TFR: cos’è, come si calcola e quando richiederlo

TFR: cos’è, come si calcola e quando richiederlo
da in Lavoro, Soldi e Carriera
Ultimo aggiornamento: Giovedì 02/07/2015 18:09

    TFR

    TFR è un termine arcano che ogni mese vediamo comparire per magia in busta paga, ma sappiamo davvero di cosa si tratta? Quando ogni mese, con regolarità svizzera, il datore di lavoro trattiene una quota dello stipendio per il fantomatico Trattamento di Fine Rapporto, l’unica cosa a cui pensiamo è che, tra tasse e contributi, il salario se ne vola via. Il TFR, per i profani, è un termine tecnico che indica quella che una volta si chiamava liquidazione o anche buonuscita. In parole povere, si tratta di una somma che il datore di lavoro corrisponde al lavoratore dipendente nel momento in cui il rapporto giunge al termine, quale che sia la causa che ne determina la cessazione. Un contentino per alcuni e una vera e propria miniera di soldi per altri, dipende se siete impiegati alla Fantozzi o super mega dirigenti d’azienda.

    IL TFR: DEFINIZIONE

    Trattamento fine rapporto

    Il Trattamento di Fine Rapporto, secondo la definizione Inps, è parte della previdenza obbligatoria. Tanto per capirci, quando un dipendente lascia il posto di lavoro ha diritto a una retribuzione differita nel tempo, che può variare in base alla cifra maturata nel corso degli anni e al livello della retribuzione raggiunto. Il TFR è, a tutti gli effetti, un credito che il lavoratore matura nei confronti del proprio datore di lavoro e che quest’ultimo è sempre obbligato a liquidare, quale che sia il motivo della cessazione. Non importa se vi manda a casa perché lo avete insultato, perché c’è di mezzo la crisi economica (che non intacca le sue ville al mare e in montagna, comunque) o perché l’azienda ha effettivamente chiuso i battenti, il TFR sarà sempre e comunque dovuto. Fino a quel momento, però, siate consapevoli che i soldi accantonati mese per mese non se ne stanno lì ad aspettare voi in una cassaforte ma vengono utilizzati dall’azienda come fossero suoi. Per l’azienda, infatti, il TFR rappresenta una importante fonte di autofinanziamento, perché la somma resta a disposizione del datore di lavoro fino al momento in cui viene corrisposta. Il vantaggio è evidente, perché utilizzare la quota di TFR per i propri investimenti costa molto meno che prendere in prestito soldi dalle banche o immettere capitale proprio. L’unica consolazione, in tutto questo circolo di soldi, è che la legge tutela il lavoratore anche quando, dopo aver speso i soldi dei suoi lavoratori, l’imprenditore dovesse dichiarare fallimento.

    COME SI CALCOLA IL TFR

    Come calcolare il TFR con Excel

    Ma in specifico da dove vengono tolti i soldi e come vengono accantonati? Il riferimento per stabilire l’ammontare del TFR è la retribuzione lorda, prendendo in considerazione tutte ma proprio tutte le voci che concorrono alla formazione del salario. A tutela del valore del denaro, gli importi accantonati ogni anno sono rivalutati (al 31 dicembre) e indicizzati per stare dietro all’inflazione, che altrimenti renderebbe il TFR una mancia del weekend. La rivalutazione avviene con l’applicazione di un tasso costituito da due parti: l’1,5% in misura fissa e i 75% in misura variabile in base all’aumento dell’indice dei prezzi al consumo Istat. Alla fine della fiera il TFR maturato in un anno è pari alla retribuzione annuale, comprensiva di tredicesima e quattordicesima, divisa per 13,5. In ogni caso la maturazione del TFR avviene per ogni mese lavorato, o frazioni di mese di almeno 15 giorni, per consentire la rivalutazione legale e preservare così il valore reale nonostante l’inflazione. Concludendo, la formula per calcolare il TFR è facile nella sua versione base. Ciò che la rende complessa è applicarla a situazioni concrete: quota annua TFR = retribuzione annua / 13,5. Poi va considerata la rivalutazione del Fondo TFR (la somma delle quote annue maturate per il singolo lavoratore). Vi proponiamo un software gratis per il calcolo del TFR.

    DOVE DESTINARE IL TFR

    Destinare tfr

    I soldi, comunque, non devono per forza essere ‘devoluti’ all’azienda in cui si lavora. Una legge del 2007, infatti, obbliga ciascun lavoratore dipendente, ad eccezione dei lavoratori domestici e dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, a scegliere dove destinare il proprio TFR. L’alternativa sono le tanto famose forme pensionistiche complementari e il dipendente ha termine sei mesi dalla data di assunzione per consegnare il modulo al datore di lavoro. In questo caso il Tfr va a confluire nel fondo di previdenza, a scelta tra individuale (fondo aperto o forma pensionistica individuale) e collettiva (se prevista dal contratto collettivo di lavoro di riferimento o anche dal contratto aziendale). Se non si decide, oppure dimentica di comunicare la decisione finale, una volta passato il termine si passa al tacito conferimento del TFR, ovvero l’adesione automatica ai fondi pensione. Con buona pace dell’azienda.

