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TFR in busta paga 2017, come richiederlo e a chi conviene

TFR in busta paga 2017, come richiederlo e a chi conviene
    TFR in busta paga 2017, come richiederlo e a chi conviene

    TFR in busta paga? La possibilità di richiederlo è valida fino al 2018. Ma di cosa si tratta? Il TFR, ovvero Trattamento di Fine Rapporto, è una cifra che viene accantonata ogni mese dal datore di lavoro ed erogata al lavoratore dipendente solo quando il rapporto di lavoro termina. In pratica è un retribuzione differita riservata al lavoratore subordinato (sono esclusi altri tipi di contratti) e incrementata ogni anno.
    Chi ne ha diritto può scegliere di mantenerlo in azienda (come liquidazione), versarlo in un fondo pensione, oppure – in via sperimentale dal 2015 – ottenere il TFR maturato mensilmente nella propria busta paga. Vediamo come richiederlo ed a chi conviene.

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    Prima di decidere cosa fare del TFR, occorre sapere come si calcola e quando è opportuno richiederlo.
    Alla sua formazione contribuiscono diversi elementi: lo stipendio base, i compensi e le indennità previste per le prestazioni di lavoro dipendente. In linea generale, però, il TFR è determinato da un importo pari alla retribuzione lorda dovuta per ogni anno di lavoro, divisa per 13,5.
    Se la prestazione del lavoratore ha una durata inferiore all’anno, l’importo va riproporzionato, calcolando come mese intero ogni frazione superiore a 15 giorni.
    Inoltre, il TFR viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno, con l’applicazione di una percentuale dell’1,5 % in misura fissa, e con il 75 % dell’aumento dell’indice dei prezzi, come indicato dall’ISTAT.

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    La Legge di stabilità del 2015 dà la possibilità ai lavoratori dipendenti del settore privato di richiedere la quota di trattamento di fine rapporto maturata mensilmente in busta paga, insieme allo stipendio.

    La scelta spetta ovviamente al lavoratore, ma una volta effettuata, la richiesta non può essere revocata fino al 30 giugno 2018.
    Per richiedere il TFR in busta paga, il lavoratore deve presentare al datore di lavoro il modulo QU.I.R. (Quota maturanda del trattamento di fine rapporto come integrazione della retribuzione).
    Sono esclusi dalla possibilità di richiedere il TFR in busta paga: i lavoratori agricoli, domestici, di aziende sottoposte a procedure concorsuali (es. fallimento) e quelli che prestino servizio presso unità produttive in cassa integrazione straordinaria o in deroga e chi è assunto da meno di sei mesi.

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    Evidentemente la valutazione è a carattere personale: bisogna decidere se avere uno stipendio più alto ogni mese oppure un piccolo gruzzolo da conservare fino alla fine del lavoro.
    Bisogna però considerare che al TFR in busta paga viene applicata l’ordinaria tassazione IRPEF, che è più pesante rispetto a quella per il TFR ordinario, su cui si applica invece la media delle aliquote degli ultimi 5 anni di lavoro.
    Inoltre, lo stipendio aumentato potrebbe incidere sulle agevolazioni legate all’Isee e sulle detrazioni cui si ha diritto. Inoltre, richiedendo l’anticipo del TFR in busta paga, si rinuncia alla rivalutazione cui viene sottoposto quando viene lasciato in azienda.

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