Violenza sulle donne, i veri uomini dicono no!

Violenza sulle donne, i veri uomini dicono no!
da in News
Ultimo aggiornamento:
    Violenza sulle donne, i veri uomini dicono no!

    La cronaca ha riportato tristemente in prima pagina il tema della violenza sulle donne: uomini che umiliano la propria compagna, che ritengono normale picchiare una donna e non si pentono neanche davanti all’omicidio, tirando in ballo argomenti assurdi come la gelosia o l’onore. Il ripetersi degli episodi di violenza riportano la mente a un tempo (non troppo lontano, per la verità) in cui le donne erano considerate proprietà del marito. Non stiamo parlando di luoghi remoti e arretrati ma dell’Italia che si dice civile; ecco perché, pur essendo un tema diverso dai canoni consueti di questo sito, parlarne è necessario proprio perché QNM si rivolge a un pubblico maschile. Noi amiamo le donne, senza se e senza ma, se esiste ancora un aspetto che le delinea come ‘sesso debole’, è proprio quello della violenza, fisica e psicologica, che molte sono costrette a subire quotidianamente. Chi picchia una donna non è un uomo!

    L’Italia, purtroppo, appare ancora una volta all’avanguardia quando si tratta di tristi primati. Nel nostro Paese sono ancora molti i passi da compiere prima di raggiungere una piena consapevolezza del problema della violenza sulle donne, spesso minimizzato e messo da parte anche in ambiti istituzionali. Anzi, spesso l’argomento viene citato a caso e fuori contesto proprio dai politici (anche donne), che rischiano di trasformare in macchietta qualcosa di tragico e urgente. Una nazione maschilista e legata a visioni spesso retrogradi del ruolo reciproco di uomo e donna nell’ambito della coppia reitera comportamenti sociali inaccettabili per una società che si definisca civile nel terzo millennio. D’altra parte, ed è innegabile, la presenza di una forte componente religiosa in questo caso si pone come ostacolo più che sprone a migliorare.

    Basta un esempio per comprendere in pieno l’entità del problema: fino al 1996 è rimasta in vigore la sezione del Codice Rocco secondo cui la violenza sessuale ledeva la moralità pubblica. In pratica, la violenza subita era un reato contro la moralità pubblica e familiare e il buon costume. Non invece, come evidente, un reato contro la persona. Solo nel 1996 l’Italia è stata pronta per un passaggio di questo tipo, l’Italia dove nel pensare comune in alcuni casi è ancora tollerato il delitto d’onore dei mariti traditi e dove, fino al 1981, era ancora in vigore il cosiddetto “matrimonio riparatore“. Una norma secondo cui l’accusato di delitti di violenza carnale, anche su minorenne, avrebbe avuto estinto il reato nel caso di matrimonio con la persona offesa.

    Il Codice Rocco, lo ricordiamo per i meno informati, è in vigore dal 1930, creato in pieno periodo fascista (e non a caso reca in calce la firma di Benito Mussolini). L’agghiacciante verità è che molti uomini sono ancora legati a quella visione del mondo e della donna: buona moglie e madre, senza reali diritti sociali e di sicuro senza diritti tra le mura domestiche. Le anticipazioni dei dati 2012 di Telefono Rosa, diffusi proprio in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre, parlano chiaro: la violenza domestica nel 2012 è pari all’85% di tutte le violenze, il 3% in più del 2011, con le donne in prima linea.

    127 sono quelle uccise nel 2011, 120 le donne solo dall’inizio del 2012.

    Sembrano dati tutto sommato non così eclatanti se rapportati al totale delle vittime dell’anno, ma la tragedia è il movente (o meglio l’assenza di qualsivoglia motivazione), quasi sempre ‘passionale’: di queste 120 donne, infatti, 74 sono state uccise da mariti, compagni o ex fidanzati, spesso proprio in casa, tra il silenzio di chi sapeva e non ha denunciato. Il retaggio maschilista corrompe le menti maschili più deboli, convincendole che la donna è una proprietà privata, quasi un oggetto di cui disporre a proprio piacimento. Ecco perché quasi mai, negli occhi dei carnefici, si legge rimorso o pentimento. Ci si aspetterebbe che comportamenti del genere appartengano al passato, e invece sempre più spesso sono i ragazzini a rendersi colpevoli di episodi di violenza. Educati male o con problemi in famiglia poco conta, perché quel che risalta è l’incapacità di accettare la fine di una storia o di affrontare un litigio di coppia con razionalità e rispetto.

    Il delitto e la violenza paiono soluzioni necessarie e del tutto legittime, ma così non è. Tra le mura di casa o sul posto di lavoro, la violenza fisica e psicologica è una macchia che un popolo civile combatte per debellare, uomini in prima linea. Le donne spesso hanno paura di denunciare perché si sentono poco protette o, peggio ancora, giudicate male ed è questo il muro di silenzio che deve essere abbattuto, anche con le leggi, che non possono rimandare a codici antiquati (come dimostra l’esempio dello stalking, anche virtuale). Le proposte non mancano, e si parla anche di possibile ergastolo per chi commette ‘femminicidio‘. Noi siamo a favore delle punizioni più severe, perché siamo uomini e amiamo le donne, non solo per il loro aspetto fisico ma in tutta la loro complessità di persone. Tutti gli altri sono solo animali e come tali vanno trattati.

    Per approfondire l’argomento, vi rimandiamo ai seguenti link, che prendono in considerazione i casi più recenti e discussi di violenza sulle donne:
    FATTI DI CRONACA: VIOLENZA SULLE DONNE
    POURFEMME: VIOLENZA SULLE DONNE

    899

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN News
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI