Una principessa che saluta in italiano, le colline di Parma al tramonto e una cucina di campagna dove la farina vola leggera. In mezzo, l’ascolto dei bambini e il coraggio di rimettersi in viaggio. È una storia semplice, che profuma di pasta fresca e di futuro.

Arrivederci, grazie
Così ha chiuso la sua due giorni in Italia la principessa Kate Middleton, prima missione all’estero dopo la malattia. Ha lasciato l’agriturismo “Il Vigneto”, a Barbiano di Felino, ed è partita dall’aeroporto di Parma su un volo privato. Il viaggio aveva un obiettivo chiaro: incontrare educatori, pedagogisti e atelieristi di Reggio Children. Ascoltare, capire, portare a casa idee.
Reggio Children
È un centro internazionale nato dall’esperienza educativa di Reggio Emilia, legata a Loris Malaguzzi. Qui il bambino è competente, curioso, capace di costruire sapere con le mani e con la mente. È un approccio studiato nel mondo e applicato in contesti diversi, dalle scuole dell’infanzia ai musei. Non servono slogan: contano gli atelier, i materiali, i tempi lenti. Contano gli adulti che sanno mettersi di lato.
Nel suo tour
Kate ha parlato con chi ogni giorno progetta spazi di apprendimento. Ha chiesto esempi concreti. Ha guardato laboratori di creta, ha osservato i tavoli di luce, ha chiesto come si documenta il lavoro dei bambini. Secondo chi era presente, ha ringraziato più volte per l’ispirazione. E ha detto una frase semplice: “Vorrei fare di più. Questo è solo l’inizio.” Non ci sono programmi ufficiali da annunciare oggi. Ma l’intenzione, quella sì, è chiara.
Perché i tortelli d’erbetta raccontano Parma
I tortelli d’erbetta sono un pezzo di identità locale. Dentro ci sono bietole (o spinaci), ricotta e Parmigiano Reggiano DOP. La sfoglia si chiude con la rotella dentata. A Parma si mangiano tradizionalmente nella notte di San Giovanni (23-24 giugno), quando l’erba, si dice, “porta bene”. Kate ha assemblato il ripieno con la sac à poche, ha tagliato i quadretti, ha riso quando la rotella le è caduta a terra. È la cucina che scioglie l’etichetta: mani sporche, concentrazione, gioia.
Reggio Children e l’educazione che parte dalle mani
Quel gesto, in fondo, incrocia la pedagogia che ha visto a Reggio: imparare facendo, coltivare stupore, dare valore ai materiali. La cucina come atelier, la sfoglia come linguaggio. Non è retorica: le ricerche internazionali confermano che esperienze tattili e simboliche sostengono attenzione, autonomia e creatività. Qui si capisce perché “mettere le mani in pasta” non è solo un modo di dire.
Al pranzo
Seduta accanto a Paola Riccò di Reggio Children, Kate ha ripetuto il suo grazie. Ha assaggiato, ha ascoltato, ha salutato in italiano. Poi è uscita all’aria tiepida delle colline, tra filari e profumo d’erbe, e ha detto ancora “arrivederci”.
Viene da chiedersi cosa resta di una visita così
Il protocollo o una risata per una rotella caduta? Forse la misura sta lì, in quel velo di farina sulle mani: abbastanza per ricordare che le cose importanti, a ogni età, cominciano dal toccare, dal fare, dal condividere un piatto caldo. E se la prossima volta, a Londra, qualcuno chiederà una ricetta, saprà rispondere: “Quella dei tortelli. Quelli di Parma.”




