Eruzione Marsili nel 2011: pericolo dal vulcano sommerso

Eruzione Marsili nel 2011: pericolo dal vulcano sommerso
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Vulcano Marsili

  • Vulcano Marsili: area del possibile tsunami
  • Vulcano Marsili: la struttura
  • Vulcano Marsili: mappa del tirreno
  • Vulcano Marsili: gruppo vulcanico del tirreno
  • Vulcano Marsili: riscostruzione tridimensionale

Ci troviamo in un periodo in cui l’apocalisse sembra essere l’unica prospettiva più o meno prossima per l’umanità. Sarà anche a causa di quanto è successo e sta ancora succedendo in Giappone, tra tsunami, terremoti e fughe radioattive dalle centrali nucleari, ma nel mondo, e anche in Italia, si sta diffondendo la psicosi da fine del mondo.

Non molto tempo fa abbiamo dato notizia del terrore da terremoto che si è insinuato nella popolazione della capitale Roma, che secondo una leggenda metropolitana verrà cancellata dalle cartine geografiche da un terremoto il prossimo 11 maggio 2011. Oggi invece rinverdiamo un altra psicosi, questa più reale, che riguarda il vulcano Marsili.

Secondo alcuni non ci sarà bisogno di attendere la profezia Maya nel 2012 per vedere la fine del nostro mondo, visto che pare che il vulcano sommerso Marsili si sia risvegliato, e quindi tutto il tirreno sia a rischio tsunami, per un’eruzione che potrebbe avvenire da un momento all’altro.

  • Vulcano Marsili: area del possibile tsunami
  • Vulcano Marsili: la struttura
  • Vulcano Marsili: mappa del tirreno
  • Vulcano Marsili: gruppo vulcanico del tirreno
  • Vulcano Marsili: riscostruzione tridimensionale

In verità la notizia del risveglio del vulcano Marsili si era diffusa già più o meno in questo stesso periodo l’anno scorso, quando Enzo Boschi, presidente nazionale dell’Istituto di Geofisica, ha reso noto che uno dei motivi scatenanti di questa eruzione sarebbe legato alla frequenza di emissioni idrotermali che potrebbero provocare la caduta di un’imponente massa di materiale, con conseguente rischio tsunami per le coste della Campania, Calabria e Sicilia.

In un anno non è accaduto nulla, però a quanto pare il rischio c’è davvero, e il terrore è tornato dopo le scosse che hanno coinvolto nei giorni scorsi alcune zone del meridione e la Sicilia: Marsili, il più grande vulcano d’Europa, è infatti un vulcano sottomarino localizzato proprio nel Tirreno meridionale, a circa 140 km a nord della Sicilia e circa 150 km a ovest della Calabria.

Gli esperti invitano a non farsi prendere dal panico, ma al tempo stesso sottolineano come l’area sia comunque da monitorare, perché il Marsili rientra nella ristretta cerchia dei vulcani effettivamente pericolosi dell’area europea. Studi del CNR hanno mostrato che sussiste il rischio di crolli potenzialmente pericolosi, a testimonianza di una notevole instabilità.

Aggiungiamo poi che una regione significativamente grande della sommità del Marsili risulta costitutita da rocce di bassa densità, indebolite da fenomeni di alterazione idrotermale: questo, a detta degli studiosi, farebbe prevedere un evento di collasso di grandi dimensioni. Insomma, non si tratta di un vulcano dalla struttura solida, poiché presenta delle fragilità molto rischiose per l’area circostante.

Cosa bisogna fare, quindi? A spiegarlo è il professor Franco Ortolani, ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II: “bisogna al più presto organizzare sistemi di difesa dei litorali. Un dato preoccupante è rappresentato dalla evidenza che ben 18 tsunami del passato (di diversa importanza) sono avvenuti nei mesi estivi che oggi costituiscono il classico periodo balneare caratterizzato da centinaia di migliaia di persone distribuite lungo le coste e le spiagge. E’ evidente che l’attuale spinta urbanizzazione e frequentazione estiva delle aree costiere renderebbe notevolmente più grave l’impatto di eventi simili a quelli storici”.

Da una ricerca condotta proprio dall’equipe del professore è risultato che “il maggior numero di eventi è stato provocato da grandi e rapide frane sottomarine innescate prevalentemente da terremoti avvenuti anche in aree distanti dalla costa. I fenomeni più gravi si sono verificati nel Tirreno Meridionale-Stretto di Messina-Sicilia Orientale. E’ evidente che bisogna recuperare il tempo perso e attivare idonei interventi di prevenzione al fine di preparare le aree costiere e la popolazione ad affrontare il rischio ambientale derivante da potenziali maremoti”. Insomma, per la gioia dei catastrofisti, il pericolo è reale, e a quanto pare come al solito noi non siamo preparati per affrontarlo.

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Pubblicato da Mario Bello il 27/04/2011 in: Attualità, Scienze e Misteri

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