cgia di Mestre, che ha messo insieme l’identikit del precario nel nostro Paese, basato sulle caratteristiche di oltre 3,3 milioni di lavoratori senza un contratto fisso. Quel che ne esce fuori è un quadro davvero disarmante, fatto di flessibilità estrema, scarse garanzie e bassi salari.

    Volendo procedere ad una sintesi estrema dei dati raccolti dalla Cgia, il precario in Italia presenta le seguenti caratteristiche: uno su tre lavora nella pubblica amministrazione, guadagna in media non più di 836 euro netti al mese, abita al Sud e nella maggior parte dei casi non è laureato. Si tratta comunque di una popolazione molto variegata, anche dal punto di vista contrattuale: ci sono i dipendenti a termine involontari, i dipendenti part time involontari, infine i collaboratori, i professionisti e le “finte” Partite Iva tutti soggetti comunque ai vincoli di subordinazione.

    Questi vincoli sono la mono-committenza, che li rende di fatto lavoratori dipendente da una sola azienda; l’utilizzo dei mezzi del datore di lavoro (che le partite Iva non dovrebbero assolutamente usare) e imposizione dell’orario di lavoro, principio contrario alla libera professione.

    Come detto la sacca più consistente di lavoratori precari si trova nel pubblico impiego, il 34% del totale: nella scuola e nella sanità 514.814, nei servizi pubblici e in quelli sociali 477.299, senza contare i 119.000 circa occupati direttamente nella Pubblica Amministrazione.

    Gli altri settori rappresentativi di questo fenomeno sono il commercio e i servizi alle imprese, dove cresce a dismisura il precariato da call center, con le aziende specializzate che ormai giocano al ribasso nelle gare d’appalto per ottenere più lavoro. Il call center viene rinominato Contact Center ma in sostanza segue sempre gli stessi principi: estremo turnover, salari bassi e orari flessibili. La maggior parte sono localizzati al Sud, che d’altra parte conta il 35,18% del totale dei precari in Italia, con incidenza maggiore in Calabria (21,2%), Sardegna (20,4%), Sicilia (19,9%) e Puglia (19,8%).

    Per concludere l’identikit vediamo anche il livello di istruzione del precario moderno. Si salvano in parte i laureati, che rappresentano solo il 15% del totale, mentre va meno bene a chi ha soltanto un diploma di scuola media superiore (46% del totale) e a chi si è fermato alla licenza media (39%). Se aggiungiamo ai precari i disoccupati e gli esodati, si raggiungono cifre da capogiro, un problema cui il governo Monti dovrà per forza di cose mettere mano, se vuole davvero portare il Paese fuori dal pantano.

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