Making a Murderer: 5 motivi per cui non possiamo più farne a meno

Making a Murderer: 5 motivi per cui non possiamo più farne a meno

    Making a murdere documentario Netflix

    Tutte le passioni arrivano per caso, anche quella per Making a Murderer è arrivata così, grazie a Netflix. E ormai la mania sembra aver contagiato molti, ecco perché ci sono ben 5 motivi per cui non possiamo più farne a meno, ma probabilmente, a ben cercare, potremmo trovarne degli altri. Mistero, personalità confuse, segreti inconfessati, manie, questa serie-documentario contiene in sé tutto ciò per cui di solito le persone provano una morbosa curiosità, quantomeno di sapere come andrà a finire!

    Steven Avery making a murderer

    Il fatto che un docu-film o in questo caso una docu-serie in 10 puntate sia basata su fatti realmente accaduti attrae, e di molto, l’attenzione degli spettatori. Significa che il punto di vista mostrato dalla regia, per quanto possa essere parziale, racconta fatti comunque realmente accaduti, nei quali, psicologicamente è molto più facile sentirsi immedesimati e rimanere coinvolti. Per chi non lo sapesse la trama vede protagonista Steven Avery, condannato nel 1985 con l’accusa di violenza sessuale, rilasciato dopo 18 anni per “non aver commesso il fatto” e ricondannato nel 2005 questa volta con l’accusa di omicidio.

    Sfiducia nel sistema giudiziario

    Questa serie è di per sé geniale perché va a stuzzicare un punto debole che più o meno tutti, al mondo, e indipendente dai Paesi in cui viviamo, condividiamo ampiamente, ovvero la sfiducia nel sistema giudiziario. Steven Avery è un uomo misterioso, d’accordo, ma dopo essere stato condannato e detenuto ingiustamente per 18 anni, senza prove sufficienti, senza una giusta causa, potrà mai davvero essere così “stupido” da aver commesso un omicidio, o la giustizia con lui sbaglia ancora? Facile, per chiunque, ma soprattutto per chi sia mai ritrovato a vivere una qualsivoglia ingiustizia nella vita, sentirsi istintivamente dalla parte dell’uomo.

    Laura Ricciardi e Moira Demos Making a Murderer

    Laura Ricciardi e Moira Demos hanno lavorato al progetto relativo ad un docu-film sulla vicende di Steven Avery per ben 10 anni, senza mollare un attimo il loro progetto e con grandissima dedizione. Il fatto che si siano interessate a questa storia in modo quasi “passionale”, andando ad analizzarne ogni dettaglio e trasportando lo spettatore quasi lì, tra documenti, scartoffie, aule di processi, intercettazioni e testimonianze, le rende due figure interessanti, sia come documentariste che come sceneggiatrici!

    I dubbi su Steven Avery

    Come è chiaro fin da subito il documentario ha una posizione ben precisa che poi è la stessa della linea di difesa di Steven Avery, nel corso delle puntate si passa da un sentimento all’altro, spesso sentimenti contrastanti tra loro. E mentre un minuto prima vorresti prendere a schiaffi lo schermo del computer a causa di un funzionario di polizia indisponente, il momento dopo ti gratti il mento e ti domanda se Avery non stia davvero nascondendo qualcosa. Insomma, il dubbio tiene incollati allo schermo, come nelle migliori tra le serie tv, con la differenza che se quelle sono recitate, qui si parla di fatti realmente accaduti!

    Radio 105.7 Holiday Spectacular Featuring The Arcs

    I The Arcs, gruppo rock americano, a quanto pare sono tutti appassionati di Making a Murderer, così appassionati da pensare di scrivere e incidere un pezzo, dal titolo Lake Superior. Un brano dalle atmosfere psichedeliche, registrato in appena due giorni, il cui ricavato delle vendite andrà totalmente in beneficienza all’associazione no profit Innocence Project, che si occupa di sostenere le vittime (e le famiglie) di ingiuste accuse e incarcerazioni. I musicisti, dunque, sembrano proprio stare dalla parte degli innocentisti e delle due documentariste!

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