    QUANTO VIENE TASSATO IL TFR

    tfr

    Essendo a tutti gli effetti una liquidazione, anche il Trattamento di Fine Rapporto è soggetto alla tassazione dello Stato. Motivo per cui l’importo comunicato dal datore di lavoro o dai gestori di fondi pensione (Inps, in primis) è sempre da considerarsi lordo. Che tassazione si applica al TFR? Iniziamo con il dire che non si tratta di un calcolo facile, motivo per cui è la stessa Agenzia delle Entrate che comunica l’importo al lavoratore, all’atto della richiesta del TFR. Le aliquote e le regole vengono stabilite in sede di Legge di Stabilità: al momento la norma prevede che, per calcolare l’aliquota specifica, si dovrà fare riferimento agli scaglioni in vigore nell’anno in cui matura il diritto al TFR. In linea generale, comunque, l’imposta si aggira tra il 20 e il 27% del totale maturato, un colpo duro soprattutto se, a fine rapporto, si percepiscono da contratto anche l’indennità sostitutiva del preavviso, il patto di non concorrenza o le somme corrisposte a titolo di incentivo all’uscita dal lavoro.

    QUANDO VIENE PAGATO IL TFR

    Tfr pagato

    Bisogna distinguere tra il TFR erogato dall’azienda alla fine del rapporto di lavoro e quello erogato dall’Inps quando si raggiunge l’età della pensione. TFR in azienda: in caso di TFR lasciato in azienda, il lavoratore riscuote quanto accumulato nel momento in cui cessa il rapporto di lavoro, che si tratti di licenziamento o di sopraggiunta età massima per la pensione. Di regola viene liquidato in concomitanza con l’ultima busta paga. TFR Inps: secondo le regole stabilite dall’Inps di recente, il TFR potrà essere erogato anche a distanza di un anno dall’effettiva uscita dal lavoro. Viene quindi innanlzato da 6 a 12 mesi il termine di pagamento dei trattamenti per i dipendenti che cessano il proprio rapporto di lavoro per il raggiungimento dei limiti di età. In ogni caso sarà liquidato in una sola soluzione solo se di importo massimo di 50mila euro (contro i 90 della vecchia normativa). Qualora l’importo dovesse essere superiore, ma comunque entro i 100mila euro, l’erogazione avverrà in due rate annuale (quindi metà entro 12 mesi e l’altra metà nei successivi dodici mesi). Infine, se il TFR da erogare dovesse superare la quota di 100mila euro, allora le rate di liquidazione saranno tre, sempre a cadenza annuale.

    COME VIENE LIQUIDATO IL TFR

    tfr liquidazione

    Detto che, quando si lasciano i soldi in azienda, la liquidazione avviene con l’ultima busta paga, resta da capire cosa accade a chi ha destinato l’intero TFR a un fondo complementare. In questo caso la legge è chiara, il lavoratore non ha diritto alla liquidazione ma può, in alternativa, richiedere: - il trasferimento a un’altra forma pensionistica complementare, alla quale il lavoratore accede con il nuovo lavoro (possibile quando si cambia lavoro o dopo 2 anni di adesione al fondo); - il congelamento in quiescenza della posizione maturata, senza ulteriore contribuzione; - il riscatto parziale o totale di quanto maturato presso il fondo previdenziale (possibile solo in caso di disoccupazione per lunghi periodi, cassa integrazione o invalidità). Che succede ai soldi accumulati per una vita se il lavoratore muore? In caso di decesso del lavoratore, la somma accantonata non finisce nelle tasche dei soliti noti ma viene liquidata comunque al coniuge, ai figli e, se erano a suo carico, ai parenti entro il terzo grado e agli affini entro il secondo. In mancanza di tali eredi, le indennità sono attribuite secondo le norme della successione legittima. Non che dobbiate sperare che i vostri parenti vengano meno, ma almeno potete stare tranquilli che, in un modo o nell’altro, i soldi resteranno in famiglia.

    ANTICIPO SUL TFR: POSSIBILE?

    Anticipo TFR

    Chiudiamo con il un quesito importante: è effettivamente possibile richiedere un anticipo sul TFR mentre si è ancora dipendenti, ma ci sono dei paletti molto restrittivi. La quota anticipata non può superare il 70% del totale maturato e deve sottostare a due clausole ben precise: a) il lavoratore deve avere accumulato 8 anni di anzianità lavorativa presso lo stesso datore; b) la richiesta deve essere effettuata per spese straordinarie e urgenti come l’acquisto della prima casa, le cure sanitarie e ospedaliere. Per evitare le solite trovate all’italiana, al momento della richiesta dell’anticipo sul Trattemento di Fine Rapporto tutte le spese devono essere rigorosamente documentate dal lavoratore. Rassegnatevi, quindi, se avevate pensato di chiedere il TFR per comprare un’auto nuova o per regalarvi quella famosa vacanza in Thailandia che sognate da anni.

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