Decreto del fare, cosa cambia per cittadini e imprese

Decreto del fare, cosa cambia per cittadini e imprese
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    Decreto del fare, cosa cambia per cittadini e imprese

    Dopo mesi di parole e turbolenze interne, il governo Letta cerca di recuperare il tempo perduto e lo fa attraverso il ‘decreto del fare‘, come è stato (profeticamente) chiamato l’insieme di misure che dovrebbero rilanciare l’Italia a partire dal comparto economico. Imprese e cittadini sono, ora come non mai, seduti sulla stessa barca in attesa di novità sostanziali che frenino la spirale della crisi economica e, in secondo luogo ma non meno importante, mettano di nuovo in moto il sistema produttivo per creare ricchezza e posti di lavoro. Questo sembra essere l’intenzione dietro il decreto del fare, che mette sul tavolo incentivi, agevolazioni, semplificazioni, Fisco e agenda digitale. Troppa carne al fuoco per tirarne fuori qualcosa di buono? Cerchiamo di capire quali sono le misure previste.

    - Famiglie: per rimettere in moto l’economia bisogna partire proprio dalla base, rilanciando le possibilità di spesa delle famiglie sempre più schiacciate tra tasse, bollette e spese varie. Un primo provvedimento importante è il taglio alle bollette elettriche, che porterà un risparmio totale di 550 milioni di euro. Un ulteriore risparmio dovrebbe arrivare dalla semplificazione del rapporto con la burocrazia, con la cosiddetta Agenda digitale (che include adempimenti via web e liberalizzazione del Wi-Fi). Risparmio ma anche investimenti, come nel caso delle borse di mobilità per studenti meritevoli, per finanziare gli studi fuori sede.

    - Equitalia e Fisco: novità importanti per le famiglie (così come per le imprese) arriveranno anche dalla modifica degli equilibri tra Fisco e contribuenti. In pratica la mano dura dello Stato, portata avanti dall’agenzia di riscossione Equitalia, verrà ammorbidita per non colpire ulteriormente chi è già messo in ginocchio dalla crisi.

    Qualche esempio: in caso di debito e contenzioso con il Fisco, la prima casa non potrà più essere pignorata e messa all’asta, qualora non si tratti di abitazioni di lusso e il debito sia inferiore a 120mila euro; la possibilità della rateizzazione dei debiti tributari passa dalle attuali 72 rate fino a 120 rate, con tassi di interesse tenuti bassi per evitare problemi di liquidità. Infine verrà attuata una maggiore flessibilità nel controllo del pagamento delle rate: se fino ad oggi bastava saltare due versamenti per perdere i benefici della rateizzazione, la soglia verrà portata a otto, anche non consecutive.

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    - Imprese: dalla semplificazione della burocrazia dovrebbero trarre vantaggio anche le imprese, per le quali sono comunque previsti anche importanti novità sotto forma di investimenti.
    Dal punto di vista della burocrazia, sono tre le misure importanti: parte la cosiddetta compensazione tra debiti e crediti nei confronti della Pubblica Amministrazione, si allunga a sei mesi il Durc (documento di regolarità contributiva) e viene cancellata la responsabilità solidale fiscale dell’appaltatore per il versamento al Fisco delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e dell’Iva dovuta dal subappaltatore.
    Dal punto di vista degli investimenti e del credito alle aziende, viene stabilita la possibilità di accordo tra istituti di credito e Cassa depositi e prestiti per concedere alle imprese finanziamenti a tasso agevolato per “l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuove di fabbrica ad uso produttivo”. Fondi da ripartire in 5 massimo e dal valore di 2 miliardi di euro a impresa. Ifine viene potenziato il Fondo Centrale di Garanzia, 50 miliardi per consentire un accesso facilitato alle piccole e medie imprese, motore dell’economia italiana ma sempre più in difficoltà.

    - Investimenti: il governo Letta prevede la redistribuzione dei fondi già stanziati per alcune grandi opere, da destinare invece a infrastrutture più urgenti. Si tratta di un fondo cantieri da sfruttare per ferrovie, metro e autostrade, ma anche per l’edilizia scolastica e il cosiddetto ‘programma 6000 campanili’. Per facilitare l’apporto di capitali privati in opere pubbliche, è previsto anche il credito di imposta Ires e Irap per le aziende che realizzino infrastrutture di importo superiore ai 200 milioni di euro in partnership con il pubblico. Tutto questo dovrebbe rimettere in moto il mattone e consentire la creazione di 30mila nuovi posti di lavoro, secondo quanto stimato dal governo.

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