Lavoro, a 45 anni sei già vecchio per le aziende

Lavoro, a 45 anni sei già vecchio per le aziende
da in Lavoro, Soldi e Carriera
    Lavoro, a 45 anni sei già vecchio per le aziende

    Torniamo ad occuparci dello scottante argomento lavoro, ma questa volta da una prospettiva diversa. Non più parlando dei giovani che cercano di inserirsi in un mercato ingolfato e discriminatorio, ma parlando di quei lavoratori “maturi” che certo non se la passano meglio. Quelli che pur avendo un lavoro rischiano di finire fuori dal mercato.

    Il perché è molto semplice: l’età professionale media si sta abbassando notevolmente, quindi per le aziende le risorse che hanno superato i 40 anni iniziano a diventare già vecchie. Pare che la soglia definitiva sia a 45 anni, dopo i quali le imprese smettono di puntare sulla risorsa umana preferendo i più giovani. Lo spunto per questa analisi arriva dai risultati di una ricerca dell’Osservatorio sul Diversity management dello Sda Bocconi.

    L’indagine con cadenza annuale cerca di analizzare le cause principali della discriminazione sul posto di lavoro. I risultati fino all’anno scorso erano netti e parlavano di un’Italia discriminatoria nei confronti delle donne, almeno dal punto di vista professionale. Nel 2011 però qualcosa è cambiato, e non certo in meglio. Ora sono gli “anziani” ad essere oggetto di forti disagi.

    Lavoratori over 40: risorsa o peso?
    La realtà fotografata dall’Osservatorio è molto chiare: nel mercato del lavoro italiano si fa carriera entro i 40 anni, e non riuscire a trovare una stabilità entro quella soglia equivale a non trovarla più. Non solo, perché anche chi occupa posizioni di un certo rilievo, dopo i 45 anni smette di essere considerato una risorsa dall’azienda, finendo per rappresentare quasi un peso, un danno da limitare. Superare l’età fatidica equivale nella maggior parte dei casi a dire addio ad incentivi di sviluppo e programmi di ulteriore aggiornamento.

    Semplicemente l’azienda smette di investire tempo e denaro su questa fascia di lavoratori, che pure rappresentano ad oggi oltre il 30% degli occupati del nostro Paese.

    Questa situazione ovviamente si riverbera negativamente anche sulle performance professionali e sul clima aziendale. Questa decisa preferenza per i giovani è sempre più evidenziata anche nella fase di ricerca del personale, laddove non è raro trovare indicazioni precise sull’età. Quel “massimo 30 anni” che svilisce gli sforzi di quanti lottano per un lavoro qualificato dopo anni di specializzazione.

    Le cause della discriminazione
    Letta la realtà dei fatti, cerchiamo di capire quali sono le cause principali di questa discriminazione degli over 40. Innanzitutto c’è un fattore macroeconomico dato dalla crisi generalizzata che spinge le aziende a scegliere solo i candidati più agguerriti e i lavoratori con sufficiente anzianità ad anticipare il momento della pensione. In mezzo restano proprio i 40enni, in bilico tra la pressione dei giovani e la difficoltà di raggranellare i contributi, vista anche la riforma delle pensioni del governo Monti.

    Il secondo fattore, strettamente collegato al primo, è di natura puramente tecnologica: i giovani che sono nati nel brodo informatico (i cosiddetti nativi digitali) partono con una marcia in più rispetto a quanti la conoscenza di Internet e delle nuove tecnologie se la sono creata sul campo giorno dopo giorno. Una diversa predisposizione che favorisce i giovani, ma che però viene utilizzata dalle aziende come scusa per utilizzare risorse meno qualificate e quindi meno costose (magari con contratti atipici). Il lavoratore “anziano” costa di più e agli occhi dell’imprenditore è meno redditizio.

    Donne e lauree umanistiche
    La ricerca condotta dall’Osservatorio Sda Bocconi mette in luce comunque anche altre tipologie di discriminazione sul lavoro. Da un lato come sempre ci sono le donne, che in periodo di crisi trovano ancora più difficile inserirsi e fare carriera, a meno di non rinunciare alla maternità dedicandosi al lavoro anima e corpo. Un’assenza di ammortizzatori che sta causando anche l’invecchiamento progressivo della popolazione italiana. Dall’altro infine troviamo le discriminazioni in base alla laurea, con i poveri umanisti ancora una volta considerati poco più di zero rispetto ai laureati scientifici o medici. Pregiudizio tutto italiano e duro a morire, che però al momento non sta svuotando le aule di lettere e forse mai lo farà. Che sia un bene o un male lo lasciamo decidere a voi.

    Foto da alanclarkdesign

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