Mobbing sul lavoro, cosa fare e come dimostrarlo per difendersi

Mobbing sul lavoro, cosa fare e come dimostrarlo per difendersi
da in Soldi e Carriera
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    Mobbing sul lavoro, cosa fare e come dimostrarlo per difendersi

    Sempre più persone sono vittime di mobbing sul lavoro: cosa fare in questi casi? Come è possibile reagire e dimostrarlo in modo da difendersi? Si definisce mobbing un insieme di comportamenti, sistematici e protratti nel tempo, che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica al fine di emarginare il lavoratore e spingerlo a presentare le dimissioni. Se a perpetrare tali comportamenti è il datore di lavoro si parla di mobbing verticale (o bossing), se invece le pressioni arrivano dai colleghi di mobbing orizzontale. In ogni caso, difendersi da questo tipo di atteggiamenti non è facile, anche perché in Italia non esiste (ancora) una vera e propria legge sul mobbing sul lavoro: uno spiraglio è stato aperto solo negli ultimi anni dalla Corte di Cassazione, che in alcune recenti sentenze ha fatto rientrare il mobbing nell’abuso di ufficio.

    In quanto causa di grave stress per chi lo subisce, il mobbing comporta vari sintomi fisici e psicologici: man mano che la vessazione viene prolungata nel tempo, compaiono disagi psicosomatici quali incubi e insonnia che possono poi sfociare in disturbi della personalità (depressione, fobie, pensieri ossessivi) e in vera e propria depressione. La vittima di mobbing, come conseguenza dell’ambiente di lavoro ostile, può arrivare a sviluppare malattie di vario genere, sia nervose sia fisiche, di lunga durata.

    Nel caso in cui si sia vittima di mobbing sul lavoro, come difendersi? E’ possibile fare denuncia? Le recenti sentenze della Cassazione già citate (si rimanda in particolare a Cass. Pen., Sez. VI, 7 ottobre 2015, n.

    40320) danno speranza a molti lavoratori. Per poter dimostrare il comportamento reiterato è però importante tenere a mente alcuni requisiti essenziali che la presunta condotta mobbizzante (per esempio da parte di un capo che mantiene un comportamento ostile) deve possedere:

    1. Le vessazioni devono avvenire sul luogo di lavoro
    2. I contrasti, le mortificazioni o quant’altro devono durare per un congruo periodo di tempo
    3. Gli episodi devono essere non episodici ma reiterati e molteplici
    4. Deve trattarsi di più azioni ostili, almeno due di queste: attacchi alla possibilità di comunicare, isolamento sistematico, cambiamenti delle mansioni lavorative, attacchi alla reputazione, violenze o minacce.
    5. Occorre il dislivello tra gli antagonisti, con l’inferiorità manifesta del ricorrente.
    6. La vicenda deve procedere per fasi successive come: conflitto mirato, inizio del mobbing , sintomi psicosomatici, errori e abusi, aggravamento della salute, esclusione dal mondo del lavoro.
    7. Infine, bisogna che vi sia l’intento persecutorio, un disegno premeditato per tormentare il dipendente.
    8. Se si vuole denunciare il mobbing sul lavoro, il primo passo è chiedere aiuto rivolgendosi ai molti sportelli mobbing presenti ormai in tutte le città. Il lavoratore che si ritiene vittima di questo fenomeno deve annotare tutte le possibili prove (tenendo nota scritta, per esempio, delle occasioni in cui è stato demansionato) e, cosa fondamentale, trovare dei testimoni: se tra i colleghi attuali risulta difficile (per paura di licenziamento e ritorsioni), un’idea potrebbe essere cercare le persone che non lavorano più in azienda ma che possono raccontare episodi significativi. Infine, se si vuole sporgere denuncia per mobbing sul lavoro, è utile rivolgersi a ASL, ospedali o medici specialistici per farsi diagnosticare tempestivamente le conseguenze psico-fisiche subite.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Soldi e Carriera Ultimo aggiornamento: Mercoledì 06/04/2016 18:08
     
     
     
     
     
     
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