Gente licenziata per colpa di Facebook in Italia e nel mondo

Gente licenziata per colpa di Facebook in Italia e nel mondo
da in Lavoro, Soldi e Carriera, Social Network, Top & Flop
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 08/07/2015 12:35

    Gente licenziata per colpa di Facebook

    Il numero dei casi di gente licenziata per colpa di Facebook aumenta anche in Italia, mentre negli Usa potremmo dire che è all’ordine del giorno. Già da anni, infatti, esiste un sito in cui si raccolgono i licenziati a causa di Facebook, thefacebookfired. In genere i guai nascono perchè gli utenti di Facebook postano ‘senza filtri’ immagini, frasi, opinioni o video compromettenti, che offrono ai datori di lavoro una ragione per licenziarli. Talvolta, invece, nel mirino entra l’uso dei social in orario di ufficio, con conseguente calo di rendimento. Il fatto è che i social network veicolano informazioni, e anche i ‘capi’ sono affetti da voyerismo, per cui li usano proprio per curiosare i loro stessi dipendenti. Ecco casi di gente che è stata licenziata per colpa di Facebook, Twitter e altri social.

    La collega ‘MILF’

    Il collega la chiama Milf

    Un uomo dipendente di un’azienda è stato licenziato a Ivrea per aver definito ‘Milf arrapata‘ una collega su Facebook. Il fatto è accaduto a Ivrea, ma il post online c’è rimasto per 15 giorni. Milf (acronimo dall’inglese ‘mother I’d like to f*ck) è da considerarsi un insulto volgare per l’azienda in questione, che ha considerato legittimo il licenziamento. L’impiegato ha chiesto il reintegro, ma il giudice non lo ha concesso, condannandolo anche al pagamento delle spese legali.

    Cella, stagista in pizzeria

    Cella licenziata su twitter

    A febbraio 2015, Robert Waple, proprietario della pizzeria che aveva proposto un lavoro a una ragazza di nome Cella, l’ha licenziata su Twitter, dopo aver letto il messaggio in cui lei parlava del suo nuovo ‘fottuto lavoro’. Lui le ha prontamente risposto: ‘E invece no, non inizierai quel fottu*o lavoro domani. Ti ho appena licenziata. Buona fortuna senza lavoro e senza soldi‘.

    Dipendente licenziato in Sardegna

    gente licenziata per facebook

    A novembre 2014 la Cs&D, un’azienda di Villacidro (Medio Campidano) in Sardegna ha licenziato un dipendente per aver messo un like su un post di Facebook . Il datore di lavoro ha ritenuto denigratorio e diffamatorio’ il messaggio, e ha considerato la giusta causa per il licenziamento. Il lavoratore era il responsabile del reparto distribuzione ortofrutta della Cs&D Marco Pinna, 40 anni.

    Marilena Petruccioli, sindacalista in Perugina

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    Nel 2014 il caso di Marilena Petruccioli è andato a finire in Parlamento. E stata licenziata ‘per giusta causa‘. Nel post su Facebook alla base del provvedimento, la lavoratrice, senza nominare l’azienda stessa, ‘si è opposta al comportamento di un caporeparto che avrebbe rimproverato un lavoratore dicendogli che per lui era necessario il collare‘.

    Due dipendenti in un colpo solo

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    2011. Una dipendente della Cassa Nazionale di Previdenza dei Commercialisti è stata sospesa 15 giorni per un commento scritto su Facebook, mentre un suo collega, alla terza sospensione, è stato licenziato. Il post recitava: ‘Lo portiamo in tribunale‘. ‘Chi?‘, chiede un amico. ‘Uno stron..‘. ‘Anche due stron..‘, è la replica della dipendente poi sospesa. Per l’azienda, il riferimento era al Presidente e al Direttore Generale.

    In chat dall’ufficio

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    Una ragazza di trent’anni, con funzioni e responsabilità di livello medio-alto, dipendente di un’azienda commerciale del Padovano, è stata scoperta mentre si intratteneva dalla sua postazione sul social network, sia durante che anche dopo gli orari di lavoro.

    Su Facebook in malattia

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    Una dipendente della Nationale Suisse si è data malata al lavoro ma è stata scoperta online mentre navigava su Facebook da casa propria. Aveva detto di non poter stare davanti al pc e di dover restare al buio, e quindi è stata licenziata per aver mentito. La donna ha spiegato di aver usato l’iPhone mentre era a letto, ma per la direzione, ciò che era accaduto aveva ‘compromesso la fiducia verso questa dipendente‘.

