Erasmus del lavoro: le misure per rilanciare l’occupazione giovanile

Erasmus del lavoro: le misure per rilanciare l’occupazione giovanile
da in Lavoro, Soldi e Carriera
    Erasmus del lavoro: le misure per rilanciare l’occupazione giovanile

    L’Erasmus del lavoro è l’ultima idea del governo Letta, da sviluppare in concerto con l’Unione Europea, per rilanciare la mobilità professionale e dare nuovo vigore all’occupazione giovanile. Mentre non si placano le polemiche per il ‘decreto lavoro’, da molti considerato una presa in giro a causa delle restrizioni eccessive sugli sgravi fiscali alle aziende che assumono, l’esecutivo rilancia con questo Erasmus 2.0. Tutti conosciamo l’Erasmus classico, progetto comunitario che consente di effettuare un periodo di studio presso una università straniera, ma questa volta il piano è molto più ambizioso: consentire ai giovani di fare colloqui all’estero e magari anche trasferirsi lontano dall’Italia.

    I più disillusi avranno già trovato la falla presente nell’Erasmus del lavoro: lo Stato italiano spende milioni di euro per formare una nuova generazione di lavoratori e poi offre un contributo per andare a lavorare all’estero, di fatto rinunciando (per un breve periodo o magari per sempre) alle professionalità che ha contribuito a formare. Sulla carta l’Erasmus così inteso dovrebbe rappresentare un momento di arricchimento culturale e professionale limitato nel tempo, ma chi ci dice che poi il lavoratore tornerà in Italia? Certo, anche oggi chi vuole trasferirsi all’estero può farlo senza tanti problemi, utilizzando magari i servizi dell’Eures, il grande ufficio di collocamento europeo. Ma il nuovo piano aggiunge anche dei fondi per chi vuole andare via, con rimborsi di 300 euro per chi fa colloqui all’estero e fino a 1200 euro per chi vuole affrontare un trasferimento.

    Descritta così sembrerebbe la solita idea poco concreta, ma in realtà questa volta in ballo c’è un progetto a livello europeo che coinvolge tutti i Paese dell’UE e prevede (almeno sulla carta) una condivisione di risorse e progetti tra scuola, università e agenzie per l’impiego. Al momento siamo ancora in fase di discussione, come confermato dal premier Letta: “C’è un negoziato in corso per un piano europeo sul lavoro giovanile. Il negoziato in corso è molto duro sull’utilizzo immediato di risorse per i giovani che escono dalla scuola e devono entrare in contatto con il mondo di lavoro. Sarà una specie di Erasmus per l’occupazione“. Lavoro è il termine magico attorno al quale ruotano molte delle iniziative comunitarie, con i giovani e i neolaureati in primo piano per evitare emorragie verso i mercati più promettenti.

    L’Erasmus del lavoro, infatti, non è la prima iniziativa del genere.

    Da qualche tempo è infatti attivo il progetto ‘Your First Eures Job‘, che cerca di unire le esigenze di giovani, datori di lavoro e servizi per l’impiego offrendo un contributo per il colloquio all’estero (di 200 o 300 euro a seconda della distanza) e uno per il trasferimento (anche questo varia in base alla destinazione, da un massimo di 1.200 euro per la Danimarca a un minimo di 600 euro per la Bulgaria). Non solo, perché anche l’Erasmus classico universitario è destinato a cambiare, assumendo più la forma di una opportunità lavorativa oltre che formativa, diventando un ponte per le imprese e inglobando anche altri progetti come il Comenius e il Leonardo.

    Dal 2014 si avrà un potenziamento sia dal punto di vista delle risorse che dei contenuti per quello che è stato definito ‘Erasmus for all‘, che potrà contare su una dotazione di 19 miliardi per rivolgersi a una platea di destinatari molto più ampia del passato. La Commissione Europea ritiene che siano almeno 5 milioni i potenziali beneficiari, partendo anche prima dell’università, ovvero già durante le scuole superiori con progetti di studo in almeno due istituti esteri, con l’obiettivo di un “diploma comune”. Prende così copro un piano generale di alleanza della conoscenza per incentivare l’innovazione e lo scambio di esperienze e di know how. Servirà a smuovere lo stantio mercato del lavoro italiano?

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