Stipendi e pensioni al sicuro da Equitalia: stop al pignoramento

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    Stipendi e pensioni al sicuro da Equitalia: stop al pignoramento

    In caso di credito esigibile, Equitalia non potrà più rivalersi sui conti correnti in cui vengono versati i soldi di salari e pensioni. Questa l’importante novità annunciata da Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, prima di una serie di piccole grandi revisioni che riscriveranno il rapporto tra contribuente e agenzie di riscossione. La decisione di non toccare il conto corrente di lavoratori dipendenti e pensionati mette al riparo le fasce più deboli dal rischio di vedere i propri soldi bloccati a causa di una sovrapposizione di norme contrastanti. Lo stop al pignoramento, comunque, non vale in tutti i casi, come vedremo.

    Fin ad oggi la procedura prevedeva che, in caso di credito da riscuotere, Equitalia potesse rivalersi anche sui conti dove vengono depositati pensioni e stipendi, di fatto trattenendo una parte del reddito mensile del contribuente moroso. Questo modus operandi, però, è entrata in contrapposizione con la recente norma sulla limitazione del contante voluta dal governo Monti: di fatto stipendi e pensioni dai mille euro in sù vengono addebitati automaticamente in banca, rendendoli così preda di Equitalia e causando un problema per i redditi più bassi. Da oggi questo non accadrà più, perché la nuova procedura tutela i lavoratori dipendenti e i pensionati con un reddito mensile fino a 5mila euro, che non potranno più essere soggetti a pignoramento.

    Prima di bloccare i conti bancari, l’agenzia di riscossione dovrà infatti procedere ai pignoramenti presso i datori di lavoro o i relativi enti previdenziali. Questa tutela, comunque, si applica solo ai conti correnti al di sotto della soglia limite dei 5mila euro mensili di reddito da lavoro o pensione, mentre per le procedure di pignoramento presso il datore di lavoro o l’ente pensionistico è fatta salva la procedura già in atto, che prevede il blocco di un decimo dello stipendio sotto i 2.500 euro mensili, un settimo del totale tra 2.500 e 5mila euro mensili e un quinto per stipendi e pensioni superiori ai 5mila.

    Lo stop ai pignoramenti, nel progetto di Befera, è solo il primo tassello di una riforma che rivedrà il sistema di controllo del Fisco (di cui fa parte anche il Redditometro 2013) e il rapporto con i contribuenti. Si aspettano a breve cambiamenti sia negli adempimenti a carico delle imprese e contribuenti sia nei meccanismi di controllo per contrastare i fenomeni di evasione fiscale. L’Agenzia delle Entrate pensa a un sistema dei rating che assegni a ogni codice fiscale o partita Iva un voto che rifletterà la fedeltà fiscale ma anche il grado di rischio, rating che dovrebbe influenzare la frequenza dei controlli fiscali successivi.