Sciopero serie A: i motivi e i precedenti

Sciopero serie A: i motivi e i precedenti
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    Sciopero serie A: i motivi e i precedenti

    Non sembrano esserci più margini di trattativa tra la Lega Calcio e l’Aic: la prima giornata di Serie A salterà. Per tutti i fan del pallone la prima partita verrà quindi rimandata all’11 settembre, data della seconda di campionato. Ma quali sono i motivi di questo sciopero? Ci sono dei precedenti? Scopriamolo!

    La Lega di serie A sarebbe pronta a sottoscrivere il nuovo contratto collettivo con l’Assocalciatori solo a due condizioni: una modifica dell’art. 7 e un accordo scritto che certifichi come il contributo di solidarietà inserito nella manovra finanziaria venga indicato interamente a carico dei giocatori. Da qui nascono tutti problemi.

    Se si lascia il riferimento all’obbligo dell’allenamento con la prima squadra (per quanto riguarda l’art.7) bisognerà chiarire il concetto di prima squadra in rose da 40-50 giocatori e definire nei dettagli le ‘ragioni tecniche temporanee’ per cui si possono organizzare allenamenti differenziati ad alcuni giocatori. Questo per garantire l’autonomia degli allenatori e non dare adito a contenziosi e ricorsi al collegio arbitrale (vedi caso Pandev-Lazio).

    La seconda condizione è la sottoscrizione, insieme all’Aic, di un accordo scritto con valore legale in cui si chiarisca che saranno a carico dei giocatori contributi straordinari come quello di solidarietà previsto dalla manovra in discussione al Parlamento. La manovra finanziaria del governo di meta’ agosto ha portato alla ribalta appunto questo terminte: si tratta di un 5% in piu’ sui redditi oltre i 90 mila euro, il 10% a partire dai 150 mila, da pagare allo Stato. Questa misura straordinaria è ancora arrivata in Parlamento e forse sara’ anche modificata ma ha già di fatto incrinato i rapporti tra Lega e l’associazione dei calciatori. Il punto su cui si basa la questione è semplice: chi deve versare all’Erario un decimo dei 1.097 milioni in stipendi pagati in serie A nella stagione 2010 a 400 giocatori?

    ”I calciatori faranno il loro dovere, pagheranno” ha assicurato l’Aic. ”Noi no, bisogna chiarirlo nel contratto” la replica dei club. Almeno la meta’ dei contratti della A sono ‘al netto’: il club da sostituto di imposta si trasforma in vero e proprio contribuente. Per legge si deve scrivere il lordo ma nel contratto si puo’ indicare la ‘prevalenza del netto’: in questo caso il club si fa carico delle variazioni delle aliquote Irpef.

    Cosi’ ad esempio se Ibrahimovic sul contratto riporta l’ingaggio lordo e poi esplicita un ingaggio netto (9 milioni): così e’ sicuro che avra’ la seconda cifra. A scalare, fino ai 100.000 euro circa si va sempre piu’ verso la cifra “lorda” e basta. In questo caso nessun dubbio su chi paga; nell’altro, puo’ nascere un contenzioso.

    Ma secondo Damiano Tommasi, presidente dell’Aic, la querelle sul contributo di solidarietà è solo un pretesto: “La posizione sul contributo di solidarietá? È un falso problema, se verrá approvato, lo pagheremo nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge. È solo un pretesto perchè è chiaro che c’è qualche problema in Lega. Noi strumentalizzati? Non lo so, noi vogliamo iniziare con il contratto collettivo firmato, purtroppo la si sta mettendo in una logica di muro contro muro e non fa bene a nessuno”.

    Si risolverà la questione o si andrà incontro a un clamoroso sciopero? L’ultimo sciopero della serie A risale al 17 marzo 1996, anche se tante altre sono state le proteste e le azioni condotte dall’Aic. Eccole:

    - 11 maggio 1969: i calciatori chiesero l’abrogazione della norma che permetteva alle società di serie A e B di ridurre gli emolumenti del 40% se i giocatori in questione non avessero raggiunto un determinato numero di presenze. La questione si risolse con l’accettazione delle richieste dell’Aic e l’annullamento della norma.

    - 14 aprile 1974: le partite iniziarono con 10 minuti di ritardo in segno di solidarietà con il giocatore Augusto Scala, che rifiutò il trasferimento dal Bologna all’Avellino.

    - 1982: ci fu uno sciopero in tre giornate (31 ottobre in A, 7 novembre in A e B, 21 novembre A, B e C) su temi riguardanti minimo stipendio a fine contratto, cessione contratto con parametro, minimo garantito in pubblicità.

    - 1986: l’Aic proclamò un altro inizio ritardato dei match, questa volta di 15 minuti, per gli atteggiamenti tenuti dai presidenti del Pisa, Romeo Anconetani e del Catania, Angelo Massimino, nei confronti di alcuni calciatori.

    - 11 giugno 1989: l’Aic scioperò per protesta contro la decisione Figc di non applicare la riduzione dei parametri ai contratti in scadenza.

    - 26 aprile 1992: sciopero per le trattative sul tesseramento degli stranieri e abolizione del tetto Uefa dei parametri

    - 18 dicembre 1994: durante la 12esima giornata di A, ritardo di 45 minuti rispetto all’inizio del match: in quell’occasione le motivazioni furono prevalentemente economiche e riguardarono il mancato pagamento degli stipendi dei giocatori appartenenti alle società non ammesse ai campionati.

    - 22 e il 23 dicembre 2000: le squadre scesero in campo 15 minuti dopo rispetto all’orario di inizio. Nell’iniziativa l’Aic fu affiancata da Figc, Leghe, Aiac e Aia per protestare contro la violenza nel calcio e le numerose aggressioni subìte dai calciatori.

    - 30 gennaio 2009: l’Aic solidarizzò con i calciatori Daniele Mannini e Davide Possanzini, sospesi dal Tas di Losanna per essersi presentati in ritardo ad un controllo antidoping: 15 minuti di ritardo come segno di protesta da parte dei calciatori.

    - Novembre-dicembre 2010: l’Aic proclama lo sciopero, da mettere in pratica il 25 e 26 del mese (5/a giornata del campionato), per protestare contro il mancato rinnovo del contratto collettivo, scaduto. C’è poi la revoca, ma il 30 novembre viene di nuovo proclamato lo sciopero, per la 16esima giornata (11-12 dicembre), a sua volta revocato il 9 dicembre scorso.

    Questa volta la spaccatura Lega-Aic sembra insanabile: di certo non un bell’inizio di campionato…

    Foto da AP/LaPresse

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