Bolla immobiliare: i dati dagli USA e dalla Germania fanno paura e ci contageranno

Una delle maggiori emergenze nel 2023 potrebbe essere lo scoppio della bolla sul mercato immobiliare ma vediamo come due notizie apparentemente slegate su questo importantissimo mercato in realtà ci offrano una prospettiva molto fosca.

Innanzitutto partiamo dalla Germania. Infatti per il primo anno dopo la crisi del 2008 il valore degli immobili in Germania scende. Dunque gli aumenti continui dei tassi da parte della BCE hanno cominciato a sortire i loro effetti sul valore globale degli immobili tedeschi che dopo tanti anni per la prima volta mostra una flessione.

Scoppio bolla immobiliare: i dati che fanno paura
Scoppio bolla immobiliare: i dati che fanno paura / QNM

Un altro dato decisamente importante riguarda una correzione dei prezzi degli immobili americani, infatti anche qui il precedente picco del valore netto degli immobili era proprio nel 2007-2008. Quando c’è stato lo scoppio della bolla immobiliare i prezzi delle case hanno avuto un crollo. Ma oggi secondo gli esperti sul mercato americano c’è in atto un’altra bolla. Infatti tanti giovani e meno giovani hanno acquistato casa nell’ultimo periodo salvo poi pentirsi di averla pagata troppo.

I dati internazionali parlano dello scoppio della bolla

Insomma abbiamo contemporaneamente sia un previsto scoppio di bolla negli Stati Uniti per ragioni assolutamente legate alle specificità di quel mercato ma in Germania abbiamo anche per la prima volta una flessione del valore globale degli immobili. A tutto questo bisogna ovviamente aggiungere l’aumento dei tassi da parte delle banche centrali che rende i mutui sempre più sconvenienti.

Se uniamo tutti questi elementi insieme c’è da ritenere come lo scoppio della bolla immobiliare globale possa essere fortemente probabile nel 2023. Infatti è proprio collegando insieme tutti questi dati che possiamo ben dire che coloro i quali prevedono lo scoppio della bolla oggi sono decisamente sostenuti da dati e da numeri forti. Invece coloro i quali ritengono il mondo dei mutui sostenibile e che quindi ritengono che la bolla non esista oppure che possa continuare a gonfiarsi per anni oggi appaiono decisamente meno sorretti dai numeri.

Unire dati diversi per osservare il quadro globale

Quindi proprio questi ultimissimi dati che provengono dalla Germania e dagli Stati Uniti ci fanno pensare che i valori troppo gonfiati del mondo immobiliare siano proprio arrivati alla fase dello scoppio della bolla. Purtroppo il temuto a scoppio della bolla potrebbe avvenire proprio in questo 2023 nel quale è attesa anche la recessione e chiaramente i due fenomeni non farebbero altro che potenziarsi a vicenda. Ma la Germania e gli Stati Uniti non sono certo gli unici Paesi nei quali affiorano dati preoccupanti che sostengono e corroborano la tesi dello scoppio imminente della bolla immobiliare.

Un caso emblematico infatti è quello del Regno Unito. Nel Regno Unito i prezzi delle case sono in forte calo e anche la richiesta dei mutui è in un calo ancora più marcato. Gli osservatori del mondo immobiliare del Regno Unito vedono un 2023 estremamente problematico per il mercato immobiliare. In sostanza l’Italia risulta essere uno tra i pochi paesi europei dove ancora c’è un aumento del valore delle case.

In Italia ancora non se ne risente

Potrebbe benissimo essere che il mercato italiano sia semplicemente in ritardo, per così dire, rispetto agli altri mercati internazionali visto che in tutto il resto del mondo i mutui sono in flessione proprio a causa dell’aumento dei tassi ma anche il valore delle case sta diminuendo. Ad esempio in California negli anni scorsi la fine della pandemia di covid aveva fatto registrare una sorta di euforia per quello che riguarda il valore delle case e tantissimi si erano gettati nell’investimento immobiliare.

Scoppio bolla immobiliare: i dati che fanno paura
Scoppio bolla immobiliare: i dati che fanno paura / QNM

Ma oggi proprio dalla California arrivano segnali molto marcati di flessione del mercato. In sostanza se andiamo ad analizzare i dati in giro per il mondo è facile notare come già i segnali di una situazione a dir poco problematica per questo strategico mercato siano evidentemente forti anche se in Italia ancora non ne risentiamo.