Dipendenza dal gioco d’azzardo: sintomi e cosa fare

Dipendenza dal gioco d’azzardo: sintomi e cosa fare
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    Dipendenza dal gioco d’azzardo: sintomi e cosa fare

    La dipendenza dal gioco d’azzardo rientra fra i disturbi del comportamento e, in particolare, fra quelli che riguardano il controllo degli impulsi. Di solito il bisogno di giocare è incontrollabile e si manifestano alcuni sintomi, che consistono in delle azioni specifiche. Alcune di queste devono essere necessariamente presenti, perché si possa parlare di patologia. Cosa fare? Bisogna contare sulla motivazione del soggetto e basarsi su una specifica psicoterapia, la quale può essere accompagnata anche con adeguati trattamenti farmacologici.

    I sintomi

    I sintomi della dipendenza dal gioco d’azzardo si possono distinguere in psichici, fisici e sociali. Fra i primi sono annoverati l’ossessione per il gioco, il senso di onnipotenza, l’ansia, le alterazioni dell’umore, il sentirsi perseguitati, il senso di colpa e l’impulsività. Nella seconda categoria rientrano la cefalea, l’insonnia, le palpitazioni, i tremori, la sudorazione intensa e possono comparire anche dei disturbi alimentari. A livello sociale si riscontrano difficoltà di tipo economico, problematiche familiari, lavorative e l’isolamento.

    In ogni caso colui che è dipendente dal gioco d’azzardo manifesta delle tendenze specifiche, che si traducono in vere e proprie azioni. Ci si ritrova ad essere eccessivamente assorbiti dal gioco, si avverte la necessità di puntare somme di denaro sempre più alte, si mente ai familiari sul proprio coinvolgimento nel gioco, si tenta senza successo di smettere di giocare, mostrando irrequietezza, si gioca per sfuggire ai problemi, al senso di colpa, all’ansia o alla depressione.

    Cosa fare

    La cura per la dipendenza dal gioco d’azzardo deve basarsi sulla motivazione del paziente. Questa è essenziale, affinché il soggetto possa intraprendere un adeguato percorso terapeutico.

    La psicoterapia in genere dura dai 4 ai 12 mesi, con una frequenza iniziale pari ad una seduta settimanale. Il terapeuta proverà ad andare in profondità, scoprendo le ragioni di un malessere di cui la compulsione al gioco è solo l’espressione.

    Spesso alla base del rifugiarsi nel gioco c’è un evento traumatico, come un lutto, una separazione o un licenziamento. In terapia si cerca di risvegliare delle altre aree emotive, che facciano affidamento su altri tipi di interventi o passioni. A volte si può cercare di sbloccare anche un dialogo affettivo che è venuto a mancare.

    Lo specialista si può servire anche della prescrizione di alcuni farmaci usati per curare la depressione o di sostanze per stabilizzare l’umore, perché spesso, in associazione con la compulsione, si riscontrano forme depressive.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN PsicologiaWorkout Ultimo aggiornamento: Domenica 18/08/2013 16:59
     
     
     
     
     
     
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