Lo Hobbit, 10 curiosità sul film di Peter Jackson

Lo Hobbit, 10 curiosità sul film di Peter Jackson
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    Lo Hobbit, 10 curiosità sul film di Peter Jackson

    Dopo anni di voci e pettegolezzi, Lo Hobbit – Un Viaggio Inaspettato sta per fare il suo esordio nelle sale italiane. Il film diretto da Peter Jackson, primo di una nuova trilogia tratta da J.R.R. Tolkien, porta su schermo le avventure di Bilbo Baggins prima che si scatenassero gli eventi descritti ne Il Signore degli Anelli. Si tratta quindi a tutti gli effetti di un prequel, anche se il buon Tolkien non sarebbe d’accordo con questa terminologia. In attesa di domani 13 dicembre 2012, vediamo allora le 10 curiosità da sapere assolutamente su Lo Hobbit.

    1. Un film lungo 17 anni: è il 1995 quando Peter Jackson e la fida Fran Walsh decidono per la prima volta di realizzare una trilogia di film dal romanzo di Tolkien, Lo Hobbit. L’idea viene quindi prima della realizzazione di Il Signore degli Anelli, che avrebbe impegnato Jackson per anni facendone una star del cinema. In questi 17 anni la produzione ha dovuto affrontare problemi economici (finanziamenti), pratici (sciopero delle comparse) e legali (tra i tanti, una causa sui profitti intentata dagli eredi dello scrittore).

    2. Questione di registi: il film è stato per lungo tempo in bilico a causa delle difficoltà finanziarie della casa di produzione Metro-Goldwyn-Mayer, che ha portato diversi scossoni anche a livello artistico. Peter Jackson, inizialmente al timone, lascia poi l’incombenza della regia a Guillermo Del Toro, che annuncia di voler dare un tocco personale alla storia. Molti tremano e altrettanti hanno l’acquolina in bocca, ma alla fine Del Toro lascia proprio per i problemi finanziari, ed è qui che rientra in gioco Peter Jackson, figliol prodigo che riprende il destino della sua creatura nelle sue mani.

    3. Una sceneggiatura fantasiosa: chi si aspetta una trasposizione fedele del romanzo di Tolkien rimarrà deluso, perché gli sceneggiatori Jackson, Del Toro, Walsh e Boyens hanno deciso di ampliare il materiale pescando a piene mani anche dagli altri libri scritti dall’autore. Ecco perché ritroviamo in scena Saruman, Galadriel e Frodo, assenti nella trama del romanzo. Un modo per creare nella mente dello spettatore un ponte con Il Signore degli Anelli.

    4. Saruman il vecchio: le riprese di Lo Hobbit si sono svolte, come di consueto, in Nuova Zelanda, ad eccezione di alcune scene girate a Londra. Protagonista di questa eccezione è Christopher Lee, che interpreta Saruman e che, data l’età avanzata (stiamo parlando di un signore di 90 anni), ha preferito non imbarcarsi in un viaggio interminabile fino in Oceania.

    5. Vecchio set nuovo set: il set è per gran parte quello utilizzato per Il Signore degli Anelli, fatta eccezione del regno dei Nani, costruito tenendo conto dell’altezza dei suoi abitanti.

    Altre curiosità sul set: per la distruzione provocata dal drago Smaug la produzione ha deciso di ispirarsi alla tragedia di Hiroshima, mentre per la città di Dale ai piedi della Montagna Solitaria, non esistendo una descrizione specifica di Tolkien, la produzione ha deciso per un tocco vagamente veneziano.

    6. Nuove tecnologie in azione: il film (che è in 3D) è stato girato utilizzando due unità in contemporanea, la prima guidata da Peter Jackson e la seconda affidata ad Andy Serkis, alias Gollum. Per molte scene è stata utilizzata la tecnica della slave motion cam, con gli attori presenti su due set diversi per girare la stessa scena. Per quanto riguarda gli effetti digitali, sono stati rifatti completamente rispetto al Signore degli Anelli, per evitare un effetto datato e sfruttare le migliorie tecniche, evidenti soprattutto nella motion capture con cui è creato Gollum.

    7. Problemi di lingua: oltre alla lingua comune della Terra di Mezzo, in Lo Hobbit vediamo lo sfoggio di altre lingue, tutte create da Tolkien con perizia da studioso. Il linguaggio elfico lo avevamo già incontrato, così come quello degli orchi, ma nella nuova storia riveste un ruolo fondamentale il Khuzdul, la lingua dei nani, che tutto il cast ha dovuto imparare per immedesimarsi nelle vicende narrate.

    8. Artisti del trucco: pur in un ecosistema dominato dal digitale, il make up riveste ancora un ruolo fondamentale in Lo Hobbit. Le migliorie rispetto al passato sono evidenti, soprattutto per quanto riguarda i Nani, tra i più difficili da caratterizzare (visto che nel romanzo sembrano tutti uguali). Pare che per rendere il tutto più agevole sia stato utilizzato un nuovo tipo di silicone che velocizza il tempo di applicazione, passando così da tre ore di make up a una soltanto.

    9. Provini affollati: chi non vorrebbe far parte di una produzione del genere? Al tempo dei provini la produzione si aspettava una risposta entusiasta e numerosa, ma mai avrebbe pensato a un’invasione, come accaduto nella realtà. I tempi si sono allungati notevolmente anche perché, al posto dei mille candidati preventivati, in sede di provino si sono presentati oltre 3mila aspiranti abitanti della Terra di Mezzo.

    10. Differenze tra film e romanzo: chiudiamo con un argomento che interessa molto i fan di Tolkien. Lo Hobbit nasce come racconto dai toni leggeri e picareschi, ma il film si collega molto più al Signore degli Anelli in questo senso. Un esempio? Nel libro Bilbo non sembra risentire degli effetti dell’Anello, come invece accade all’inizio de La Compagnia dell’Anello, ma Peter Jackson ha deciso di inserire questo dettaglio per dare credibilità e continuità al mondo da lui creato. Inoltre ancora una volta il regista si è lanciato nell’invenzione di più personaggi femminili, tra cui non possiamo non citare l’elfa Tauriel, interpretata da Evangeline Lilly.

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