Caso Riccò: il Coni chiede 12 anni di squalifica

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    Caso Riccò: il Coni chiede 12 anni di squalifica

    Il ciclista Riccardo Riccò rischia una squalifica che sa di addio alle corse: 12 anni di stop è infatti la richiesta della Procura antidoping del Coni. Il ciclista era stato ricoverato dopo un malore dovuto a un’autoemotrasfusione a febbraio 2011. Riccò è inoltre recidivo: nel 2008 fu squalificato al Tour.

    E’ stata dunque riconosciuta la responsabilità per violazione dell’art. 2.2. del Codice mondiale antidoping: si andrà avanti con questa linea dura?

    - La vicenda:

    Lo scorso febbraio. Riccò venne ricoverato d’urgenza all’ospedale di Pavullo per un blocco renale. Uno dei medici rivelò subito che il corridore aveva ammesso di aver effettuato un’auto-emotrasfusione, tesi plausibile ma poi smentita dal ciclista.

    L’ultima ammissione di Riccò sulla vicenda sembrerebbe una semi-ammissione, avendo sottolineato di aver fatto uso si di una trasfusione ma di soluzione ferrosa su indicazione medica.

    - La difesa dei legali:

    “Il suo ricovero fu determinato da un´infezione, ricondotta alla presunta auto emotrasfusione solo sulla base di dichiarazione di infermieri e medici del 118 di Pavullo e di Modena che riportarono presunte parole dei familiari di Riccò. Nessun analisi ha mai provato la trasfusione, e il mio assistito l´ha sempre negata. Noi non svalutiamo quello che dicono i medici, ma in un procedimento giudiziario le testimonianze da sole forse non sono in grado di sostenere l’accusa. Non c’è flagranza di reato, solo testimonianze. La sua ammissione? Era una infusione di un medicinale lecito prescrittogli dai medici sportivi della sua squadra per grave carenza di ferro. Le sacche di sangue? Non sono mai esistite, mai: solo notizie diffuse ad arte per screditare un atleta particolare, che faceva clamore e quindi notizia” ha affermato il legale di Riccardo Riccò, Fiorenzo Alessi.

    La linea dura è quella giusta da seguire? Quel che è certo è che rivedere Riccò gareggiare a grandi livelli, a questo punto. è sempre più difficile.

    Foto da AP/LaPresse