Femen, chi sono le attiviste femministe? [FOTO & VIDEO]

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    Il nome Femen è diventato ormai sinonimo di un fenomeno globale: le ragazze che protestano togliendosi i vestiti e infiammando le piazze a colpi di topless attirano non soltanto le persone interessate alla politica e ai diritti umani ma anche i semplici curiosi desiderosi di ammirare le belle ragazze dell’Est. Belle e arrabbiate, viene da dire, visto che Femen è simbolo di proteste lampo contro tutto e tutti, proteste che solo l’intervento (spesso tutt’altro che gentile) delle forze dell’ordine riesce a spegnere. Cerchiamo allora di capire chi sono le Femen e cosa vogliono.

    Negli ultimi anni abbiamo ammirato le Femen in tutte le salse, ma le belle ucraine riescono sempre a stupire trovando nuovi scopi e nuovi palcoscenici. Che si tratti dello sfruttamento della prostituzione, della condotta di vita poco pulita dei politici o dell’integralismo religioso, il collettivo femminista è sempre pronto a scendere in piazza per far sentire la propria voce e far vedere il proprio corpo, “unica arma che abbiamo contro i potenti, in un mondo che appartiene agli uomini“, stando alle parole di Inna Shevchenko, una delle Femen più celebri.

    Le Femen fanno il loro esordio nel 2008 a Kiev, movimento nato sulle ceneri di Etica Nuova di Anna Hutsol dall’iniziativa di un gruppo di studentesse universitarie tra 18 e 20 anni. In poco tempo le attiviste di Femen sono diventate più di 300, non solo ucraine ma da tutti i Paesi dell’Est, raccogliendo comunque consensi anche lontano dalla patria, grazie soprattutto al clamore delle loro proteste e al buzz su Internet. Da sempre sono al centro di un dibattito piuttosto serio tra chi ritiene che il loro sia un ottimo modo per far parlare di temi importanti arrivando in prima pagina e chi invece pensa che il loro non sia altro che esibizionismo e desiderio di finire proprio in quella prima pagina.

    Sia quel che sia, i blitz delle ragazze ucraine si sono fatti sempre più intensi con il passare degli anni. Ovunque c’è qualche polemica di natura sessuale loro ci sono, e lo ricorda anche Silvio Berlusconi, oggetto della protesta in topless avvenuta nel colonnato di San Pietro a Roma. Che si tratti dell’appartamento di Strauss-Kahn o del Cremlino, della Città del Vaticano o della sede dell’ONU, Femen è pronta ad arrivare ovunque con la sua consueta dose di tette al vento e slogan a volte estemporanei. Il caso più esemplare è avvenuto sotto la Torre Eiffel, dove abbiamo ammirato, tra le altre cose, frasi come “nudo è libertà”, “donne musulmane spogliatevi”, “sono una donna non un oggetto”.

    L’intento è dei migliori, e forse hanno davvero ragione loro, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica l’unico modo è dare quello che tutti vogliono. Un grosso buco nero si staglia però alle spalle delle Femen, rappresentato da un quesito cui ancora non hanno risposto: chi finanzia il movimento? I maligni sospettano che tutte le manifestazioni siano preparate a tavolino e che le appartenenti al movimento svolgano queste proteste come un lavoro pagato con 2000 dollari al mese da un misterioso mandate. Chi sia non è dato saperlo, ma se volete saperne di più vi rimandiamo al sito ufficiale del movimento e alla pagina Facebook delle Femen.