NanoPress Allaguida Pourfemme Tecnocino Buttalapasta Stilosophy Tantasalute DesignMag QNM MyLuxury

Ici, pensioni e lavoro: cosa cambia con il governo Monti

Ici, pensioni e lavoro: cosa cambia con il governo Monti
da in Fisco e Tasse, Soldi e Carriera
    Ici, pensioni e lavoro: cosa cambia con il governo Monti

    Tempo di mettersi al lavoro sul serio per il nuovo governo presieduto da Mario Monti, che si trova ad affrontare un momento difficile dell’economia italiana con la responsabilità di ripianare il debito. Questo, inutile dirlo, si trasformerà come per magia in una pressione fiscale più alta di quanto già non sia. Primo tra i provvedimenti previsti, infatti, sarà la reintroduzione dell’Ici.

    Ritorna dunque lo spauracchio tanto osteggiato da Silvio Berlusconi, che era riuscito nel 2008 a farla abolire. L’Ici (Imposta Comunale sugli Immobili) che ci verrà recata in dote dal nuovo governo dovrebbe comunque presentare differenze rispetto a quella cui eravamo abituati. La nuova Ici dovrebbe infatti essere progressiva.

    Cosa comporta il principio di progressività? In poche parole, più sono gli immobili posseduti, più si dovrà pagare. Un principio giusto in teoria, ma che presenta molti problemi in pratica, con la necessità di distinguere i singoli casi in base al valore degli immobili, all’area in cui sono ubicati e alle finalità degli stessi (se in affitto, usato come abitazione, lasciato vuoto).

    In ogni caso, dalle parole di Monti, pare chiaro che l’Ici tornerà già dal 2012, probabilmente incorporata nella nuova Imu, l’imposta municipale unica, perché “una riduzione delle imposte e dei contributi che gravano sul lavoro e l’attività produttiva, finanziata da un aumento del prelievo sui consumi e sulla proprietà, sosterrebbe la crescita senza incidere sul bilancio pubblico”. In questo senso un’altra tassa che potrebbe tornare è la patrimoniale, anche se in questo caso ci sarebbe il veto deciso di Berlusconi.

    Veniamo poi alla previdenza e al nodo cruciale delle pensioni. Nonostante l’opposizione di alcuni partiti, sarà necessario mettere mano anche alle pensioni per recuperare la stabilità necessaria richiesta dall’Unione Europea. In questo senso va rilevato che in Italia abbiamo già un’età per il pensionamento di vecchiaia tra i più alti in Europa, più di quella tedesca e francese.

    In ogni caso quasi certamente si passerà dal sistema retributivo al sistema contributivo per il calcolo della pensione, perché il vero problema restano le pensioni di anzianità, quelle di chi ha raggiunto i prerequisiti di pensione a 60 anni d’età. In questo caso il governo Monti potrebbe puntare all’introduzione di un’età flessibile di pensionamento a scelta del lavoratore, fra 63 e 68-70 anni, con un calcolo che premi chi decide di posticipare il ritiro dal lavoro.

    Il lavoro è infine il terzo grande argomento con cui dovrà fare i conti il governo tecnico attuale, perché i dati sono sempre più sconfortanti, soprattutto quelli che riguardano il sommerso, i contratti illegali e la disoccupazione giovanile.

    Il grande problema, secondo il premier, è la disparità di diritti che esiste tra chi già lavora da tempo e chi si affaccia per la prima volta sul mondo del lavoro. Bisogna quindi parificare i diritti.

    Questa volontà di appianare le differenze non è stata vista in maniera positiva dai sindacati (Cgil in testa), perché potrebbe significare meno diritti per tutti piuttosto che una maggior tutela per i giovani. Infatti il progetto più plausibile sarebbe quello di Ichino, che prevede per i nuovi assunti un contratto a tempo indeterminato ma con la possibilità di essere licenziarti per motivi economici, dietro il pagamento di un indennizzo. Sarebbero rafforzati gli ammortizzatori sociali, ma molti già parlano di tritacarne economico che porterebbe ad precarietà ancor più accentuata.

    593

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Fisco e TasseSoldi e Carriera
    PIÙ POPOLARI