I preservativi più cari non sono i migliori

I preservativi più cari non sono i migliori
da in Rapporti, Sessualità, preservativi
    I preservativi più cari non sono i migliori

    Il mondo dei preservativi per molti in Italia è ancora un luogo oscuro contraddistinto da pregiudizi e condizionamenti culturali. Ad esempio, i consumatori del nostro Paese non hanno quasi per nulla l’abitudine di confrontare i diversi prodotti presenti sul mercato. Questo atteggiamento crea inevitabilmente dei miti falsi da sfatare assolutamente.

    L’abitudine di prendere la marca nota perché immediatamente riconoscibile sullo scaffale e quindi più veloce da nascondere sotto i pacchi di pasta e gli altri sacchetti nel tempo ha stratificato la convinzione che i preservativi più costosi siano anche i migliori. Una ricerca francese, pubblicata in Italia da Il Salvagente, dimostra invece che non sempre prezzo e qualità vanno a braccetto.

    Purtroppo da noi (ma non solo) la scelta consapevole viene spesso sostituita dall’acquisto veloce, e in questo giocano un ruolo molto pesante il retaggio culturale ancora molto arretrato per quanto riguarda le tematiche sessuali, oltre ai tabù religiosi che molti ancora si portano addosso. Questa ricerca forse riuscirà ad aprire gli occhi a molti.

    Innanzitutto partiamo dal presupposto che per essere sul mercato italiano, ogni preservativo, che sia di marca nota o da discount, deve aver superato una serie di test molto stringenti, per garantire la rispondenza alle caratteristiche dichiarate dal produttore nelle schede depositate al ministero della Salute. Innanzitutto la resistenza, l’omogeneità della superficie, ma anche lunghezza, larghezza e grado di lubrificazione.

    Il test effettuato dall’Istituto per il consumo francese su 20 marche differenti di preservativi ha dimostrato che per quanto riguarda la resistenza, quasi tutti mantengono standard alti, così come per la qualità media.

    La ricerca sfata anche il mito che i profilattici più sottili siamo meno sicuri di quelli normali: molto spesso uno spessore maggiore non è necessariamente garanzia di resistenza.

    Ma veniamo ai prezzi, perché è nel confronto tra i costi al consumo delle varie marche che emergono i dati più interessanti: il prezzo di un singolo preservativo in Italia è in media di un euro per le marche più note, mentre se ci si rivolge a quelle meno famose si scende fino a 20 centesimo al pezzo. Prezzo più basso vuol dire meno qualità? Non è esattamente questo il caso, visto che i modelli base hanno spesso ottenuto risultati migliori (tanto per dare un esempio, il Reflex, arrivato secondo nella classifica, costa soltanto 17 centesimi al pezzo, mentre il Manix Ultra Protect, primo, ne costa 83).

    Costi gonfiati, dunque, soprattutto perché le aziende più grosse devono pagare pubblicità e costi di gestione più alti, costi che ricadono sul consumatore. ma far pagare un preservativo 1 euro crea anche problemi più seri, ovvero che non tutti possono permettersi di comprarli (un pacchetto può costare anche 15 euro), con conseguenze ben note sia sanitarie (malattie e Aids soprattutto) che sociali (parti indesiderati).

    A questo proposito, Massimo Oldrini, presidente della Lila di Milano ha dice: “Abbiamo provato a sollecitare i produttori italiani, ma senza esito. I prezzi elevati però sono un problema, specie per i giovani. Da noi ci sono anche problemi culturali e ostracismi del Vaticano, che in Francia non ci sono. Basta confrontare le vecchie campagne anti-aids italiane ed estere per rendersene conto: in Italia mai un’immagine esplicita o l’uso della parola profilattico, mentre all’estero era mostrato in modo chiaro e indicato come mezzo per mettersi al sicuro. C’è mistero su tutto”.

    Foto AP/LaPresse

    568

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN RapportiSessualitàpreservativi
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI