Eritrea: vulcano Dubbi erutta dopo 150 anni

Eritrea: vulcano Dubbi erutta dopo 150 anni
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    Eritrea: vulcano Dubbi erutta dopo 150 anni

    A leggere le notizie che ogni giorno vengono rilanciate dai giornali di tutto il mondo, sembra proprio che questo 2011 debba essere considerato l’anno delle eruzioni vulcaniche inattese. Dopo il Puyehue, parte della catena vulcanica di Cordon Caulle in Cile, tornato in vita dopo oltre 50 anni dall’ultima eruzione, dobbiamo parlare di una nuova eruzione, questa volta in Eritrea.

    Ci trasferiamo quindi dal Sud America all’Africa, ma il risultato non cambia, visto che qui un vulcano, dall’enigmatico nome Dubbi, in sonno apparente da ormai 150 anni si è risvegliato nei giorni scorsi con effetti spettacolari, causando la preoccupazione delle autorità e della popolazione che vive in quella zona.

    Non era bastato quindi il ritorno alla vita dei vulcani islandesi, che hanno causato forti disagi nel trasporto aereo coinvolgendo tutta l’Europa in due ondate (fine 2010 e inizio 2011), perché questo 2011 sembra proprio segnato dalle eruzioni, in qualche modo rendendo più verosimili alcune profezie apocalittiche di antica memoria.

    Qui in Italia ancora è forte la preoccupazione per i fenomeni che si sono avuti nell’area del Tirreno meridionale, con il risveglio del vulcano sommerso Marsili, che ha provocato frane sottomarine innescate prevalentemente da terremoti.

    Se il famoso terremoto che avrebbe dovuto radere al suo Roma nel maggio 2011 si è dimostrato una bufala, il Marsili è vivo e vegeto e sotto continua osservazione (in caso di forte eruzione ci sarebbe il rischio tsunami sulle nostre coste).

    In Africa invece devono fare i conti con il Dubbi, che dal 1861 non faceva sentire la sua voce, e che proprio quest’anno ha deciso di accodarsi alla scia dei vulcani che si risvegliano come per miracolo (rompendo il record del Puyehue in Cile, eruttato dopo 50 anni di silenzio). Il Dubbi nei giorni scorsi ha aumento l’espulsione di cenere e lapilli che, secondo i rilevamenti del Volcanic Ash Advisory Centre (Vaac), superano ormai i 13.000 metri d’altezza.

    L’effetto più evidente per noi che non ci troviamo in prossimità dell’area colpita riguarda il traffico aereo, ancora una volta soggetto a ritardi o cancellazioni a causa della nube che oscura il cielo. Ma da noi la grande preoccupazione a questo punto è un’altra, ovvero il risveglio anche dopo secoli dei vulcani, visto che anche da noi (l’Italia è una fertile zona sismica e vulcanica) ce ne sono alcuni in letargo da tanto tempo, uno su tutti il Vesuvio. Speriamo decida di continuare il suo sonno.

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