    Il cellulare aziendale

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    La legge tutela i beni aziendali. A Genova un dipendente è stato licenziato in tronco perché usava il collegamento a internet del cellulare aziendale per fini personali. Il tribunale ha dato ragione al datore di lavoro: l’utilizzo della rete fuori dalle esigenze di lavoro può essere giusta causa di licenziamento, anche se avviene da uno smartphone.

    La giurata indecisa

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    Nel Regno Unito, una giurata è stata licenziata dopo aver divulgato informazioni confidenziali in relazione ad un caso, postando una domanda sul proprio profilo Facebook. ‘Non so da che parte stare, quindi voglio fare un sondaggio’ ha scritto la donna chiedendo ai suoi amici su Facebook di darle il loro parere.

    Photobomb

    licenziata per colpa di facebook

    Una cheerleader dei New England Patriots è stata licenziata a causa di fotografie postate su Facebook che la ritraevano piegata su un ragazzo privo di sensi il cui viso e corpo erano coperti da graffiti con simboli fallici, la parola pene, la scritta ‘Sono un ebreo’ e due svastiche.

    Critiche alla compagnia aerea

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    La Virgin Atlantic ha intrapreso un’azione disciplinare verso 13 membri dell’equipaggio che hanno partecipato ad una discussione su Facebook che ‘criticava gli standard di sicurezza della Virgin e ne insultava i passeggeri’. Nei messaggi, i passeggeri erano chiamati con l’espressione ‘burini’ e scherzando sulle avarie dei motori, spiega il Guardian: ‘deridevano gli aerei, affermando che fossero pieni di scarafaggi e che i motori dei jet della compagnia erano stati sostituiti ben quattro volte in un solo anno‘.

    Il cliente ha sempre ragione

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    Una cameriera di un ristorante-pizzeria (Brixx), è stata licenziata dal lavoro perché si è lamentata dei clienti ‘taccagni’ sul proprio profilo Facebook. La dipendente si è irritata perché doveva trattenersi oltre il proprio orario di lavoro per due clienti, che una volta andati via lasciarono quella che secondo la donna era una mancia inadeguata per il tempo che aveva atteso.

    Una squadra di ritardati

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    Un dipendente del Philadelphia Eagles Stadium ha riferito di essere stato licenziato per aver criticato la squadra su Facebook. Dopo che Brian Dawkins degli Eagles ha firmato il contratto con il Denver Broncos, il dipendente ha scritto in bacheca: ‘Dan è distrutto al pensiero che Dawkins abbia firmato con il Denver… i Dam Eagles sono dei ritardati !!

    Viaggio in Africa

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    Going to Africa. Hope I don’t get AIDS. Just kidding. I’m white!‘, che tradotto è ‘Sto andando in Africa. Spero di non prendere l’AIDS. Sto scherzando. Sono bianca!’ è il testo di un tweet scritto da una manager di un’importante azienda, che ha scatenato l’ira del web facendola licenziare in tronco.

    Gruppo su Facebook

    Farm Boy

    Una drogheria canadese ha licenziato sette dipendenti per aver creato un gruppo Facebook che si prendeva gioco dei clienti e attaccava verbalmente clientela e staff.

    Foto Top Secret

    Natale in ufficio

    Una ragazza di 21 anni della Virginia Occidentale è stata licenziata perché ha pubblicato su Facebook le foto della festa di Natale della sua azienda.

    Troppo lavoro

    single mother with baby

    Una giovane madre single ha perso il posto perché sul social network Facebook si era sfogata dicendo di lavorare troppo e di trascurare ingiustamente la figlia.

    Commessi

    supermarket

    Due dipendenti di un grande magazzino sono stati licenziati per aver creato una pagina Facebook in cui venivano riportate, con toni anche pesanti, le richieste giudicate ‘assurde’ fatte dai clienti del negozio. Il gioco è durato alcuni mesi, fino a quando il responsabile del punto vendita ha scoperto tutto.

    La prof che beve vino

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    Un’insegnante di scuola superiore della Georgia afferma di essere stata costretta a dare le dimissioni dopo che il suo superiore ‘ha messo in discussione la sua pagina Facebook in cui aveva inserito foto dove consumava vino e birra, accompagnate da un’imprecazione’.

    1974