Il ritorno di Federico Chiesa alla Juventus smette di sembrare nostalgia e diventa una possibilità concreta: nel freddo del mercato d’inverno, tra conti, incastri e una variabile africana, si delinea una finestra temporale che accende l’attesa.
La parola d’ordine è “occasione”. Non perché manchi l’ambizione, ma perché i margini economici sono stretti. La Juventus cerca un centrocampista centrale, un esterno destro e forse una punta di complemento. Eppure, quando si apre uno spiraglio per Chiesa, l’istinto è di non lasciarlo scappare. Conosce l’ambiente. Ha lasciato Torino in modo turbolento nell’estate 2024. Ha bisogno di minuti, continuità, un contesto che lo valorizzi. Anche in chiave Nazionale: Spalletti lo ha già impiegato sia da esterno alto sia da seconda punta, e questa duttilità resta un plus.
Ma, secondo più fonti di mercato, i primi contatti formali sono partiti ieri: Liverpool aperto alla cessione, sì, ma solo a titolo definitivo o in prestito con obbligo di riscatto. La richiesta è contenuta: gli inglesi vorrebbero recuperare i circa 12 milioni investiti 18 mesi fa. Una cifra che la Juve proverà a limare sfruttando un dato oggettivo: l’impiego sin qui ridotto sotto Arne Slot. Il quadro include anche Napoli e Roma, alla finestra. Mossa bianconera: arrivare prima, preparare il terreno, non forzare i tempi.
Il punto è tecnico, ma soprattutto strategico. Chiesa porta progressione, strappo, uno-contro-uno e attacco alla profondità. In Serie A quel profilo cambia i piani gara. Per Allegri, per Motta o per chiunque sieda in panchina, è un’arma che fa saltare le marcature preventive. A costo ragionevole, con un ingaggio da incastrare con attenzione, diventa un affare sostenibile. L’Italia, poi, guarda al ciclo verso il 2026: rimettere in ritmo un talento così ha valore anche per la Nazionale. Fino a qui, sono tutti tasselli coerenti.
Il timing dipende da una variabile che a Liverpool considerano decisiva: la Coppa d’Africa e il rientro di Mohamed Salah. Prima di liberare Chiesa, Slot vuole un reparto offensivo completo. Tradotto in pratica: è altamente improbabile che l’operazione entri nel vivo prima di metà mese. La finestra più realistica per un affondo è tra il 15 e il 20 gennaio, a seconda del percorso dell’Egitto e dei tempi di rientro del suo fuoriclasse. È una stima credibile, non un annuncio: le due società non hanno ufficializzato scadenze. Un altro paletto concreto è la scadenza del mercato in Italia: 31 gennaio, ore 20. O si chiude in quella forbice, o la Juve dovrà cambiare priorità.
Equilibrio e gamba in mezzo servono come l’aria. Ma è la logica dell’occasione a dettare il passo: se il ritorno di Chiesa diventa percorribile, la gerarchia degli obiettivi può spostarsi in un giorno. Si tratterebbe di una cessione definitiva o di un prestito con obbligo: forme chiare, senza giri di parole, con sostenibilità finanziaria verificabile nei conti.
Cosa significa davvero tornare? È solo mercato, o un gesto di fiducia reciproca che riapre una storia interrotta? Torino sa aspettare. E certe attese, quando si accendono, fanno più rumore di un annuncio.
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