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Come si diventa magistrato? Titoli e requisiti necessari

Come si diventa magistrato? Titoli e requisiti necessari
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    Come si diventa magistrato? Titoli e requisiti necessari

    Il magistrato è una figura pubblica fonte di fascino e mistero. Molti vorrebbero tentare la carriera in magistratura ma non molti sanno davvero quale percorso bisogna intraprendere e quali sono i requisiti per diventare magistrato. Iniziamo con il dire che il magistrato è un funzionario pubblico investito di poteri giudiziari, titolare della funzione pubblica dell’amministrazione della giustizia. Questo vuol dire tutelare il rispetto e l’applicazione del diritto, attraverso la conduzione di un processo. Un ruolo di alta responsabilità che prevede un percorso di studi e carriera ben preciso.

    Possiamo distinguere due categorie di magistrati: gli onorari e i togati. Dei primi fanno parte il GUP (Giudice per le udienze preliminari), che decide sul rinvio a giudizio o sull’applicazione della pena, e il Giudice di Pace, adibito solo alle cause in cui si applicano pene pecuniarie. Dei togati fanno parte invece il Pubblico Ministero, responsabile dell’esercizio dell’azione penale, e il GIP (Giudice per le indagini preliminari). Il compito di un magistrato può essere di natura inquirente o giudicante, ma in entrambi i casi è necessaria una solida preparazione giuridica.

    E’ proprio questo il primo sbarramento per la carriera da magistrato: prima di arrivare al concorso del Ministero della Giustizia è fondamentale possedere una laurea specialistica in giurisprudenza e, di seguito, un corso di specializzazione a numero chiuso presso una delle Scuole universitarie per le professioni legali.

    Solo quando nel curriculum ci sono questi due requisiti si può pensare al concorso. Dal sito del Ministero della Giustizia ricaviamo che possono accedere al concorso per diventare magistrato ordinario le seguenti categorie professionali:
    - I magistrati amministrativi e contabili
    - I procuratori dello Stato che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;
    - I dipendenti dello Stato, con qualifica dirigenziale o appartenenti ad una delle posizioni dell’area C prevista dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro, comparto Ministeri, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari;
    - Gli appartenenti al personale universitario di ruolo docente di materie giuridiche in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza che non sono incorsi in sanzioni disciplinari
    - I dipendenti, con qualifica dirigenziale o appartenenti alla ex area direttiva, della pubblica amministrazione, degli enti pubblici a carattere nazionale e degli enti locali, che abbiano costituito il rapporto di lavoro a seguito di concorso per il quale era richiesto il possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, con almeno cinque anni di anzianità nella qualifica o, comunque, nelle predette carriere e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari
    - Gli abilitati all’esercizio della professione forense e, se iscritti all’albo degli avvocati, non incorsi in sanzioni disciplinari;
    - Coloro i quali hanno svolto le funzioni di magistrato onorario (giudice di pace, giudice onorario di tribunale, vice procuratore onorario, giudice onorario aggregato) per almeno sei anni senza demerito, senza essere stati revocati e che non sono incorsi in sanzioni disciplinari
    - I laureati in possesso del diploma di laurea in giurisprudenza conseguito, salvo che non si tratti di seconda laurea, al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni e del diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali previste dall’articolo 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398 e successive modificazioni.
    - I laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza al termine di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, ed hanno conseguito il dottorato di ricerca in materie giuridiche
    - I laureati che hanno conseguito la laurea in giurisprudenza a seguito di un corso universitario di durata non inferiore a quattro anni, salvo che non si tratti di seconda laurea, ed hanno conseguito il diploma di specializzazione in una disciplina giuridica, al termine di un corso di studi della durata non inferiore a due anni presso le scuole di specializzazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162.

    Una volta superato l’esame, è comunque obbligatorio seguire un corso di 6 mesi presso una delle tre sedi della Scuola Superiore della Magistratura, corso che anche tutti i magistrati in servizio dovranno ripetere ogni 5 anni con funzione di aggiornamento.

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