Diabete: la dieta e i sintomi iniziali da non sottovalutare

Diabete: la dieta e i sintomi iniziali da non sottovalutare
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    Diabete: la dieta e i sintomi iniziali da non sottovalutare

    Diabete: vediamo la dieta e i sintomi iniziali da non sottovalutare. Si tratta di una malattia cronica che è caratterizzata da alti livelli di glucosio nel sangue. La causa è da ricercare in un’alterazione della funzionalità dell’insulina, l’ormone che permette al glucosio di accedere alle cellule e di essere utilizzato come fonte di energia per l’organismo. Il glucosio, quando il meccanismo subisce delle alterazioni, si accumula nel sangue. Esistono diverse forme della patologia: il diabete di tipo 1 riguarda il 10% dei casi della malattia, la forma più comune della malattia è quella di tipo 2.

    Per parlare di alimentazione in caso di diabete bisogna tenere in considerazione la tipologia della malattia. Il diabete mellito di tipo 1 viene chiamato anche insulino-dipendente. La patologia in questo caso si sviluppa in un’età giovanile ed è caratterizzata dall’assenza di produzione dell’insulina da parte del pancreas. Per questo motivo è fondamentale procedere con una somministrazione giornaliera di insulina. Il diabete di tipo 2 si sviluppa, invece, in età adulta: in questo caso si verifica una vera e propria resistenza all’insulina ed è fondamentale somministrare dei composti che siano capaci di stimolarne la produzione.

    Nel caso di pazienti non dipendenti dall’insulina si deve procedere con una riduzione del peso corporeo, se il paziente è sovrappeso. In genere tornare ad una condizione di peso adeguato consente di trovare un equilibrio nell’organismo e in questo caso non è necessario ricorrere all’assunzione di farmaci. Non bisogna ridurre le proteine, ma abbassare l’apporto di calorie diminuendo l’assunzione di carboidrati e lipidi. E’ importante anche limitare i grassi saturi e il colesterolo. Bisogna prestare molta attenzione, perché un’alimentazione ricca di glucidi potrebbe aumentare la glicemia notevolmente, con conseguenze molto gravi nel paziente.

    Si possono consumare legumi, che hanno un alto contenuto di fibra solubile e favoriscono il mantenimento di un equilibrio nei livelli di glucosio nel sangue. Due o tre volte a settimana si possono portare a tavola lenticchie, ceci e piselli. Importante è anche il ruolo svolto dalla frutta e dalla verdura, che aiutano a controllare l’assorbimento degli zuccheri. E’ necessario fare molta attenzione anche alle bevande che si assumono. Bisogna evitare di consumare bevande zuccherate, che aumentano rapidamente i valori della glicemia.

    In caso di pazienti insulino-dipendenti, bisogna fare attenzione generalmente alla qualità dei cibi che si assumono, visto che solitamente questi soggetti non sono in una condizione di sovrappeso. Bisogna limitare i carboidrati del pane e della pasta ed evitare l’assunzione degli zuccheri, che fanno aumentare la glicemia.

    Sono diversi i sintomi iniziali del diabete di tipo 1. Innanzitutto si riscontra l’iperglicemia, che si riscontra con una semplice analisi del sangue, quando i valori della concentrazione del glucosio nel sangue sono superiori ai 126 mg/dl. Con un’analisi delle urine è possibile riscontrare anche la presenza di glucosio che supera i valori di 160-180 mg/dl. Il diabete di tipo 1 comporta anche la poliuria, una produzione quotidiana di urina superiore ai 2,5 litri, la polidipsia, una sete eccessiva, la polifagia, un aumento della fame. I sintomi iniziali di questa tipologia di diabete prevedono anche l’astenia, una mancanza di forze, l’offuscamento della vista e gli acufeni, rumori percepiti nelle orecchie. Un altro segnale tipico della presenza del diabete di tipo 1 è la chetoacidosi: le cellule non possono utilizzare lo zucchero e ricavano l’energia dalla metabolizzazione degli acidi grassi delle cellule adipose.

    Il diabete di tipo 2, invece, insorge abbastanza lentamente in età adulta e nella sua fase iniziale, oltre all’iperglicemia, compaiono sintomi come la disidratazione, che tende ad aumentare negli anni, una concentrazione di trigliceridi nel sangue superiore ai 200 mg/dl, una concentrazione ematica di acido urico superiore ai 6,5-7 mg/dl, debolezza, problemi della vista e glicosuria, la presenza di zuccheri nelle urine.

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