Lavoro, il capo è pazzo? Ecco come sopravvivere

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    Lavoro, il capo è pazzo? Ecco come sopravvivere

    Esiste un legame complesso tra problemi mentali e successo sul lavoro? Pare proprio di sì, almeno a sentire il dottor Nassir Ghaemi, professore di Psichiatria e direttore del programma sui disturbi dell’umore presso il Tufts Medical Center. Ghaemi in pratica sostiene che più una persona è pazza (nel senso che presenta disturbi mentali) più è probabile che avrà successo. Cosa deve fare quindi un povero lavoratore quando si ritrova davanti un capo pazzo? Vediamo i consigli per sopravvivere.

    Chi di noi, dopo l’ennesima sfuriata per futili motivi, non ha mai pensato almeno una volta che il proprio capo avesse dei seri problemi? Secondo la tesi di Ghaemi, espressa nel saggio A First-Rate Madness, rientra tutto nella normalità: “Durante i periodi di crisi, alcuni dei nostri migliori leader presentavano malattie mentali come la depressione o il disturbo bipolare. I peggiori leader, invece, erano in piena salute e in forma”. A sostegno di questa tesi porta gli esempi di Abramo Lincoln e Churchill, che soffrivano di depressione e lievi manie, e Gandhi e Martin Luther King, che soffrivano di depressione cronica.

    Questa condizione riesce ad aumentare la creatività e la resistenza alla fatica, favorendo il successo professionale, ma al tempo stesso rende queste persone estremamente imprevedibili ed irritabili. Di conseguenza diventa difficile gestirli, soprattutto per chi si trova in posizione subordinata. E’ il caso di molte aziende, che si ritrovano dei completi folli in posizioni di manager o addirittura AD: questa situazione ha spinto il professore alla creazione di un corso di sopravvivenza accelerato.

    Il corso si compone dei seguenti step:

    1) Riconoscere il tipo di pazzo che si sta affrontando: non tutti i capi pazzi lo sono nello stesso modo, quindi è fondamentale capire chi si ha di fronte. Secondo una categorizzazione della studiosa Monica Wofford, i leader si dividono in quattro categorie: il Comandante, che è orientato ai risultati e vuole sempre il massimo; l’Organizzatore, che si interessa al processo e vuole tutto si svolga in una sola maniera, ovvero la sua; il Relatore, che vuole andare d’accordo con i dipendenti; l’Intrattenitore, sicuro e carismatico.

    2) Adattare il proprio comportamento: una volta stabilito che tipo di capo abbiamo, è necessario adattare il proprio comportamento nel lavoro e nella comunicazione, per renderlo meno in contrasto con lo stile di chi comanda. Attenzione quindi a quello che si dice, ma anche a come lo si dice. Essere prolisso ad esempio non si adatta al capo che punta tutto all’efficienza e alla velocità d’azione. Non solo parole, ma anche corpo, perché la postura gioca un ruolo fondamentale, ed è importante non mostrarsi mai aggressivi con i gesti o col i movimenti del corpo.

    3) Porre la giusta domanda nel giusto contesto: non c’è niente che faccia infuriare un capo pazzo come le domande poco chiare o fuori contesto. Per questo motivo bisogna sempre essere specifici e precisi nel formulare le proprie richieste, tenendo in mente che le domande assertive sono l’arma segreta per superare le barriere, perché mostrano sempre propensione al lavoro e organizzazione. Qualora il vostro capo semplicemente ignori le vostre domande, cercate di coinvolgerlo di più nei progetti di lavoro, senza superare quella sottile linea che divide il legittimo dall’insistenza.

    4) Stabilire dei limiti: prima di tutto un dipendente deve salvaguardare la propria sanità mentale, per evitare di diventare proprio come quel capo tanto bizzoso. Stabilire dei limiti nel proprio lavoro e nel rapporto con il capo è fondamentale: se il superiore è un tipo facile all’ira, non bisogna mai prendere le sue parole sul personale e magari rimandare le discussioni quando il clima è particolarmente acceso; se invece il capo è invadente e vuole informarsi su tutto quello che fate, cercate di mantenere le distanze senza apparire sgarbati. Una corsa ad ostacoli che è l’unica salvezza per la vostra mente.