Laura Fernee, la ricercatrice troppo bella per lavorare [FOTO & VIDEO]

da , il

    In un mondo in cui molti ritengono che la bellezza aiuti a fare carriera, Laura Fernee dimostra come l’aspetto fisico possa anche trasformarsi in un’arma a doppio taglio. La 33enne britannica è salita agli onori della cronaca dopo aver confessato, durante un’intervista al Daily Mail, di essere stata costretta a licenziarsi perché troppo bella. Nell’Italia della disoccupazione giovanile questa notizia potrebbe lasciare perplessi, eppure è proprio questo il percorso della ex ricercatrice Laura che, non riuscendo più a sopportare l’invidia degli altri per la sua avvenenza, ha mollato il lavoro e oggi vive felice e contenta a spese dei propri genitori. Riuscite a cogliere l’ironia?

    Riavvolgiamo il nastro e cerchiamo di capire bene questa storia: nel 2008 Laura Fernee, forte di un dottorato in Science and Medical Research, viene assunta in un laboratorio a Londra con stipendio iniziale da 30mila sterline all’anno, ovvero circa 36mila euro. Quello che per molti di noi sarebbe un sogno, nel giro di pochi mesi si trasforma in incubo, almeno a sentire la confessione di Laura al Daily Mail. Al centro di tutti i problemi l’invidia delle colleghe e gli approcci insistenti dei maschietti di laboratorio: questo perché la donna, oltre che molto brava nel suo lavoro, è anche bella e intrigante, probabilmente mix irresistibile per chiunque. La convinzione di non essere accettata si fossilizza nella mente della ricercatrice, che decide così di licenziarsi. Per trovare un ambiente di lavoro migliore? Certo che no! Per vivere (alla grande) con i soldi di mamma e papà.

    Al di là di tutto, è proprio questa scelta di vita ad esporre Laura Fernee alle critiche di chi ritiene che, più che bella, sia furba e cerchi di tirar su qualche soldo con una storia inverosimile. Lei, però, che ormai è diventata ospite fisso in Tv, ci tiene a puntualizzare: “Non sono pigra e non sono un’oca. La verità è che il mio aspetto mi ha causato parecchi problemi in ambito lavorativo e per questo sono arrivata alla conclusione che lavorare non fa per me“. La sagra dell’assurdo continua quando Laura parla dei colleghi: “Gli uomini erano interessati a me solo per il mio aspetto fisico. Io avrei voluto che riconoscessero i miei risultati scientifici e la mia professionalità, ma tutto quello che vedevano in me era il mio volto e il mio corpo. Anche in laboratorio, con il camice addosso e struccata, continuavano ad importunarmi a causa della mia avvenenza. Non c’era nulla che potessi fare per fermarli“.

    Se con i colleghi uomini non andava bene, di certo la situazione non migliorava con le donne: “Per quanto riguarda le donne con cui lavoravo, erano convinte che io fossi carina quindi stupida, non riuscivano a prendermi sul serio e, a causa della loro insicurezza, erano gelose di me. Quando si sono accorte di quanto fossi brava nel mio lavoro mi hanno odiato forse anche più di prima“. Non mettiamo in dubbio che casi del genere possano effettivamente verificarsi, ma stupisce la reazione di Laura ai problemi: invece di darsi da fare e cercare un nuovo lavoro, è praticamente tornata alla fase adolescenziale per vivere a spese dei genitori e con zero voglia di mettersi in gioco. Una bambocciona in piena regola, e anche piuttosto pretenziosa visto il suo stile di vita da principessa (con la carta di credito di papà, ovviamente).

    La 33enne, ormai disoccupata da 2 anni, vive a Notting Hill in affitto per la modica cifra di 2mila sterline e spende ogni mese la modica cifra di 1.500 sterline in vestiti, 700 in parrucchiere ed estetista, 80 sterline per ogni ingresso in palestra e più di mille per la vita sociale. Somme sciorinate da lei stessa in una recente intervista, e finanziate da un’eredità ricevuta dai genitori qualche anno fa. Viene così il dubbio che la bellezza e le competenze siano solo un pretesto per nascondere la verità: Laura Fernee non aveva più voglia di sudare e lavorare per un misero stipendio visto che di punto in bianco si era ritrovata ricca. E poi vengono a parlarci di bamboccioni in Italia!