Balotelli, Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic: i calciatori da non chiamare per il calcetto

Balotelli, Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic: i calciatori da non chiamare per il calcetto
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    Balotelli, Cristiano Ronaldo e Ibrahimovic: i calciatori da non chiamare per il calcetto

    In campo grandi campioni, sui campetti, quelli da calcetto, delle vere e proprie piaghe. Lamentosi, tirchi, vanitosi, eccessivi, ritardatari, vi proponiamo una lista dei dieci giocatori da evitare assolutamente se doveste decidere di organizzare una partitella serale di calcetto. Se la loro classe è indiscussa e verrebbe fuori anche su un rettangolo di gioco più ristretto, tanti e disparati sono i motivi per cui escludere questi giocatori nella lista dei partecipanti. Potreste chiedervi se e quando si presenterà la possibilità di giocare a calcetto con uno di questi grandi campioni. Probabilmente mai, ma potrebbe capitare che vi troviate a giocare con i loro cloni, allora tenete presente questa lista e riflettete bene, potreste rovinarvi la serata e rodervi il fegato. Uomo avvisato mezzo salvato, no?

    Lionel Messi
    Perchè non invitarlo? Solo per il fatto che ha vinto tre Palloni d’Oro. Lui è il re del calcio, considerato il giocatore più forte al mondo in attività e sui passi di Diego Armando Maradona, è un mix micidiale dei grandi campioni della storia: Pelè, Maradona appunto, Platini e così via. Non lo potete marcare, non potete rubargli palla, rovinerebbe sin dal primo secondo la vostra serata di libertà. Quelli bravi come lui lasciateli a casa.

    Marco Tardelli
    C’è Marco Tardelli e i seguaci di Marco Tardelli che lo emulano soprattutto nel frangente di un gol. Sono riconoscibilissimi dopo aver messo la palla in rete. Esultano urlando, facendo decine di giri sul campo tra gli sguardi sbigottiti dei compagni che non pensano ad altro che infilarsi sotto le lenzuola, fanno boccacce alla Del Piero, si credono Dio, pensano ci siano telecamere dappertutto e che in palio svetti la Coppa di Champions League.

    Cristiano Ronaldo
    Si sentono belli e impossibili. Indugiano lunghi minuti davanti agli specchi degli spogliatoi, escono per ultimi, si aggiustano capelli e maglietta in continuazione, scambiando la partitella con una sfilata di moda. Vogliono apparire più fighi di quanto non lo siano, ad ogni buona occasione non perdono tempo a scoprirsi e mostrare i muscoli. Tediosi e ridicoli.

    Zlatan Ibrahimovic
    Sono gli immobilisti. Appena fatto ingresso in campo si piazzano lì davanti, in posizione offensiva e sarà difficile se non impossibile smuoverli da quel ruolo che presidieranno fino al termine della gara. Pretendono che si passi loro la palla, si arrabbiano se non lo fai come se fossero goleador consumati e se c’è da decidere chi andrà in porta, loro naturalmente si allontanano con aria scanzonata facendo finta di non aver sentito.

    Marko Arnautovic
    Forse la specie meno peggiore di tutte, quella più gradevole ma attenzione agli eccessi. Sono i jolly della squadra, non nel senso tattico del termine ma in quello caratteriale. Sempre pronti a scherzare, sdrammatizzare, con la battuta sulla punta della lingua, ridono spesso e volentieri e badano poco al match. Spesso entrano in campo con la maglia numero 69.

    Amauri
    Sono quelli più odiati dagli stessi compagni di squadra.

    Fondamentalmente ciofeche del calcio, questi paracarri forati combinano disastri in difesa. Il grappolo di reti che riescono a mettere nella propria porta convince i compagni a posizionarli in attacco dove possono fare meno danni, loro però credono di essere i migliori e terminano la partita senza aver toccato un pallone.

    Stefano Mauri
    Magari come gioco e tecnica non lasciano così a desiderare, ma sono terribilmente tirchi e non lo ammettono. Si notano quando c’è da raccogliere la colletta e pagare l’affitto del campo. Se mancano all’appello pochi centesimi o qualche euro, ecco, evitate di chiedere gli spiccioli a questi tizi, sarebbe tempo perso.

    Mario Balotelli
    Potreste morire col desiderio di giocare quella partita. Proprio come l’attaccante del Manchester City, i suoi cloni vi faranno disperare. Ritardatari cronici, li aspetterete ad oltranza, telefonare non servirà a niente, potrebbero non presentarsi o arrivare due ore dopo quando l’affitto del campo è scaduto.

    David Beckham
    Sono facili da riconoscere. Eleganti, alla moda, vanitosi, pieni zeppi di tatuaggi, profumatissimi e vestiti griffati. Portano con sè la ragazza e qualche amica per far colpo, il gioco e il risultato per loro è un aspetto del tutto secondario. Scambiano lo spogliatoio per una passerella di moda, indugiano nelle docce e nella scelta di pantaloncini e calzettoni.

    Nicola Legrottaglie
    Farneticanti, nevrotici e inquietanti. Sono quelli che predicano bene e razzolano malissimo. Non si fanno mancare il segno della croce prima di entrare in campo, invocano la Madonna e tutti i Santi quando sbagliano un gol da oratorio, non è escluso che conservino nello zainetto qualche crocifisso o immagine religiosa.

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