Amina, Femen tunisina si spoglia: vogliono lapidarla [FOTO & VIDEO]

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    Femen, un fenomeno virale che sta uscendo dai confini dell’Ucraina per contagiare donne provenienti da altri luoghi, spesso insospettabili. E’ qui che si inserisce la storia di Amina, giovane tunisina che, a soli 19 anni, ha deciso di sfidare le convenzioni e le rigide tradizioni del suo Paese posando senza veli per una serie di scatti contro la violenza sulle donne. Tutto in perfetto stile Femen, insomma, solo che in Tunisia qualcuno non l’ha presa molto bene. Chi? I soliti estremisti islamici, che hanno colto la palla al balzo per richiedere una condanna esemplare per Amina, ovvero la lapidazione.

    La storia di Amina è una di quelle che vanno raccontate, perché riportano il gruppo delle attiviste Femen fuori dal terreno del puro folklore dando valore alle rivendicazioni nascoste dietro il gossip e le tette a favore di telecamera. Il collettivo ucraino è nato proprio per protestare contro le violenze e le ingiustizie che ogni giorno le donne devono affrontare in ogni angolo del mondo, dall’India agli Stati Uniti passando per l’Italia. Qualcuno avrà forse da ridire sulle modalità scelte e su quell’accenno gossip che sembra sminuire la missione, ma è innegabile che sensibilizzare su questo tema sia ancora oggi importante, quale che siano i mezzi per farlo.

    Amina è una ragazza coraggiosa, bisogna ammetterlo; certo, la Tunisia non è uno dei Paesi islamici più intransigenti, ma il nudo femminile è ancora tabù per una larga fetta di popolazione. A protestare, neanche a dirlo, sono gli uomini, troppo spesso convinti di possedere le proprie donne come oggetti. Il nudo di Amina ha creato un vivace dibattico, innescando la reazione furiosa del predicatore Adel Almi, che ha richiesto appunto la punizione esemplare: frustare la giovane e lapidarla “finché morte non sopraggiunga“. Prima ancora della condanna, Amina dovrebbe essere messa in quarantena perché il suo “comportamento è sinonimo di una grave epidemia“. Per la verità, a leggere queste parole sembra molto più pericolosa l’epidemia dell’ignoranza e della stupidità.

    Come sempre in casi del genere, la cosa più triste di tutte è che da Amina hanno preso le distanze anche molti dei suoi parenti, con sua zia a fare da portabandiera con un video su Youtube in cui si dissocia dalla protesta, dichiara che la ragazza “non rappresenta né il suo Paese né le donne tunisine” e spera “che paghi presto per le sue azioni“. La forza di Amina è non farsi spaventare dalle minacce e anzi rivendicare con gran voce la sua libertà, come fatto durante una intervista televisiva a Ettounsiya Tv, in cui ha raccontato anche la scoperta delle Femen:

    Ho scoperto dell’esistenza di Femen lo scorso luglio e mi piaciuto il messaggio di cambiamento radicale che trasmetteva. Se avessi postato una mia foto in t-shirt non avrei suscitato nessuna reazione, invece io voglio che il messaggio sia chiaro. Il corpo è mio e non appartiene a nessun altro, né a mio padre, né a mio marito, né a mio fratello“. Parole che ci trovano in perfetta sintonia.