Europei 2012, un affare da 4.5 miliardi di euro

Nel giorno in cui i tifosi di calcio celebrano l’eroica resistenza della Nazionale italiana contro la Spagna, arriva una notizia che non farà piacere a quanti speravano che gli Europei di calcio 2012 si tenessero proprio su suolo italico. Un’analisi condotta da PricewaterhouseCoopers ha fatto le pulci alla competizione continentale in svolgimento in Polonia e Ucraina, cercando di capire quale sia il giro d’affari intorno alla competizione. Il risultato è davvero sorprendente, visto che si parla di una cifra che si aggira sui 4.5 miliardi di euro.
Il business riguarda un po’ tutti i Paesi partecipanti, ma soprattutto Polonia e Ucraina, sulle cui spalle è ricaduta l’organizzazione. Si stima che la Polonia abbia investito quasi 20 miliardi di euro nella manifestazione, cifra pari all’1,3 per cento del Pil annuale tra il 2008 e il 2012. Per l’Ucraina invece i calcoli non sono così semplici, visti i conti pubblici poco trasparenti di una nazione con seri problemi di legalità. Il presidente Yanukovich aveva fissato il totale investimenti in circa 3,5 miliardi di euro, ma secondo le denunce la spesa effettiva sarebbe stata di 8 miliardi, tangenti incluse.
Se da un lato ci sono le uscite, che tutte le squadre devono mettere in conto, dall’altra ci sono i ricavi legati allo svolgimento della competizione. I soli ricavi legati all’evento sportivo dovrebbero raggiungere i 2,5 miliardi di euro. Il che significa che in tre settimane si eguaglieranno i ricavi generati nell’intera stagione 2010-2011 dal calcio professionistico italiano (2,477 miliardi). Alla cifra vanno poi aggiunti i ricavi realizzati grazie all’indotto, stimati questi in 2 miliardi.
Per quanto riguarda i ricavi commerciali, nei 2,5 miliardi trovano posto anche i diritti televisivi (1,6 miliardi) e i ricavi da sponsor e biglietti (900 milioni). Considerate tutte le spese sostenute dai Paesi organizzatori, non solo per gli stadi ma anche per i mezzi di trasporto e la sicurezza, la ricaduta di questo evento andrà misurata però nel lungo periodo. C’è stato nell’immediato un aumento della forza lavoro (1%), che però è un dato effimero visto che è strettamente legato all’evento.
Dei ricavi di indotto, il 10% circa dovrebbe trasformarsi in ricavi ricorrenti dovuto al miglioramento delle infrastrutture e quindi alla maggiore attrattiva dei Paesi sugli investitori e turisti stranieri. Sono però stime potenziali, che potrebbero anche non trasformarsi in una realtà. Ecco perché in fin dei conti sia Polonia che Ucraina si sono esposti a un rischio non indifferente, mettendo in campo ingenti investimenti a fronte di un ritorno che al momento è solo sulla carta.

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