Perché iscriversi a Giurisprudenza

Perché iscriversi a Giurisprudenza
da in Soldi e Carriera
Ultimo aggiornamento: Lunedì 02/03/2015 14:43

    avvocato

    (Lo scopo principale di questo articolo è fare incazzare mia sorella che fa l’avvocato, tutte le sue amiche/colleghe e la mia vicina di scrivania che è laureata in Legge, ma ha scelto di diventare redattrice perché è attratta da una vita di stenti e amarezze).

    Giurisprudenza è una delle facoltà preferite da chi non ha le idee chiare su cosa fare della propria vita. Il vantaggio di seguire questo corso di studi è che per un certo numero di anni lo studente può anche spegnere le aree del cervello che riguardano ragionamento e astrazione: tutto si basa sulla memoria. Bisogna ingoiare e metabolizzare tonnellate di leggi, leggine, regolamenti, sentenze e casi. I laureati in legge non finiscono tutti a fare gli avvocati: quelli più sadici riescono a diventare giudici o pubblici ministeri. Ma ci sono anche altre strade, come la pubblica amministrazione e l’insegnamento. Comunque sia, di seguito una serie di motivi eternamente validi per iscriversi a Giurispridenza.

    DIVENTARE AVVOCATO

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    Una volta diventare avvocato era il sogno di tutti i giovani fancazzisti. Poi hanno aperto le facoltà di Scienze della comunicazione e i futuri operatori di call center ci si sono iscritti in massa. Il grande ritorno alla carriera forense è stato decretato dalla delocalizzazione dei call center in Romania e Argentina. La carriera da avvocato ha ancora il suo fascino. Soprattutto in un paese come l’Italia dove grazie alla prescrizione tutti i delinquenti sono incentivati a tirare il processo per le lunghe e gli avvocati sono pagati per anni e anni. L’avvocato è l’unico lavoratore pagato anche se non raggiunge gli obiettivi: la parcella va saldata sia che siate assolti sia che vi diano 30 anni di galera. Immaginate di portare la macchina dal meccanico. Dopo una settimana andate a ritirarla e il meccanico vi dice serafico: “La macchina non l’ho aggiustata. Sono 300 euro, grazie”. In Italia un condannato in primo grado ha la possibilità di appellarsi anche senza che siano emersi vizi nel processo e senza che la sua condanna possa essere aggravata. Per questo tutti fanno appello. E per gli avvocati sono altri soldi. Diventare avvocati garantisce l’adesione a una loggia potentissima, che conta 250mila adepti e che aumenta a colpi di 15mila l’anno. Gli avvocati sono così potenti in Parlamento che possono promuovere o affossare una riforma. Prima o poi l’intera popolazione italiana si dividerà fra avvocati e delinquenti. Qualcuno si è già portato avanti e fa parte di entrambe le categorie. Purtroppo ci sono troppi lupi ad addentare la stessa carcassa, per cui i vecchi avvocati hanno le tasche piene di soldi e i giovani avvocati vivono come pezzenti (a meno che non lavorino con papà). Ma niente paura: i vecchi invecchiano e i giovani diventano più forti.

    ENTRARE IN MAGISTRATURA

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    Fare il giudice giudicante o il pubblico ministero è una pacchia: se fai un casino ci penserà qualcun altro a metterci una pezza nel successivo grado di giudizio. E un processo si può sempre rifare daccapo, tanto pagano i contribuenti (in genere pensionati e impiegati). E’ assai remota la possibilità che un magistrato sia chiamato a rispondere di una grave negligenza.

    DIVENTARE CONSULENTI AZIENDALI

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    Per le aziende italiane barcamenarsi nella palude legislativa e saper eludere il Fisco minimizzando i rischi è vitale. Per questo le aziende più grandi necessitano di un consulente legale. Per gli imprenditori italiani il Fisco è il nemico e grazie a un piccolo sofismo lo si può eludere senza sentirsi in colpa. Gli imprenditori meridionali possono dire: “Io non pago lo stato italiano, lo stesso stato che ha invaso il Regno delle due Sicilie scippando lavoro e relegando il Sud ad una condizione di miseria permanente!” E gli imprenditori del Nord possono dire: “Io non pago lo stato italiano, lo stesso stato che sperpera miliardi per mantenere quei fancazzisti dei terroni! Popolo di falsi invalidi, mafiosi e accattoni!” L’Italia ha un numero enorme di leggi, superiore a quello di qualunque altro paese. Per questo molti dirigenti sono laureati in Legge e non in Economia o Marketing.

    DIVENTARE IMPIEGATI PUBBLICI

    impiegato

    Per quelli meno in gamba ci sono sempre i concorsi nella pubblica amministrazione. Una volta le cose andavano meglio: per 50 anni la burocrazia è stata utilizzata come ammortizzatore sociale e come bacino elettorale. Ora purtroppo di maxiconcorsi ce ne sono di meno, dannata spending review! Ma non potevamo continuare a sperperare i soldi indebitando le future generazioni? Craxi non ci ha proprio insegnato niente? Comunque ancora oggi migliaia di laureati in Legge riescono a entrare nella pubblica amministrazione, occupando posizioni che richiedono impegno, solerzia e orientamento ai risultat… ahah ah aha hahhaha scusate ahhah ha ah aha h… era troppo grossa perché potessi scriverla restando serio…

    DIVENTARE CANCELLIERI IN TRIBUNALE

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    (Un modernissimo archivio informatico presso un tribunale italiano)

    Ecco il lavoro più serio che si possa fare con una laurea in Giurispruidenza. I tribunali italiani sono intasati di scartoffie, atti, fotocopie, cartacce. L’informatizzazione della Giustizia è quanto di meno invitante per i nostri politici: meglio inceppare la macchina perché se funzionasse a dovere non potrebbero fare i loro comodi con la garanzia di passarla liscia. Il cancelliere è un martire che fa del suo meglio per far funzionare una macchina d difettosa. Proposta: aggiustiamo la macchina e licenziamo tutti i cancellieri!

    DIVENTARE INSEGNANTI

    insegnante

    Diventare insegnanti oggi è difficile: anni di precariato, graduatorie immobili, trasferimenti da una sede all’altra… Ma se riesci a ingranare è una pacchia. Tutti gli insegnanti vi diranno che fanno una vita dura, scuotendo il testone con aria grave. E’ dura lavorare 24 ore a settimana. E’ dura fare in un anno lo stesso numero di ferie che un impiegato fa in 5 anni. E’ una vita di stenti… Con una laurea in Giurisprudenza si può tentare una carriera da docenti per insegnare materie giuridiche ed economiche, quelle che nella scuola italiana del “Tityre tu patulae” vengono considerate spazzatura.

    RESTARE DISOCCUPATI

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    Di un disoccupato con una laurea in Filosofia o in Scienze della comunicazione si dice che se l’è andata a cercare. Se il disoccupato in questione è laureato in Legge non è colpa sua, è colpa della crisi. Comunque sia, un disoccupato con una laurea in Giurisprudenza fa parte di una categoria eletta: comunque vadano le cose, lui è la Legge quindi può darsi delle arie.

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