Come riconoscere un buon vino?

Le 5 soluzioni semplici per scegliere un buon vino usate anche dai migliori sommelier

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    Come riconoscere un buon vino?

    Come riconoscere un buon vino? Ci sono almeno 5 grandi risposte a questa domanda che aleggia come un fantasma in ogni ristorante, bar, osteria o enoteca.

    Prima ancora di stappare una bottiglia, di guardare il colore attraverso il bicchiere, di apprezzarne gli aromi ed il gusto, tutti si pongono il dubbio: avrò scelto un buon vino?

    In effetti, la risposta a questa domanda non è mai scontata. Vi sono almeno 5 possibili regole da seguire sul tema.

    Regola 1: Un buon vino è il vino che ci piace!

    Un vino è buono se piace. Stop. Non vogliamo prendere in giro nessuno ma è questa la prima grande verità che qualunque sommelier vi dirà. Si noti bene che la risposta è banale solo in apparenza. Sui gusti personali nessuno deve avere il coraggio di discutere.

    Regola 2: occhio all’etichetta del vino, DOC o DOCG ma non solo

    La seconda regola per sapere se abbiamo di fronte un buon vino è guardare l’etichetta. In tal senso, vantare il riconoscimento della DOC o il sigillo della DOCG aiuta, in quanto implica il rispetto di una serie di caratteristiche e parametri ben illustrate nel disciplinare di produzione (più stringente, ovviamente, nel caso della Denominazione d’Origine Controllata e Garantita rispetto alla più semplice Denominazione d’Origine Controllata). Non solo. Qualora in etichetta ci sia riportata la dicitura “Classico” significa che il vino è stato prodotto nella zona di origine di quella denominazione; se “Superiore” significa che sono state utilizzate uve di particolare pregio e che il grado alcolico è di almeno 0,5% in più rispetto al normale; se “riserva” significa che è affinato almeno 12 mesi in più del normale; se “millesimato”, infine, si tratta di uno spumante con uve di una sola annata che è stata particolarmente favorevole. Tutte queste menzioni sono sintomo di maggiore qualità ove presenti.

    Regola 3: un buon vino è quello che rispecchia la volontà del produttore

    Qui entriamo un po’ più nel tecnico. E presupponiamo un minimo di conoscenza della materia trattata. Per cui, se non vi sentite sicuri, restate a guardare quanto riportato in etichetta. Basta e avanza. Si può parlare di “buon vino” quando il prodotto si avvicina il più possibile al cosiddetto obiettivo enologico, ovverosia a ciò che il produttore voleva fare con un dato vitigno, su un particolare terreno, in un determinato clima e con precise tecniche di coltivazione e vinificazione. Tutti questi fattori incidono sul risultato finale.

    Regola 4: un buon vino è un vino “complesso” ed equilibrato

    Proseguiamo alla scoperta del “buon vino” addentrandoci ancor più specificatamente nelle competenze di di un sommelier o di un enologo. E parliamo di “pulizia” e “complessità” di un vino.

    Un buon vino è innanzitutto “pulito”, cioè esente da difetti quali velature o puzzette che denotano qualche problema durante la vinificazione o nella conservazione. Dopodiché si parla di “buon vino” quando si ha nel bicchiere un prodotto che esprime complessità di aromi i quali riescono a susseguirsi in un certo ordine senza confondersi troppo gli uno con gli altri. Alla bocca, un buon vino presenta un certo equilibrio tra componenti cosiddette “morbide” (alcolicità e zuccheri) e componenti “dure” (acidità-freschezza, sapidità e tannicità) fermo restando che alcuni vini hanno come caratteristica distintiva (e di pregio) la predominanza delle morbidezze (ad esempio vini dolci e/o passiti) ed altri quella delle durezze (ad esempio spumanti e vini bianchi).

    Regola 5: un buon vino è quello che meglio si abbina al nostro piatto

    Restando in tema di componenti morbide e dure del vino, arriviamo a parlare dell’abbinamento vino-cibo. Un buon vino è il vino giusto al momento giusto. Un grande champagne, ad esempio, sarà veramente tale se abbinato a ostriche o caviale. Un bel Chianti darà il meglio di sé con una bistecca alla fiorentina al sangue. Un vino dolce passito potrà essere apprezzato al 100% solamente se bevuto con un dessert adeguato. Un vino da meditazione, ci esalterà se accompagnato da un buon sigaro. Eccetera eccetera.

    Non è necessario essere esperti. In rete fioccano i consigli sui corretti abbinamenti. La risposta ideale si può ottenere sia partendo da un vino specifico per arrivare al cibo migliore che viceversa.

    Semplificando molto, si può dire che i vini bianchi leggeri si possono abbinare con piatti leggeri a base di verdure e/o pesce e formaggi freschi. I vini rossi si devono abbinare alle carni e, tanto più i piatti avranno sapori forti, tanto più il vino dovrà essere strutturato. I vini dolci vanno solo con i dolci.