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Crisi dei Bot: ecco come difendere i propri risparmi

Crisi dei Bot: ecco come difendere i propri risparmi
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    Crisi dei Bot: ecco come difendere i propri risparmi

    In un periodo in cui lo spread vola verso quote mai raggiunte prima e la crisi economica provoca scossoni alle Borse, con i titoli azionari sempre più ballerini e meno sicuri, molti potrebbero ritenere che i titoli di stato rappresentino ancora una soluzione conveniente per i propri risparmi, Bot in testa. La situazione attuale però costringe tutti alla cautela, e difendere i proprio risparmi diventa la parola d’ordine.

    Chiunque abbia una dimestichezza anche minima con gli investimenti sa benissimo che la crisi del debito sovrano che sta mettendo in ginocchio l’Italia si ripercuote direttamente proprio su Bot e Btp: per finanziare il proprio debito attraverso i titoli di Stato, il nostro Paese deve pagare di più perché è costretto a offrire tassi di interesse maggiori rispetto agli altri. Questo è senza dubbio un vantaggio per gli investitori.

    Il vero problema è che il mercato teme che l’Italia possa seguire la strada della Grecia, quella che scivola lentamente (ma neanche tanto) verso il default, che vorrebbe dire non solvibilità del debito. L’incertezza generale quindi è sulla capacità dell’Italia di mantenere gli impegni e onorare il debito. Come regolarsi in una situazione del genere?

    Bisogna dire che, nonostante i timori, la fiducia nei confronti del nostro Paese non è mai venuta del tutto meno tra gli investitori, e quindi anche per i piccoli risparmiatori potrebbe essere un buon momento per investire nei titoli di stato italiani, che costano meno e promettono alti profitti (basti pensare che nella giornata di ieri un Btp a 10 anni prometteva il 7,2% di interessi, contro l’1,7% dei Bund, titoli di stato tedeschi).

    Pur non essendoci regole che funzionano sempre e per tutti gli investitori, soprattutto in tempi mutevoli come quelli attuali, esistono comunque alcune accortezze che vengono dall’esperienza di chi ha a che fare ogni giorno con finanza e Borsa. Il primo consiglio degli esperti è non decidere le proprie mosse spinti dall’emotività del momento, ma analizzare a fondo le proprie esigenze e le proprie possibilità prima di decidere se puntare sui Bot e Btp nostrani.

    In ogni caso diversificare è la strategia migliore per non ritrovarsi poi invischiati nella crisi di un singolo Paese: nel proprio portafoglio non dovrebbe esserci più del 20% di titoli di stato italiani. Come detto al momento i tassi di interesse offerti dall’Italia sono decisamente più alti della media, e questo ovviamente influisce anche sulla scelta della durata del Btp.

    Una durata di due anni o più al momento offre tassi talmente elevati da sembrare un miraggio, ma bisogna comunque sempre riflettere sulle reali esigenze di liquidità e sulla propensione al rischio prima di impegnarsi in scadenze troppo avanti nel tempo. Due anni sembra in questo senso il compromesso migliore, visto che presenta rendimenti al 7%, non troppo diversi dai Btp a 5 anni, che ieri hanno raggiunto il 7,5% (7,2% per i decennali).

    Per chi invece volesse vendere piuttosto che acquistare, valgono più o meno le stesse regole ricordate fino ad oggi.

    Non bisogna agire mossi dall’emotività data per esempio dalla diminuzione del capitale, soprattutto se si ha fiducia nella capacità dell’Italia di evitare il default. Valutare il proprio bisogno di liquidità nel periodo che separa dalla scadenza del Btp è fondamentale, perché visti i tassi molti molti potrebbero ritenere che vale la pena attendere senza vendere, correndo il rischio. Ancora una volta diventa una scelta personale, influenzata da fattori esterni.

    Puntare sui titoli di stato italiano in questo momento, è bene ribadirlo, può rappresentare una scelta di investimento vantaggiosa dal punto di vista del rendimento, ma espone anche a rischi enormi, qualora la situazione del nostro Paese dovesse subire un tracollo e quindi non fosse possibile onorare il debito (il cosiddetto default di cui tutti parlano). Chi non vuole rischiare allora che scelta ha?

    Detto che il mercato azionario è piuttosto volatile al momento, e quindi non rappresenta una scelta utile per i risparmiatori meno propensi al rischio, l’unica soluzione è puntare sui titoli di Stato di Paesi che hanno un rating con la Tripla A, come la Germania, la Gran Bretagna o la Svizzera. I tassi offerti sono notevolmente più bassi (i Bund come detto si aggirano intorno all’1,7%) ma almeno si può stare tranquilli sulla loro liquidità. Ad ognuno il proprio gioco, quindi, sempre con un occhio alle proprie reali possibilità.

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