Padri separati: nuovi poveri di un’Italia sempre più in crisi

Padri separati: nuovi poveri di un’Italia sempre più in crisi
da in Soldi e Carriera
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    Padri separati: nuovi poveri di un’Italia sempre più in crisi

    Si parla tanto di crisi, ma all’interno di questo schema generale esistono realtà e storie molto diverse, spesso poco prese in considerazione dai media. In Italia è questo il caso dei padri separati che, quando si parla di divorzio e problemi relativi alla separazione, vengono messi in secondo piano rispetto alle mogli. Questo perché la donna, soprattutto se madre, viene trattata dalla legge come ‘parte debole’ da tutelare, ma cosa succede se queste tutele si trasformano per il marito in una condanna alla povertà? ‘Finché morte non vi separi’ è una formula che nasconde la triste condizione di padri che, finito l’idillio, si ritrovano in una condizione d’inferno, senza più un soldo, magari senza casa e privati della possibilità di vedere i propri figli. Sono questi i nuovi poveri di un’Italia sempre più nella morsa della crisi economica, nascosti allo sguardo finché non accade qualche tragedia da prima pagina dei giornali.

    Partiamo dai numeri, che riescono a rimandarci a un quadro preciso: in Italia 610mila divorziati stanno ancora pagando le rate del mutuo della casa e, se dopo la fine del matrimonio, prova a chiedere un nuovo mutuo se lo vede negare. Ancora, il 42,2% dei divorziati denuncia una condizione economica peggiorata dopo la separazione, soprattutto durante il primo anno (45,3%). Proprio l’impossibilità di far fronte alle spese di una nuova casa spiegano come mai, nei primi dodici mesi successivi alla fine del matrimonio, il 57,8% dei separati dichiari di abitare ancora sotto il tetto coniugale. I numeri, frutto di una indagine Demoskopea realizzata per il sito Immobiliare.it, servono da perfetta introduzione per analizzare la critica situazione di tanti padri separati.

    Per capire che non si tratta di un’accusa infondata e magari ‘maschilista’ (semplice accusa dietro cui molte donne nascondono i propri interessi) basta dare un’occhiata a una sentenza emessa qualche anno fa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, che ha condannato l’Italia in quanto “non assicura i diritti dei padri separati”. Scendendo nei dettagli, si nota come il riferimento primario sia la disparità di trattamento per quanto riguarda l’affidamento dei figli e la possibilità dei padri di passare del tempo con loro, ma non solo, perché c’è anche un rimando all’aspetto economico, troppo spesso sottovalutato. Viene dato per scontato, almeno dall’opionione pubblica, che in caso di divorzio sia l’uomo a dover garantire il sostentamente dell’ex moglie e di eventuali figlio, ma quasi mai si riflette su cosa significa questo salasso per le tasche del marito.

    Anche se la donna, dopo qualche tempo, trova un nuovo compagno e con lui decide di convivere, potrà sempre e comunque contare sui cosiddetti ‘alimenti’, anche se non ne avrà più bisogno.

    Quando ci sono i figli di mezzo, poi, la questione diventa ancora più scottante. I dati parlano chiaro: nell’85 per cento circa dei casi il figlio viene affidato alla madre e soltanto nel 5-7 per cento al padre, il che significa obbligo del pagamento dell’assegno di mantenimento per le spese ordinarie e supporto per quelle straordinarie. Giusto e sacrosanto quando si tratta di far crescere in modo adeguato dei bambini, ma d’altra parte un’inchiesta del 2008 ha rivelato un dato paradossale: il 19 per cento dei padri separati versava un mantenimento per i figli non più minorenni, di cui addirittura il 6 per cento di età superiore ai 30 anni. E’ giusto questo?

    Certo, la Corte Suprema ha stabilito che anche il figlio che abbia raggiunto la maggiore età e che sia laureato ha diritto ad ottenere l’assegno di mantenimento finché non trovi un’occupazione adeguata alla sua condizione sociale, ma solo a patto che si attivi per trovare lavoro nei “limiti temporali in cui le aspirazioni abbiano una ragionevole possibilità di essere realizzate“. Il mantenimento all’infinito è una pura ingiustizia sociale. Stessa cosa, se vogliamo, accade per l’abitazione. Si dice che in caso di divorzio ‘la casa segue i figli‘, e questo vuol dire che la casa di proprietà condivisa va alla madre, con il padre sfrattato da un giorno all’altro. E’ per questo che si sentono storie di padri che vivono in auto o in motel di infima categoria per riuscire a rientrare nelle spese con il solo stipendio perché, se è vero che se la madre non vanta alcun titolo di proprietà sull’immobile il giudice non potrà espropriare il bene per darlo all’altro coniuge, è anche vero che anche in queste situazioni l’ex moglie è sempre più tutelata dell’ex marito.

    Il divorzio si trasforma così in un affare per le donne e in una condanna a vita per l’uomo. Sarà il caso di rivedere la legge, anche in virtù dei cambiamenti sociali e dell’emancipazione economica della donna, sempre più lavoratrice e meno madre?

    Per approfondire l’argomento vi rimandiamo ai seguenti link:

      AIGES – Agenzia Italiana Genitori Separati
      Padriseparati.it
      Padri.it
      Padreseparato.it
      Padriseparati.org
      Papaseparatilombardia.org
      Padri separati su Facebook

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Soldi e Carriera Ultimo aggiornamento: Giovedì 20/03/2014 12:53
     
     
     
     
     
     
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