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Incidenti nucleari nel mondo: i più gravi di sempre

Incidenti nucleari nel mondo: i più gravi di sempre
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    Incidenti nucleari nel mondo: i più gravi di sempre

    Mentre in un Giappone messo in ginocchio dal terremoto purtroppo è sempre più viva la paura per le fughe radioattive dalle centrali e per le continue esplosioni nei reattori, in tutto il mondo come prevedibile si riapre il dibattito sul nucleare, e sulla effettiva necessità di chiudere le centrali prima che capiti qualche disastro.

    In Italia già ci si sta muovendo per proporre un referendum per dire no alla possibilità (voluta dall’attuale governo) di installare delle centrali sul suolo nazionale, mentre in rete la gente comune cerca di informarsi sui precedenti e sugli effettivi rischi. Perché, e la vicenda del Giappone lo sta dimostrando, le comunicazioni ufficiali in questo senso non sono mai chiare.

    Quel che sta accadendo nel Paese asiatico, però, non è certo un caso isolato nella storia. Se si tiene conto dell’ultimo secolo, quello in cui l’energia nucleare si è sviluppata su larga scala, si scopre che gli incidenti sono stati più di 130, e si scopre che il Giappone ha dei tristi precedenti. Ma anche l’Italia.

    Quando si parla di disastri nucleari, la mente torna sempre al tragico caso di Cernobyl, come se quello fosse l’unico esempio della storia. E forse è quello che vogliono farci credere, ma ci sono precedenti che tornano indietro nel tempo, fino al periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale: nel 1957, infatti, nel complesso nucleare di Windscale in Gran Bretagna, dove si produce plutonio per scopi militari, un incendio nel nocciolo di un reattore a gas-grafite causa una nube radioattiva che attraversa tutta l’Europa, causando (ma è solo la stima ufficiale) 300 morti accertate.

    Nello stesso anno, anche in Unione Sovietica devono confrontarsi con la minaccia nucleare. E’ il periodo della Guerra Fredda e del riarmo, con la spinta politica agli armamenti nucleari. Il rischio di una guerra devastante è serio, e perciò il nucleare viene utilizzato soprattutto per produrre bombe. A Kyshtym una cisterna contenente scorie radioattive prende fuoco ed esplode, contaminando migliaia di chilometri quadrati di terreno ed esponendo alle radiazioni 270 mila persone.

    Quel che non ci hanno mai detto è che molti incidenti nucleari nel passato non sono stati causati dalle centrali, ma dagli aeroplani (soprattutto americani) che trasportavano bombe all’idrogeno e che, per un motivo o per un altro, sono precipitati disperdendo nell’ambiente il loro carico distruttivo. Dagli anni 50 agli anni 70 è accaduto almeno 4-5 volte, in Spagna, in Gran Bretagna e in Giappone, che fin dalle bombe atomiche non si è mai liberata dalla minaccia.

    Piccoli grandi incidenti si susseguono in tutto il mondo fino al 1986, in quel mese di aprile che cambierà il modo di vedere l’energia nucleare nell’opinione pubblica: a Cernobyl il surriscaldamento provoca la fusione del nucleo del reattore e l’esplosione del vapore radioattivo, costringendo centinaia di migliaia di persone, soprattutto nella vicina Bielorussia, a lasciare i territori contaminati, ed esponendo l’intera Europa alla nube radioattiva. Il rischio di contrarre tumori e leucemia aumenta in maniera esponenziale, anche qui da noi in Italia, e infatti non esistono ancora oggi dati ufficiali e definitivi sui decessi ricollegabili alla tragedia.

    Passiamo al Giappone, vero protagonista della cronaca di questi giorni: dagli anni ’90 ad oggi, quasi sotto silenzio sono passati una decina di episodi di fughe radioattive o esplosioni, in un territorio che ha una densità di centrali nucleari altissima. L’ultimo incidente davvero rilevante prima di oggi si è avuto nel 2007 (ma c’è un precedente anche nel 2008), quando la centrale nucleare di Kashiwazaki, la più grande del mondo, viene chiusa proprio in seguito ai danneggiamenti provocati dal terremoto, che causa la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti.

    Anche l’Italia può raccontare alcuni casi che hanno sfiorato la tragedia: il primo nel 1964, quando un guasto alla centrale di Garigliano, nel cuore dell’Italia (pensate alle conseguenze) portò quasi alla catastrofe; poi nel 1969 quando due guasti alla centrale di Latina fecero mancare l’alimentazione alla strumentazione.

    Il problema è che, vizio tutto italiano, non c’è mai stata chiarezza su cause e conseguenze degli incidenti, come quello del 1974, nella centrale di Casaccia, dove si rompe un recipiente che contiene plutonio ma nessuno è in grado di dire come sia stata risolta la situazione. Ancora a Casaccia nel 2006 avviene un fatto di cui per mesi nessuno ha saputo nulla: dalla centrale Enea c’è una fuoriuscita di plutonio che contamina 6 dipendenti e causa danni all’intera area. Le autorità non commentano e tengono segreta la notizia per ben 4 mesi.

    Insomma, ora siamo tutti qui a sperare che in Giappone la centrale di Fukushima, la più esposta al pericolo esplosioni, non causi un nuovo disastro, ma sarebbe bene dare uno sguardo al passato per capire che l’energia nucleare non è la soluzione energetica di cui il mondo ha bisogno. A meno di non considerare drammi come quello di Cernobyl degli errori di percorso necessari.

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