Una cucina racconta abitudini, gesti, piccoli rituali. A Milano, dove lo spazio dialoga con il tempo, il progetto giusto non è solo bello: deve funzionare, durare, sorprendere ogni giorno.
La cucina chiede chiarezza. Studio Design Milano parte da qui: ascolto, metrature reali, luce. Non c’è ricetta universale, ma ci sono regole che evitano errori. L’ergonomia prima di tutto. Un piano a circa 90–94 cm aiuta la postura; la letteratura tecnica e le linee guida professionali lo confermano (es. NKBA, “Kitchen Planning Guidelines”). Il triangolo di lavoro tra lavello, piano cottura e frigorifero funziona quando ogni lato sta tra 1,2 e 2,7 m e il perimetro totale tra 4 e 7,9 m, sempre secondo NKBA. Per la illuminazione dei piani, fonti tecniche ispirate alla norma EN 12464-1 indicano 300–500 lux sul compito visivo. Dati sobri, scelte più sicure.
Ricordo una cucina di 8 m². Pareti irregolari, finestra bassa, una sola presa utile. Si è risolta con colonne fino al soffitto, un canale attrezzato e luci su binario. Nessun colpo di scena, solo misure corrette e materiali coerenti. È qui che la progettazione cucina diventa esperienza quotidiana.
Prima le basi: materiali e dettagli che contano
La differenza la fanno i materiali giusti. Superfici in Fenix NTM o HPL riducono le impronte. Le pietre naturali come quarzite e granito resistono al calore meglio dei compositi, ma richiedono manutenzione; l’acciaio satinato è igienico, segna con l’uso e piace proprio per quello. Le guide con portata 40–70 kg, le cerniere con apertura 155°, le gole continue nei sistemi senza maniglia: sono numeri che, in cantiere, evitano ripensamenti. Se non hai dati certi su un prodotto, chiedi scheda tecnica: è un diritto, non un vezzo.
9 soluzioni di stile firmate Studio Design Milano
Isola monolitica in pietra. Un blocco in quarzite con piano a sbalzo per due sgabelli. Scalda con legno termotrattato e un profilo LED da 4000 K.
Parete boiserie attrezzata. Doghe in rovere con binario magnetico per barattoli e coltelli. Ordine visivo, presa immediata.
Colonne con vani a scomparsa. Pocket doors che nascondono piccoli elettrodomestici. Il banco resta libero, il ritmo della giornata pure.
Mix materico equilibrato. Basi in Fenix, pensili in vetro fumé, top in acciaio. Tre texture, zero caos.
Pensili sospesi e basi rialzate. Zoccolo a 8 cm e basi su piedini regolabili. Più leggerezza, più pulizia.
Dispensa angolare intelligente. Cesti estraibili a raggio completo. Recuperi fino al 30% di spazio nascosto rispetto a un angolo cieco.
Binario luci flessibile. Un sistema su rotaia con spot orientabili. L’illuminazione segue tagli, impasti, conversazioni.
Tavolo integrato scorrevole. Un prolungamento del top che si allunga di 40 cm. Da prep station a tavolo per quattro.
Maniglie invisibili, presa comoda. Gole verticali e orizzontali, raggi morbidi. Minimal sì, ma senza rinunciare alla gestualità.
Ogni soluzione nasce da misure, luce e flussi. Poi arriva il carattere: una cucina su misura è una stanza che ti assomiglia quando è vuota e ti segue quando è piena. Se vuoi approfondire le distanze consigliate e l’ergonomia, le linee guida NKBA offrono parametri chiari (riassunti pubblicamente in molte sedi professionali); per i livelli luminosi, i riferimenti della EN 12464-1 restano una base solida per il lavoro puntuale sui piani.
La domanda, alla fine, è semplice: che storia vuoi vivere ogni mattina, mentre il primo caffè disegna vapore contro la finestra?



