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Congedo di paternità: cos’è e quando si può richiedere

Congedo di paternità: cos’è e quando si può richiedere
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    Congedo di paternità: cos’è e quando si può richiedere

    La riforma Fornero del 2012 non ha solo cambiato le regole dei contratti e dell’accesso alla pensione, ma ha anche riscritto in parte il congedo parentale, con particolare riferimento al congedo di paternità e all’astensione dal lavoro del padre. Nel complesso la legge ha introdotto una serie di interventi volti alla promozione di una “cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione i tempi di vita e di lavoro”. Cerchiamo allora di capire cosa significa questa maggiore condivisione e quali sono i diritti del padre quando è in arrivo (o è appena arrivato) un figlio.

    E’ evidente che la tutela più ampia in caso di gravidanza spetta alla donna, che può usufruire di un congedo di maternità obbligatorio riconosciuto, prima e dopo il parto, con un un’indennità economica in sostituzione della retribuzione (anche in caso di adozione o affidamento di minore). Per quanto riguarda il padre bisogna distinguere tra due condizioni diverse, che possono però generare confusione: il congedo di paternità e l’astensione del padre lavoratore.

    Il cosiddetto congedo di paternità si ha soltanto in presenza di determinate condizioni, che impediscono alla madre di beneficiare del congedo di maternità. Con questo termine si indica infatti il diritto all’astensione dal lavoro ed alla relativa indennità, qualora spettino al padre. Si tratta di casi eccezionali come: 1) morte o grave infermità della madre; 2) abbandono del figlio da parte della madre; 3) affidamento esclusivo del figlio al padre; 4) rinuncia totale o parziale della madre lavoratrice al congedo di maternità alla stessa spettante in caso di adozione o affidamento di minori. Il congedo in questi casi decorre dalla data in cui si verifica l’evento scatenante e coincide temporalmente con il periodo di congedo di maternità non fruito dalla madre (in caso di madre non lavoratrice, il congedo termina al terzo mese dopo il parto).

    Per tutti i casi ‘normali’ in cui non sussistono le condizioni per il congedo di paternità, si parla piuttosto di astensione dal lavoro del padre lavoratore. E’ qui che sono state introdotte le modifiche più sostanziali a sostegno della genitorialità (legge 28 giugno 2012, n.92). In particolare, come riportato dal sito dell’Inps:
    - Il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di un giorno. Si tratta di un diritto che prescinde da quello della madre e può essere fruito anche durante il periodo di astensione obbligatoria post partum della madre.

    Al padre è riconosciuta un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione.
    - Il padre lavoratore dipendente può astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio. Un’astensione previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima. Anche in questo caso al padre è riconosciuta un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione.

    Per quanto riguarda la richiesta del congedo (o dell’astensione) le regole per la presentazione della domanda sono le stesse di quelle per la maternità. Ovvero la domanda deve essere presentata all’Inps per via telematica mediante una delle seguenti modalità:
    - Via web, attraverso i servizi telematici accessibili direttamente dal cittadino tramite PIN dispositivo sul portale Inps.it – Servizi on line;
    - Via Contact Center integrato: n. 803164 gratuito da rete fissa o n. 06164164 da rete mobile a pagamento;
    - Via patronati, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

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