I 10 inventori che non sono diventati milionari con le loro idee [FOTO]

da , il

    I prodotti che ogni giorno utilizziamo e che negli ultimi decenni hanno cambiato la nostra vita sono il frutto del genio di uno o più inventori che, partendo da un’idea rivoluzionaria, hanno dato vita a un cambiamento spesso epocale. Noi comuni mortali siamo portati a credere che ciascuna di queste creazioni abbia portato al conto in banca del suo inventore vagonate di dollari, e invece non è così. Non sempre, almeno, come dimostrano le storie di questi 10 inventori che non sono diventati milionari grazie alle loro invenzioni. Nonostante fossero idee geniali e di successo.

    L’idea di ripercorrere la storia della creatività umana da questo punto di vista particolare è venuta alla BBC dopo la morte di Doug Engelbart, nome che ai più dirà ben poco ma che è in realtà il papà del mouse che ogni giorno utilizziamo per navigare e scrivere sul pc. Engelbart, nonostante la rivoluzionaria invenzione, è morto a 88 anni quasi dimenticato e senza quel conto in banca che tutti si sarebbero aspettati. Ma è in buona compagnia.

    - World Wide Web: che non tutti gli scienziati siano spinti dalla volontà di fare soldi lo dimostra la storia di Sir Tim Berners-Lee, inventore assoluto del web, senza il quale Internet e tutto il mondo della rete non esisterebbero. Ideato per facilitare il lavoro degli studiosi del Cern, fin dall’inizio è stato un ‘dono’ al mondo intero, visto che Berners-Lee lo considerava un bene pubblico e quindi di libero accesso per tutti. Che è poi anche il segreto del suo successo.

    - MP3: il formato di distribuzione musicale che ha rivoluzionato il mercato è un’idea di un dottorando tedesco di nome Karlheinz Brandenburg, il quale aveva iniziato a lavorare sulla sua intuizione fin dagli anni ’80. Una volta messo a punto il sistema, poiché non aveva soldi per sostenere la distribuzione e il marketing, decise di diffonderlo come shareware.

    - LED: inventati nel 1962 da Nick Holonyak Jr., che intendeva così sostituire le classiche lampadine di Edison. Pur vantando la paternità dell’invenzione, non ha mai ottenuto il riconoscimento che meritava, ma per sua volontà. Ai colleghi che gli dicevano che avrebbe meritato il Premio Nobel lui rispondeva che “è ridicolo pensare che qualcuno ti debba qualcosa. Siamo fortunati ad essere vivi, ed è quello che conta”.

    - Post-It: creati nel 1968 da Spencer Silver e Art Fry, intrigati dall’idea di un segnalibro che restasse al suo posto, ogni anno se ne vendono a milioni, ma gli inventori di questa soluzione rivoluzionaria non sono per nulla ricchi.

    - AK-47: dietro questa sigla si nascondono i temuti Kalashnikov, inventati dal sovietico Mikhail Kalashnikov durante un periodo di assenza dal fronte della Seconda Guerra Mondiale per riprendersi dalle ferite. Non ha mai voluto soldi perché lo riteneva un dono alla causa della madrepatria.

    - Puntina giradischi: inventata da Marie Killick, che però non è mai stata riconosciuta come legittima creatrice del prodotto. Dopo anni di cause legali per infrangimento del brevetto, nel 1958 riesce a vincere una causa contro l’azienda Pym ma l’anno successivo dichiara bancarotta.

    - Hovercraft: creato da Sir Christopher Cockerell, che usò un aspirapolvere e un barattolo di latta per dimostrare le sue teorie prima di imbarcarsi nel 1959 in una traversata da Calais a Dover. Impresa epica ma che gli fruttò ben pochi soldi.

    - Tetris: il gioco per eccellenza degli anni ’80 è stato inventato da Alexey Pajitnov, ricercatore russo, nel corso di alcune ricerche in un laboratorio governativo. Non ha mai preso le royalties del gioco fino a 10 anni dopo l’invenzione, quando ha fondato la Tetris Company.

    - Radio portatile: il must degli ultimi 30 anni è opera dell’inventiva di Trevor Baylis che, però, di recente ha annunciato di essere in miseria. Perché? Perché l’azienda presso cui lavorava gli ha rubato idea e design senza versargli neanche una sterlina e senza riconoscergli alcun merito.

    - Karaoke: l’ossessione dei giapponesi è stata inventata da Daisuke Inoue, musicista che aveva fatto qualche soldo suonando la batteria e invitando il pubblico sul palco a cantare. Trasformò poi questa idea in un prodotto, ma senza registrare il brevetto così non ha guadagnato neanche uno yen.