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Papa Francesco, nuovo pontefice tra polemiche e ombre

Papa Francesco, nuovo pontefice tra polemiche e ombre
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    Papa Francesco, nuovo pontefice tra polemiche e ombre

    [fotoda nome="AP/LaPresse"]

    Habemus Papam, queste le parole più frequenti in queste ore sui giornali e i social network: Papa Francesco è il successore di Benedetto XVI come vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, primo gesuita e primo a provenire dal Sud America. Tutti contenti? Non proprio, perché anche Francesco I, all’anagrafe Jorge Mario Bergoglio, è avvolto dalle ombre di un passato fatto di dichiarazioni discutibili e prese di posizione che hanno scatenato polemiche. Ci si aspettava un passo in avanti rispetto a Ratzinger, ma in molti ritengono che la sua elezione sia arrivata nel segno della continuità.

    Nato nel 1936 a Buenos Aires da una famiglia di origini italiane, è in Argentina che costruisce la sua carriera nella Chiesa, e se vogliamo è arrivato al papato un po’ a sorpresa, superando la concorrenza dei candidati più forti. In molti, quindi, sono subito andati a spulciare la sua biografia per capire i motivi di questa elezione: si scopre che anche Papa Francesco, pontefice del popolo salutato dai fedeli con gioia e ammirazione, non è esente da ombre. La più pesante la troviamo nel libro L’isola del silenzio, scritto nel 2006 dal giornalista Horacio Verbitsky, in cui Jorge Mario Bergoglio è accusato di essere stato connivente con la dittatura militare che dal 1976 al 1983 ha tenuto sotto scacco l’Argentina.

    All’epoca lui era il più giovane Superiore provinciale della Compagnia di Gesù in Argentina: nel febbraio del ’76, un mese prima del colpo di stato, a due gesuiti di nome Orlando Yorio e Francisco Jalics, Bergoglio avrebbe intimato di abbandonare il loro lavoro nelle baraccopoli e di andarsene. Davanti al rifiuto dei due, secondo l’autore l’attuale Papa avrebbe reagito escludendoli dalla Compagnia di Gesù senza nemmeno informarli e facendo pressioni perché venisse loro tolta l’autorizzazione a dir messa. Una volta instaurata la dittatura, i due vennero rapiti e detenuti per 6 mesi nei solai della Scuola di meccanica della Marina Militare argentina. Bergoglio si è sempre difeso dicendo di aver cercato di salvare i due chiedendo loro di andarsene, ma in realtà le prove portate in tribunale dimostrerebbero il contrario: connivenza e collaborazione con la dittatura.

    Storie del passato, dirà qualcuno, proprio come quelle che volevano Joseph Ratzinger iscritto alla Gioventù Hitleriana durante la Seconda Guerra Mondiale. Sono passati quasi 40 anni dalla questione del rapimento, ma non è questo l’unico motivo di polemica riguardo Papa Francesco. Ad agitare gli animi ci sono anche le sue dichiarazioni su temi moderni e scottanti come omosessualità, aborto ed eutanasia, argomenti che la Chiesa rigetta ormai da decenni ma che daranno la misura della capacità di innovazione del nuovo pontefice. Nessuno si attendeva aperture rivoluzionarie ma, stando a quanto da lui affermato in più occasioni, le premesse non sono le più confortanti. Da sempre convinto anti-abortista, qualche tempo fa ha scatenato un putiferio per alcune dichiarazioni forti.

    Lo scenario è il seguente: il sindaco di Buenos Aires vuole regolamentare gli aborti resi necessari da una violenza sessuale subita dalla donna, a seguito di una analoga sentenza della Corte Suprema, ma l’arcivescovo Bergoglio si scaglia contro questa ‘decisione deplorevole’, accusando il sindaco di voler “rimuovere il valore supremo della vita e di ignorare i diritti del nascituro“. La sua presa di posizione è chiara: “L’aborto non è mai una soluzione, neanche in caso di violenza sessuale”. Non va meglio neanche per eutanasia, apertamente osteggiata come omicidio legalizzato, e per l’omosessualità. E’ quest’ultimo punto, in particolare, che ci consente di misurare il livello di modernità di Francesco I.

    Anche in questo caso, purtroppo, ogni speranza viene affossata dalle dure parole di condanna dell’allora arcivescovo di Buenos Aires, vergate a fuoco in una lettera a margine di una discussione in Parlamento sulla legalizzazione del matrimonio tra due persone dello stesso sesso: “Cerchiamo di non essere ingenui, non si tratta solo di una lotta politica perché stiamo parlando della pretesa di distruggere il progetto di Di. Non stiamo discutendo solo di un disegno di legge ma di una trappola tesa per ingannare i figli di Dio. Questa è opera dell’invidia del Diavolo che cerca di entrare con il suo peccato nel mondo per distruggere l’immagine di Dio, ovvero quella di uomo e di una donna il cui compito è quello di crescere, moltiplicarsi e dominare la Terra”. I fedeli privi di spirito critico possono anche festeggiare, ora.

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