Yvonne Hopf: la campionessa cieca che ha preso in giro il mondo

Yvonne Hopf: la campionessa cieca che ha preso in giro il mondo
da in Sport, nuoto
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    Yvonne Hopf: la campionessa cieca che ha preso in giro il mondo

    Poteva essere riportata e lo è stato, come una grande storia di sport, una storia di speranza, abnegazione e soprattutto a lieto fine. La vicenda della nuotatrice tedesca Yvonne Hopf ha dell’incredibile e da icona dello sport paralimpico, capace di appendersi al collo ben cinque medaglie d’oro alla rassegna americana di Atlanta nel 1996, la teutonica è ora vista come l’incarnazione della truffa, una presa in giro di livello internazionale portata alla luce grazie al quotidiano tedesco Der Spiegel.

    L’esordio ad Atlanta
    Tutto iniziò nel lontano 1996, quando il 19 luglio di quell’anno il presidente Bill Clinton aprì ufficialmente la rassegna a cinque cerchi giunti alla 26esima edizione, inchiodando gli occhi del mondo sulla capitale della Georgia. Ad Atlanta fecero la voce grossa gli Stati Uniti d’America che sforarono quota 100 medaglie seguiti da Russia, Germania e Cina. La spedizione azzurra si difese bene portando a casa un bottino di 35 medaglie e collocandosi al sesto posto nella classifica delle nazioni protagoniste. Quell’edizione fu ricordata per gli exploit di diversi atleti, da Carl Lewis assoluto mattatore nel salto in lungo a Michael Johnson capace di conseguire una memorabile doppietta nei 200 e 400 metri piani. In campo femminile si distinsero la russa Svetlana Masterkova negli 800 e 1500 metri e la transalpina Marie-Josè Perec che dominò sia i 200 che i 400 metri.

    Yvonne Hopf era una promessa del nuoto paralimpico
    Ma quell’anno, nella lista di iscritti e partecipanti compariva anche la tedesca Yvonne Hopf, allora 18enne e con tanta voglia di vincere e far fruttare il duro lavoro di preparazione. La Hopf prese parte alle Paralimpiadi, sezione nuoto, perchè cieca, almeno così testimoniarono gli esami a cui fu sottoposta. Improvvisamente, tutto il mondo si accorse di lei e a ragione. La ragazzina tedesca inanellò una serie impressionante di affermazioni in vasca riuscendo a vincere 5 ori paraolimpici, tutto ciò che poteva essere accaparrato fu suo. A distanza di anni fu definita l’alter ego femminile di Ian Thorpe, un accostamento che non stonò affatto. Yvonne sull’onda del successo e della popolarità dichiarò di avere grandi progetti per il futuro e la ribalta conquistata ad Atlanta non era che l’inizio di una folgorante carriera da nuotatrice non vedente, fatta di tanti sacrifici ma innumerevoli soddisfazioni.

    Il suo sogno era ripetersi a Sidney 2000, un sogno che si spezzò due anni dopo la rassegna georgiana, quando nuovi controlli medici svelarono l’insospettabile.

    Der Spiegel ha fatto chiarezza
    La tedesca, che in acqua si muoveva senza vedere le pareti della piscina, facendo affidamento solo su orientamento, numero di bracciate e tempi memorizzati in testa, ci vedeva eccome. La soglia massima oltre la quale si perde il diritto di gareggiare è il 10%, la 18enne aveva una capacità visiva bel oltre questo valore. Dai fasti americani, la Hopf, che nel frattempo seguì con successo i corsi per prendere la patente di guida, riuscì a passarla liscia per altri due anni, poi un silenzio tombale avvolse la sua figura e il suo nome cadde nell’oblio. Di lei non si seppe più niente ma nessuno ne conosceva la ragione. In questi giorni è stato il giornale Der Spiegel a riportare in vita la scomoda faccenda indagando e venendo in possesso della documentazione medica di quegli anni. Ma come è possibile che succedano queste cose e un atleta possa raggirare i controlli medici? “Tra gli atleti che partecipano alle gare riservate a disabili spesso si intrufolano persone che simulano l’handicap durante le visite di routine, e non sempre è così facile individuarli” – ha spiegato un medico addetto alla selezione di atleti paralimpici.

    I precedenti
    Eppure il caso di Yvonne Hopf non è isolato. La lista di atleti paralimpici e imbroglioni è lunga e nutrita, ricordiamo per esempio Monique van der Vost, vincitrice alle Paralimpiadi di Pechino del 2008 di due argenti nell’handbike, paralizzata da 13 anni ha candidamente ammesso che da molto tempo era in grado di deambulare senza l’aiuto di carrozzina o della fondista non vedente che a Torino al traguardo si girò verso il tabellone ed iniziò ad esultare quando vide il tempo, lasciando di sasso il pubblico. Storie di presunti paladini dello sport, comunque drammatiche e grottesche, succubi di una ribalta non meritata e colpevoli di rubare la scena ad atleti portatori di un reale handicap.

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