Busta paga, quanto pesano tasse e inflazione

Busta paga, quanto pesano tasse e inflazione
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euro

Osservare la busta paga si sta trasformando sempre più in una sorta di dramma personale, e questo è dovuto principalmente alla perdita di potere d’acquisto dei salari. Non si tratta soltanto della scarsa crescita delle retribuzioni medie, quanto piuttosto dell’impennata dell’inflazione e della pressione fiscale, che trova nell’appena approvata manovra Monti l’ennesimo salasso.

Lo scenario non è certo dei migliori, per quanto non la perdita di potere d’acquisto non sia certo una novità, e anzi rispetto alle altre nazioni il lavoratore italiano ha perso terreno con costanza almeno per tutti gli ultimi 20 anni. Se si analizza il salario netto italiano a confronto con gli altri Paesi, le cifre regalano decisamente i brividi.

Secondo gli studi dell’Ocse, nel 2010 l’italiano avrebbe percepito un salario netto di 25.155 dollari, vale a dire poco meno di 19.400 euro, una cifra che è intorno ai mille euro in meno della media Ocse. Se però si considera la media solo dell’Unione Europea a 15, il divario sale a quasi 4mila euro.

Inutile paragonarci al Regno Unito, dove in media un lavoratore può sperare in una una remunerazione annua di ben 11mila euro superiore a quella italiana, però anche il confronto con realtà più vicine alla nostra ci lascia con l’amaro in bocca: la differenza con la Germania è di 5mila euro, con Francia di 2mila e con la Spagna tanto in crisi di 1,5mila.

La conferma di questa situazione arriva anche dai dati di Bankitalia: “nel settore privato tra il 1996 e il 2010 le retribuzioni reali di fatto per unità di lavoro sono aumentate dello 0,7% all’anno, quelle contrattuali dello 0,4%”. Detto così sembrerebbe positivo, ma non lo è più se si considera che questi dati si scontrano con l’inflazione, che ha preso a correre a ritmo spesso doppio rispetto ai salari.

In compenso, nonostante la retribuzione così bassa, gli italiani devono far fronte ad una pressione fiscale da primato: l’Italia è infatti al quinto posto in assoluto per quanto concerne il prelievo fiscale, con una pressione pari al 46,9%, dato calcolato su un lavoratore single senza figli. Davanti a noi ci sono solo Belgio (55,4%), Francia (49,3%), Germania (49,1%) e Austria (47,9%), mentre addirittura dietro di noi ci sono le ricche Olanda e Danimarca, quasi 10 punti percentuali in meno.

Insomma, anche dal punto di vista del salario l’Italia continua a perdere terreno nei confronti dei partner europei. Senza contare le popolazioni del Nord-Europa, ormai decisamente di un altro pianeta rispetto a noi comuni mortali, quel che si deve notare è il divario sempre più sottile che ci separa da quelli che vengono considerati i cavalli più deboli dell’Unione. E con le nuove tasse la situazione non pare destinata a migliorare.

Foto da Images_of_Money

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Pubblicato da Mario Bello il 22/12/2011 in: Fisco e Tasse, Soldi e Carriera

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